Lavoro

Professione statistico

08 Giugno 2011

 La passione per la matematica nata sui banchi del liceo classico, unita a una lucida valutazione sulle opportunità lavorative, ha portato Jacopo Lenzi, venticinquenne bolognese, a scegliere per i suoi studi la Facoltà di Scienze statistiche di Bologna. Nel 2007 ha conseguito la lode nella triennale, nel 2009 un'altra lode alla specialistica. Il suo brillante percorso universitario è arricchito anche da significative esperienze lavorative accumulate prima e durante gli studi. Jacopo, infatti, ha lavorato al centro interuniversitario Cineca e per la Regione Emilia-Romagna, occupandosi dell'acquisizione e dell'elaborazione di dati, e anche in università, dove è stato tutor delle matricole. Sempre all'ateneo bolognese ha da poco iniziato un dottorato di ricerca triennale legato alla sanità pubblica e alla medicina del lavoro. "Che ne penso della riforma Gelmini? Non sono preoccupato per me stesso perché so che l'università non è il mio approdo finale. Quello che mi preoccupa è il futuro della ricerca".

 Come è nata la tua passione per la statistica?
"La scelta di questo corso di laurea è stata dettata fondamentalmente da motivi pratici: ritenevo che statistica offrisse maggiori possibilità di trovare lavoro. Certo, devo anche dire che, pur avendo frequentato il liceo classico, ho sempre avuto una predilezione per la matematica in cui sono sempre andato bene".

 Come giudichi la tua esperienza universitaria?
"E' stata sicuramente positiva. Dal punto di vista dell'organizzazione tutto è andato bene, anche perché in facoltà come statistica gli studenti sono pochi e quindi si è molto seguiti dai docenti. In una situazione del genere, è addirittura impossibile rimanere indietro negli esami o perdere tempo. Però, se devo trovare un difetto, l'approccio alla materia era un po' troppo teorico e poco tecnico: questo è un punto che secondo me dovrebbe assolutamente essere migliorato".

 Una laurea in statistica che possibilità lavorative offre?
"Le maggiori opportunità sono nel pubblico e in genere dove si fanno ricerche, più difficile invece iniziare una carriera accademica. Sinceramente, però, pensavo che al termine degli studi la situazione sarebbe stata più facile. Intendiamoci, ci sono ancora diverse possibilità per gli statistici, ma la crisi ha colpito anche questo settore che prima non conosceva fenomeni come il precariato o altre cose di questo tipo. In questo periodo, per esempio, bisogna mettere in conto anche la possibilità di spostarsi in altre città per trovare lavoro".

 E tu che esperienze lavorative hai avuto?
"Già durante gli studi ho fatto qualcosa. Alla fine della laurea triennale ho lavorato per un po' per la Regione Emilia-Romagna, dove mi occupavo dell'inserimento di dati e ho fatto anche delle elaborazioni. Poi per gli ultimi due anni di specializzazione ho svolto attività di tutor presso la facoltà. In pratica aiutavo gli studenti più giovani a studiare e a preparare gli esami".

 Oggi stai facendo un dottorato. Di che cosa ti occupi ?
"Il mio dottorato è in Scienze mediche generali e scienze dei servizi. Mi occupo essenzialmente di statistica inerente all'igiene, alla medicina preventiva e all'organizzazione dei servizi sanitari, ma dato che ho cominciato il primo gennaio devo ancora delineare perfettamente le mie mansioni. Tra l'estate e l'autunno scorsi ho partecipato anche ad altri due concorsi di dottorato in statistica metodologica, o 'pura': una a Bologna era senza borsa e l'ho rifiutato senza esitazione, l'altro, con borsa, era all'Università di Padova. Ho scelto così di accettare il posto con borsa del dottorato di Scienze mediche generali perché voglio rendermi economicamente indipendente dai miei genitori e con 1000 euro mensili e un affitto da pagare non si va molto lontano...".

 Sei soddisfatto della tua condizione? Hai mai pensato di andare all'estero?
"Per il momento sono soddisfatto al 70-80% , ma devo dire che insegnare non è proprio la mia ambizione. In futuro, infatti, non escludo di provare a trovare lavoro in un'azienda sanitaria o nell'amministrazione pubblica. Insomma, quando avrò voglia di cambiare cambierò e non escludo neanche di andare all'estero. Per me infatti cambiare non è un gran problema, dopo la laurea ho lavorato anche al Cineca un anno, ma si trattativa di un lavoro più informatico che statistico, non mi piaceva troppo, così quando mi hanno offerto il rinnovo del contratto non ho avuto problemi a rifiutarlo".

 Cosa pensi della riforma Gelmini?
"Non sono preoccupato per me stesso perché, come ho detto, l'università non è il mio approdo finale. Quello che invece mi preoccupa è il futuro per gli altri giovani che vorranno accedere al mondo accademico: per loro il futuro sarà molto difficile".

 Cosa pensi di AlmaLaurea?
"Conosco bene AlmaLaurea, ho avuto modo di studiarla lavorando con il professor Andrea Cammelli durante il suo esame, lui era un sostenitore dell'importanza del monitoraggio del futuro degli studenti. Per quanto mi riguarda, ho avuto delle offerte e anche un colloquio attraverso AlmaLaurea, anche se è vero che molte aziende cercano altri tipi di formazione. Lo stesso sito di AlmaLaurea è informaticamente ben organizzato".