Lavoro

Da progettista a direttore di cantiere e molto di più

12 Luglio 2011

I cantieri sono il suo pane quotidiano, l’estero la sua passione. Massimiliano Vajra nato a Torino nel 1976 e laureato all’età di 24 anni con 110 e lode in Ingegneria civile, indirizzo geotecnico, al Politecnico di Torino, viaggia ormai da cinque anni. E ama farlo. “Ho ricevuto alcune proposte di lavoro dall’Italia, ma non ho accettato - racconta dal Qatar dove lavora come Project Manager - finché ho la possibilità di farmi seguire dalla mia famiglia, visto che mio figlio è ancora piccolo, preferisco lavorare all’estero e maturare altre esperienze”. Dopo aver collaborato prima con il Politecnico, poi con un piccolo studio di ingegneria a Torino e infine per lo Studio Siniscalco, dove si è occupato della progettazione delle stazioni della metropolitana di Torino, Massimiliano è stato contattato dall’Impresa di costruzioni Rizzani de Eccher SpA: tre fasi di colloquio di selezione e l’assunzione. Si è fatto le ossa per tre anni e mezzo in Italia lavorando come direttore di cantiere per due progetti di Alenia Aeronautica. Poi ha accumulato esperienze professionali importanti che lo hanno fatto crescere, in Kazakistan, Russia, Kuwait e ora in Qatar. 

Acquisire un titolo al Politecnico in un campo come quello dell’ingegneria civile, cosa significa per un giovane studente alle prime armi con il mercato del lavoro?
“Venire dal politecnico vuol dire avere una marcia in più; a differenza di tanti altri miei colleghi ingegneri, non ho avuto nessuna difficoltà a inserirmi nel mercato del lavoro. Appena laureato ho iniziato da subito a collaborare con il Politecnico stesso e con uno studio di progettazione.
Forse, anche perché ho ottenuto il titolo in cinque anni e con il massimo dei voti, in un ramo come quello civile molto particolare e molto vasto: ti permette di lavorare nel campo della costruzione di fondazioni, gallerie, edifici, ponti, aeroporti, stadi, dighe”.

Dopo la laurea, la prima esperienza di lavoro?
“Ho lavorato con un contratto di collaborazione come progettista calcolatore al Politecnico: riuscivo a svolgere questo lavoro part time e contemporaneamente collaboravo con un piccolo studio di progettazione di Torino dove ho imparato moltissime cose. E’ stata una grande esperienza, che mi ha insegnato cosa vuol dire lavorare sul campo. In questo senso, la piccola dimensione aziendale è strategica per un neolaureato, ti permette di essere coinvolto in tutte le attività e di maturare molte conoscenze diverse e soprattutto pratiche, mentre l’università ti dà una visione più teorica”.

Poi, lo Studio Siniscalco.
“A marzo del 2003 grazie al contatto di un mio amico, sono entrato, con partita Iva, in questo studio che contava una cinquantina di professionisti fra geometri, architetti e ingegneri. Ho lavorato alla progettazione della metropolitana di Torino, è stato emozionante e molto formativo. Ho messo in pratica tutte le conoscenze maturate al Politecnico. Ho progettato i diaframmi in cemento armato, le paratie in micropali, i solai e il consolidamento dei terreni per la costruzione delle stazioni della Metropolitana. Ho così consolidato sia il metodo di calcolo alle tensioni ammissibili sia quello agli stati limite ed ho approfondito lo studio degli Eurocodici necessari per la costruzione di strutture in cemento armato e in acciaio. Ho lavorato presso questo studio per un anno e mezzo”.

Dopo questa esperienza hai cominciato a viaggiare molto.
“Mentre stavo lavorando per lo studio Siniscalco, sono stato contatto da un’impresa di costruzioni per fare un colloquio a Udine. All’inizio non ero convinto perché il posto era lontano e gia’ avevo un lavoro gratificante, poi mi sono informato e quando ho capito cosa proponeva l’impresa e quanto grande fosse il gruppo ho deciso di provare a passare dalla progettazione alla vita di cantiere. Il colloquio è stato positivo e dopo tre sessioni di colloquio sono entrato alla Rizzani de Eccher SpA, che cercava la figura di direttore di cantiere per dei progetti di Torino, il cui cliente era Alenia Aeronautica. All’inizio è stato un trauma, abituato alla vita da progettista mi sono trovato catapultato in una realtà molto più frenetica, dove è difficile pianificare la giornata a causa di imprevisti sempre nuovi e problemi quotidiani da risolvere. La vita di cantiere è molto diversa, da un certo punto di vista direi molto più operativa, ti dà molte soddisfazioni e stimoli, ma anche molte responsabilità. Dopo qualche anno di pratica in Italia, ho cominciato a viaggiare e a seguire progetti all’estero”.

