Lavoro

"Rete e conoscenze: il nostro domani"

19 Aprile 2011

"In un'ottica di sviluppo di economia globale l'internazionalizzazione del sapere è sicuramente uno strumento di crescita e un fattore competitivo decisivo per tutti i paesi". Luigi Perissich, Direttore generale Confindustria Servizi innovativi e tecnologici, intervenendo alla Conferenza internazionale "Capitale umano e occupazione nell'area europea e mediterranea", promossa, il 10 e 11 marzo a Bologna, da AlmaLaurea e dall'AlmaMater, parla di area Euro Mediterranea, di Internet e dei giovani, ma anche dei bisogni delle imprese e del ruolo svolto dalle università. "AlmaLaurea- ammette Perissich- è una best practices importante che dovremo far conoscere di più anche attraverso la rete confindustriale nazionale".

Il sistema produttivo Italiano è pronto ad affrontare i nuovi mercati, quelli offerti dai paesi che si affacciano sul Mediterraneo?
"Sicuramente sì. Lo dimostra il fatto che le imprese italiane sono tra i più grandi investitori nei paesi del Sud Mediterraneo, in primis in Egitto. Il nostro sistema è presente in queste aree con tutta una serie di importanti settori produttivi e di servizi innovativi, come l'impiantistica, la progettazione ingegneristica, la consulenza alle imprese, ambiti strategici in cui le imprese italiane sono fortemente competitive. Allo stesso tempo rimangono zone ancora poco esplorate con grandi opportunità di crescita, su cui occorre lavorare. A questo fine, stiamo operando proprio per aumentare la capacità d'internazionalizzazione delle imprese di servizi informatici, di produzioni di contenuti e tecnologie digitali".

Il mercato delle energie rinnovabili, in questo difficile momento economico, è considerato un'ancora di salvezza per il nostro sistema produttivo e non solo. I paesi della sponda Sud del Mediterraneo in questo senso possono rappresentare importanti sbocchi commerciali? Un terreno fertile per le imprese che devono raggiungere l'obiettivo del 2020 stabilito dal protocollo di Kyoto?
"Come Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici stiamo lavorando alacremente proprio nel campo delle green economy, non solo per sostenere le nostre imprese  nello sforzo di raggiungere gli obiettivi del 2020, ma anche per aumentare le loro capacità competitive nella penetrazione di mercati nuovi e molto promettenti, come quelli dei paesi del sud Mediterraneo. Puntiamo a promuovere un'offerta di tecnologie e servizi made in Italy per lo sfruttamento delle energie rinnovabili, per il risparmio e l'efficienza energetica. Proprio l'innovazione digitale è un ingrediente essenziale per la sostenibilità. Da questo punto di vista, sosteniamo la realizzazione di progetti energetici basati sull'adozione di soluzioni Ict capaci di  trasformare profondamente sia il sistema dei consumi  che  il sistema di produzione e distribuzione dell'energia elettrica secondo il principio delle Smart Grid (reti intelligenti di distribuzione dell'energia elettrica). Attraverso una serie di interventi infrastrutturali avanzati e l'utilizzo di strumenti intelligenti ci muoviamo affinché si arrivi a utilizzare l'energia solo quando serve, portando imprese e pubblica amministrazione di abbassare in modo significativo i loro consumi. In questo senso, l'integrazione della tecnologia digitale nei sistemi e servizi energetici, sia tradizionali che di fonti rinnovabili offre grandi possibilità".

La tecnologia è un volano fondamentale per la crescita del nostro sistema produttivo. Ma lo è anche per lo sviluppo della democrazia? La Primavera araba ne è un esempio: le rivolte sono nate dal basso e sono cresciute anche e grazie alle possibilità aperte dalla tecnologia, penso a Internet e a Facebook
"L'informazione è diventata globale grazie a Internet. Mentre è possibile interrompere il flusso d'informazioni trasmesse dai sistemi radio televisivi, con la rete è diventato quasi impossibile schermare la divulgazione della conoscenza, delle idee e dei modi di vivere degli altri paesi. In fondo, Internet è stato costruito proprio per questo, per fare sì che anche in situazione di conflitto, lo abbiamo visto con la Primavera araba, pur bloccando un nodo della rete, le informazioni passino ugualmente. In questo senso, è un potente mezzo di democrazia e di libertà che ha aiutato le nuove generazioni di alcuni paesi dell'Africa a rendersi conto che ci sono modelli di crescita economica completamente diversi, forse, più adeguati a una migliore qualità della vita. Ovviamente, come Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici stiamo guardando con molta attenzione a quello che sta accadendo sulla sponda Sud del Mediterraneo, ma questi eventi potrebbero essere un'opportunità per far fare un passo avanti a questi paesi nell'avvicinamento all'Europa e ai nostri modelli di sviluppo. Per l'Italia, le sue imprese e i suoi giovani è una grande occasione: sono zone geograficamente vicine, dove ci sono già grossi investimenti da parte di numerose aziende nazionali e dove se ne potranno creare sicuramente di nuovi".  

La creazione di un sistema formativo Euro Mediterraneo potrebbe favorire l'entrata delle imprese su questi nuovi mercati formando delle figure professionali ad hoc?
"La globalizzazione della formazione, il fatto che i giovani viaggino il mondo per istruirsi è sicuramente un'opportunità per conoscere culture e tradizioni diverse dalla propria, per aprirsi al dialogo con altri popoli e interagire con loro. In un'ottica di sviluppo di economia globale l'internazionalizzazione del sapere è sicuramente uno strumento di crescita e un fattore competitivo decisivo per tutte le nazioni. Dato che, le economie in futuro saranno sempre più intergrate e che questi paesi collaboreranno sempre di più con noi, avere delle figure professionali nuove, come questi giovani, egiziani, libici, tunisini, formati nelle università italiane ed europee, è un valore aggiunto molto importante".

Ma il sistema formativo italiano è pronto a rispondere alla necessità di internazionalizzazione delle competenze richiesta soprattutto dal nostro sistema produttivo?
"C'è ancora un grosso gap tra domanda e offerta, un problema di migliore comprensione da parte delle università delle esigenze delle imprese, ma anche un problema di comprensione delle dinamiche del mercato del lavoro da parte di giovani e famiglie che sulla formazione investono tempo e risorse. L'America, da questo punto di vista, fa scuola, c'è un contatto diretto tra imprese e mondo accademico: le aziende puntano sui giovani e sulle cattedre perché sanno che è qui che si gioca la crescita economica. I percorsi di studio così come quelli di formazione continua sono ben definiti perché considerati cruciali e tutti gli studenti nel periodo estivo svolgono uno stage di almeno un mese in azienda. Da queste realtà, c'è solo da imparare".

AlmaLaurea, in questo contesto, può svolgere un ruolo di raccordo tra sistema formativo e esigenze delle imprese, anche in virtù delle nuove esigenze del mercato euro mediterraneo, ovvero di internazionalizzazione delle competenze e delle conoscenze?
 
"AlmaLaurea ha elaborato un ottimo sistema di informazione, di tracking sui percorsi di studio e di lavoro degli studenti laureati. Una best practices importante che dovremo far conoscere di più. Il sistema confindustriale nazionale nelle sue reti locali conosce e sta già utilizzando questo strumento. Sicuramente potremo fare di più per ampliare l'uso del sistema AlmaLaurea ed eventualmente miglioralo nella sua interfaccia in modo da rendere il suo utilizzo più facile da parte di imprese e studenti".