Lavoro

Project manager in programmi di cooperazione a Belgrado

08 Giugno 2011

Per studio o per lavoro è stata in Francia, in Russia e in Ucraina. Ma oggi vive in Serbia, "un paese ricco di passato e di futuro". Trentaduenne originaria del mantovano, Vera Morandini si è formata prima all'Università di Trieste, laureandosi con lode in Scienze internazionali e diplomatiche con una tesi sui fattori economici della crisi dell'Unione sovietica, e poi a Parigi, dove ha conseguito un master in Politiche dell'Unione europea all'Istituto di Studi politici. Vera parla e scrive in inglese, francese, russo e anche in serbo, lingue che ha studiato all'università e che ha approfondito grazie a diverse esperienze all'estero. Dal 2006 si è trasferita in Serbia partecipando all'iniziativa dell'Unione europea "Junior expert in Delegation", che concede a giovani laureati la possibilità di un incarico biennale retribuito in una Delegazione dell'Unione europea. "È un programma molto interessante, che offre preziose opportunità a chi è ancora 'junior' nel mondo del lavoro" dice Vera, che ora è diventata project manager proprio alla Delegazione dell'Unione europea a Belgrado. "Le relazioni tra Serbia e Unione europea sono sempre più intense da molti punti di vista" aggiunge Vera, precisando che l'intervista riguarda le sue opinioni assolutamente personali e non riguardano in alcun modo l'istituzione per cui lavora. 

 Da quasi cinque anni vivi e lavori in Serbia: di cosa ti occupi?
"Lavoro per la Commissione europea nella Delegazione in Serbia, a Belgrado. Fino al 2008 mi occupavo di lavoro istituzionale di analisi, policy monitoring e di reporting su temi specifici di politiche economiche e su riforme legate all'integrazione europea. Ora sono project manager e mi occupo di progetti di cooperazione in vari ambiti, fra cui riforma dell'amministrazione pubblica, governance e trasparenza delle finanze pubbliche".

 Come mai hai scelto questa destinazione?
"Sono approdata in Serbia grazie al programma 'Junior expert in Delegation', che propone un contratto di lavoro in una Delegazione dell'Unione europea, quindi in un Paese non europeo. Sinceramente non ho deciso io la destinazione, anche se ho sempre avuto un'inclinazione per i paesi dell'est Europa o 'in transizione'. Mi interessavano anche la Russia e l'Ucraina, che conoscevo già per esperienze precedenti, ma sono molto contenta di essere arrivata in Serbia e di aver scoperto i Balcani. È una regione europea ma particolarissima, con una storia e una geografia dense e complesse. Il mio soggiorno qui mi ha anche dato la possibilità di guardare all'intricato e doloroso passato di questi luoghi, che resta enigmatico anche per noi vicini di casa". 

 Sei soddisfatta, quindi, del programma "Junior expert in Delegation".
"Sì, trovo sia un'ottima iniziativa, così come i programmi simili proposti da altre organizzazioni internazionali come le Nazioni unite.  Sono opportunità che consiglierei di considerare a chi ha un percorso di studi simile al mio, perché consentono ai giovani di lavorare nelle istituzioni internazionali con compiti interessanti e spesso di responsabilità".

 Come vedi il futuro dei Paesi balcanici e la loro integrazione nel sistema europeo?
"L'Europa sud-orientale, che è uscita recentemente da situazioni politiche molto difficili e da pesanti conflitti, è una regione in evoluzione da molti punti di vista. In questo senso, l'integrazione europea rappresenta una svolta importantissima, non solo per i vantaggi economici che essa comporta, ma perché è in qualche modo un 'ritrovarsi' con la famiglia europea di cui si sente di fare parte. Anche dal punto di vista dei progetti di assistenza finanziati dall'Unione europea la prospettiva è cambiata, poiché si è passati da una fase di ricostruzione post-conflitto a una fase di pre-accessione, in cui si tratta di assistere le istituzioni a portare avanti le riforme necessarie alla futura adesione. I progetti di cooperazione coprono un vasto spettro di settori, dall'assistenza tecnica nel preparare leggi e riorganizzare le istituzioni al supporto alla società civile, dall'aiuto allo sviluppo economico al sostegno alle fasce socialmente più deboli. L'assistenza europea è sostanziale anche in cifre, poiché consiste in circa 200 milioni di euro l'anno".  

 E qual è la situazione della Serbia?
"Personalmente credo che negli ultimi anni la Serbia abbia visto sviluppi importanti nel cammino verso l'Europa: per esempio la firma con l'Unione europea dell''Accordo di stabilità e associazione', con annesse agevolazioni commerciali, o l'entrata nella 'Lista bianca di Schengen' e l'abolizione dei visti per i cittadini serbi per soggiorni turistici in paesi dell'Unione. Le relazioni tra la Serbia e l'Unione europea sono anche molto intense dal punto di vista commerciale e finanziario: l'87% delle esportazioni serbe sono dirette verso la Ue o verso i paesi candidati, e dall'Unione provengono la maggior parte delle importazioni serbe e degli investimenti diretti esteri".

 Conosci molte lingue: ti sono state utili nella ricerca del lavoro?
"Assolutamente sì. La conoscenza delle lingue mi è stata molto utile sia per ottenere gli stage e il lavoro, sia nel lavoro stesso al quotidiano. Conoscere la lingua locale permette di capire meglio la realtà in cui si opera, di avere accesso alle informazioni, e di stabilire migliori contatti con i propri interlocutori. Inoltre, la conoscenza di più lingue facilita l'apprendimento di una lingua nuova, come per esempio conoscere il russo mi è stato di grande aiuto per imparare il serbo. Credo poi che la conoscenza di lingue 'rare' sia particolarmente utile e apprezzata dai datori di lavoro, quindi consiglierei di investire in questo aspetto se si vuole lavorare in ambito internazionale".

 La risposta forse sarà scontata, ma tra Serbia, Francia e Russia dove vivresti più volentieri?
"Sono tre paesi completamente differenti, anche dal punto di vista professionale. Parlando di cooperazione, l'area balcanica dalla metà degli anni '90 in poi è diventata e resta molto interessante. In Russia il tipo di lavoro sarebbe un altro, essendo ora la Russia economicamente forte e i bisogni di assistenza molto diversi. Quindi sì, per i miei interessi lavorativi, la risposta è banale e scelgo la Serbia. Devo dire che anche umanamente vivere in Serbia mi sta dando molto e che, nonostante le differenze, a Belgrado mi sento un po' a casa. Belgrado è una città vivace e piena di sorprese, e la vita culturale e notturna non manca".  

 Cosa pensi di AlmaLaurea?
"È un'ottima iniziativa ed è bene che esista, anche se non so se i potenziali datori di lavoro la usino molto. Forse dovrebbero farlo di più, o forse è necessaria una maggiore promozione".