Lavoro

Professione cooperante

31 Ottobre 2011

Passione per le lingue e per le culture, voglia di viaggiare, esperienza sul campo, un titolo di studio adeguato, meglio se accompagnato da un buon corso di formazione, ma anche una giusta dose di fortuna. Ecco quello che ci vuole per entrare a lavorare nel mondo della cooperazione internazionale, secondo Micol Cannella, astigiana classe 1987, oggi progettista per la ong internazionale Engim. Laureatasi nel 2009 a Torino nella triennale in Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace, Micol ha preferito alla specialistica (“l’ho iniziata, ma poi l’ho lasciata, perché la trovavo una ripetizione dei primi tre anni”) un master in International social development, che ha appena concluso alla University of East Anglia a Norwich, in Inghilterra. Nel suo curriculum, viaggi-studio all’estero per perfezionare la conoscenza dell’inglese e del francese, attività di volontariato presso il Centro aiuto alla vita di Asti, un passato da animatrice negli scout e un tirocinio dopo la laurea presso la stessa ong in cui oggi lavora, che le ha permesso di mettersi alla prova sul campo. “Se tutto va bene a febbraio dovrei partire per la Sierra Leone – racconta –. Vivere un’esperienza di un anno di cooperazione all’estero fa la differenza in questo settore”.

Come mai hai scelto di studiare Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace?

“Devo ammettere che dopo il diploma non avevo la minima idea di che cosa si studiasse. Io l’ho scelto perché mi piaceva l’idea di poter lavorare nel sociale e di dare un taglio internazionale al mio curriculum”.

E sei rimasta soddisfatta del corso?
“Sono contenta del percorso di studi che ho fatto, ma non tanto dell’apporto teorico che mi ha dato. L’aspetto internazionale era trascurato e anche i servizi dell’Università erano carenti”.

Che cosa hai fatto dopo la triennale?
“Ho cercato disperatamente un tirocinio in una ong. L’ho trovato dopo tre mesi alla sede di Torino della Engim, che è una federazione di ong. Nel frattempo ho iniziato la laurea specialistica, ma in vista del master che volevo conseguire all’estero, l’ho abbandonata, anche perché mi sembrava una ripetizione di quanto avevo già studiato alla triennale”.

Nel tirocinio di che cosa ti sei occupata?

“Prima di tutto ho collaborato con la responsabile dei progetti all’estero, ma ho seguito anche le attività di fund raising e di educazione allo sviluppo nelle scuole. È stata un’esperienza molto positiva: essendo una ong relativamente piccola, ma in crescita, c’era così tanto lavoro da fare che anche a noi tirocinanti affidavano compiti di responsabilità. In più si è creato un ottimo rapporto personale, tanto che quando lo scorso settembre sono tornata dall’Inghilterra dopo l’anno di master mi hanno fatto un contratto e ora seguo più progetti nel campo della cooperazione e della formazione”.

E che tipo di master hai frequentato?

“Il master della University of East Anglia in International social development per me ha rappresentato la continuazione ottimale della laurea triennale. Ho fatto molta ricerca e i professori erano veri esperti della cooperazione, spesso viaggiavano e così lo studio era spesso basato su case studies concreti. Inoltre nel master c’era molta pratica e ho potuto seguire diversi corsi di formazione professionale sulla progettazione per lo sviluppo, che ora sono nel mio curriculum”.

Il master ti è stato utile per tornare a lavorare alla Engim?
“Non solo il master, ma anche l’aver migliorato l’inglese e l’aver studiato un anno all’estero. Confrontarsi con studenti di altre lingue e culture ti dà una mentalità più aperta, internazionale”.

Progetti per il futuro?
“Ho partecipato al bando per il servizio civile all’estero, ho appena mandato la mia candidatura, ma se riuscissi a passare le selezioni a febbraio potrei partire per la Sierra Leone. Lì potrei seguire un progetto di formazione per i giovani e un altro per le adozioni a distanza, per conto di un’altra ong federata all’Engim. Nel mondo della cooperazione, avere un’esperienza di un anno all’estero fa la differenza, anche perché è la dimostrazione che hai un interesse vero a lavorare nel settore”.

E che cos’altro serve per lavorare nella cooperazione?
“Prima di tutto serve tanta fortuna: quello di cui mi sono resa conto è che si inizia a lavorare se conosci persone e se ti fai conoscere. Ma poi servono i titoli, la laurea ma anche corsi di specializzazione, che sono indispensabili per saper fare le cose. Serve fare esperienza all’estero e serve conoscere bene le lingue, anche per scrivere come si deve i bandi per accedere ai finanziamenti internazionali”.