Dove sei stato?
“Ho iniziato nel 2007 in Kazakistan, nella citta’ di Almaty, dove lavoravo ad un progetto per la realizzazione di un complesso abitativo composto dalla bellezza di 578 appartamenti di lusso. Avevo appena 27 anni ed ero già responsabile dell’ufficio tecnico e coordinatore della progettazione, facendo da tramite fra i progettisti, la direzione lavori ed il cliente, in un progetto il cui valore iniziale era stimato in 350.000.000$. Il lavoro doveva durare 5 anni ma, sfortunatamente, dopo circa un anno e mezzo, il progetto è stato sospeso a causa delle difficoltà economiche del nostro cliente, dovute anche all’inizio della crisi mondiale. Da giugno del 2008 a ottobre dello stesso anno, mi sono occupato del controllo della parte progettuale e economica per l’avvio di tre nuovi lavori sul Mar Caspio, il cui cliente finale era l’Agip. Io mi occupavo della preparazione del budget, della progettazione e della valutazione e comparazione delle offerte economiche dei nostri subappaltatori. La mia carriera stava prendendo ancora una volta una nuova strada: dalla progettazione al controllo di gestione”.

Poi Mosca?
“Sono rimasto per 25 mesi in Russia. Mi occupavo, come chief cost controller, della realizzazione di un edificio residenziale di lusso nel centro di Mosca, un lavoro non molto grande. Dovevamo costruire un edificio con soli 17 appartamenti, ma le metrature di un alloggio andavano dai 250 ai quasi 1.000mq dell’attico. A Mosca ho maturato tantissima esperienza, conoscenze fondamentali anche per  i lavori che ho svolto successivamente. Intanto crescevano le mie responsabilità e pian piano sono passato dal ruolo di cost controller a quello di project manager. Viaggiando ho sicuramente maturato delle esperienze e avuto delle possibilità che non avrei avuto stando in Italia. Mentre ero a Mosca, la Rizzani de Eccher SpA ha acquisito la costruzione della torre della Gruppo Intesa San Paolo a Torino. Devo dire che sono stato davvero molto tentato di andare a lavorare in quel cantiere, nella mia città e con progetto di Renzo Piano, ma alla fine ho optato per continuare a lavorare all’estero, almeno finché la mia famiglia mi può seguire e mio figlio è piccolo e non ha problemi con la scuola”.

Oggi sei in Qatar, come ti trovi?
“Prima di arrivare in Qatar, l’esperienza maturata a Mosca mi ha permesso di lavorare per alcuni mesi in Kuwait, dovevo redigere il budget per un nuovo cantiere: la costruzione di una strada. Oggi, mi trovo qui in Qatar, a Doha, purtroppo ancora da solo, mentre moglie e figlio si trovano a Torino. Questi sono a volte gli aspetti negativi della vita all’estero: non è così facile portarsi sempre dietro la famiglia, specie se consideriamo che ora mi trovo in un paese arabo e che mia moglie è kazaka. A Doha, dove lavoriamo per la base militare americana, svolgo il ruolo di Project Manager, seguendo contemporaneamente più cantieri. Al momento quello che faccio mi soddisfa e mi stimola e per ora non programmo di rientrare a lavorare in Italia anche perché, c’è poco da fare, lo stipendio all’estero si sa che è più alto e le conoscenze che maturi sono un plas sempre spendibile anche per lavori futuri”.

Cosa ne pensi di AlmaLaurea?
“Ovviamente non posso che avere un’alta considerazione e stima per AlmaLaurea. In fin dei conti l’Impresa per cui lavoro mi ha contattato dopo aver letto il mio CV in AlmaLaurea. Onestamente io non conoscevo il gruppo. Loro stavano cercando un giovane ingegnere di Torino, laureato a pieni voti, al massimo da un paio di anni, ed ecco che è uscito il mio nome”.