Lavoro

"In Russia ho trovato il successo"

09 Maggio 2011

Ha sempre volato alto, facendo centro sia nelle scelte formative che in quelle professionali. A soli 26 anni è entrato nell'"hot team" di una multinazionale italiana nel settore siderurgico, mettendo il naso su contratti da 6 a 8 zeri. Da li, ha cominciato, passo dopo passo, a costruirsi una carriera da tycoon in Russia, facendo del coraggio e della tenacia le chiavi del suo successo. Mariano D'Adamo, 30 anni di Trieste, dopo la laurea in Ingegneria informatica conseguita all'ateneo triestino e un titolo MBA alla Vlerick Leuven Gent Management School, è volato in Russia dove ha fatto varie esperienze di lavoro. Oggi lavora come consigliere del direttore generale alla Lseg a San Pietroburgo. "La Russia- racconta Mariano- è un paese molto affascinante, ma anche complesso. Spesso vivo in situazioni estreme, ma vedo paesaggi fantastici e conosco persone sorprendenti".

Come ti sei trovato all'università di Trieste, sia alla triennale che alla specialistica?
"La facoltà di Ingegneria di Trieste ha un'ottima reputazione. L'Ingegnere Alberto Bartoli, presidente del corso in Ingegneria Informatica, è riuscito a creare un indirizzo triennale e specialistico all'avanguardia e multidisciplinare. Il miglior asset che uno studente può far suo studiando in questo ateneo credo sia proprio l'"out of the box thinking" caratteristico in molti dei corsi di laurea. E' un'esperienza che rifarei all'istante perché ti permette di avere un'ottima formazione non teorica, ma anche pratica e di entrare in contatto con una realtà internazionale. Non caso, nella mia facoltà possiamo vantare la figura di Leonardo Felician, Amministratore Delegato di Genialloyd, luminare a livello europeo sui temi di Innovazione ed Entrepreneurship".    

Nel tuo curriculum c'è anche un titolo in Economia alla Vlerick Leuven Gent Management School, di che cosa si tratta?
"Ho scelto di studiare alla Vlerick Leuven Gent Management School, una scuola di business internazionale belga, per colmare alcune lacune che sentivo di possedere sotto il profilo economico e gestionale. Ci sono rimasto per un anno, e ho ultimato il mio MBA con valutazione "great distincion". Un'esperienza che si è rivelata molto utile non solo dal punto di vista formativo, ma anche e soprattutto professionale. Se consideriamo la graduatoria redatta dall'Econosmist con cadenza annuale la Vlerick Leuven Gent Management School è uno dei dieci migliori istituti presenti al mondo. Può vantare ben tre certificazioni, la AACSB, Association to Advance Collegiate Schools of Business EQUIS, European Quality Improvement System e AMBA, Association of MBAs. Parliamo quindi di una qualità di istruzione che non è riscontrabile in Italia. Basti pensare che l'SDA, la Scuola di Direzione Aziendale della Bocconi punto di riferimento nel nostro paese, non può vantare le stesse certificazioni e inoltre si posiziona più in basso in graduatoria".

Il tuo soggiorno di un anno in Russia, com'è andato?
"Il career center della Vlerick Leuven Gent Management School mi ha dato una mano e ho potuto subito mettermi in gioco in una compagnia Russa. La Russia è un paese profondamente diverso dall'Italia. Molti pensano che una volta che si impara bene la lingua e ci si abitua alle temperature ostili, la strada sia tutta in discesa. Non e' assolutamente cosi'. Bisogna lavorare molto su se stessi e cercare di far proprio un modo di ragionare diverso. Il problema piu' grande e' quindi cambiare mentalità e farsi strada in un paese in cui essere uno straniero non e' mai un vantaggio. Bisogna giustificare ogni giorno il perché si e' stati scelti rispetto agli ottimi candidati locali che costano un terzo. Il mio primo anno è stato impegnativo, ero coinvolto principalmente nella ristrutturazione di un'azienda russa produttrice di rilevatori gas e fiamma acquisita da un colosso nazionale del settore. A fronte di uno specifico studio del settore, mi sono occupato della riorganizzazione del team di vendita, della produzione e del portfolio di prodotti. Nonostante la mia poca esperienza, ho raggiunto degli ottimi risultati, a tal punto che il direttore generale dell'azienda mi fece i complimenti. E' stato un periodo molto positivo, questa esperienza mi regalato molte soddisfazione professionali".

Poi hai cambiato compagnia, tornando in Italia, come mai? Che lavori facevi?
"Durante il mio lavoro in Russia sono entrato in contatto con alcune compagnie di consulenza aziendale. Ho ricevuto varie offerte di lavoro dalle aziende top-five del settore a livello mondiale.  Alla fine, ho deciso di accettare la proposta della Danieli Automation di Udine perché mi permetteva di spendermi all'estero, in Russia, pur restando in Italia.  E' stato un periodo importante, a soli 26 anni ho avuto la fortuna di entrare nell' "hot team", mettendo il naso in contratti da 6 a 8 zeri.  Poi, è arrivata la crisi e i progetti aziendali sono cambiati. Ho iniziato a lavorare soprattutto su offerte in Germania, USA e Romania".

Ma alla fine sei tornato in Russia
"La Russia e' un paese molto complesso, ma che offre grandi opportunità, per chi le sa cogliere. In questi anni, ho visto aziende di rilievo perdere cifre enormi, ma anche imprese quasi sconosciute sviluppare volumi di business importanti in pochissimo tempo. Il segreto è saper costruire la giusta strategia. Per farlo, servono persone capaci di entrare in sintonia con la mentalità russa, che capiscano non solo come e perché si fa business o ci si costruisce un nome, ma anche come ci si relaziona con le persone, nel quotidiano, dal bar al posto di lavoro.  E' per tutti questi motivi che ho deciso di rimanere in Russia. Mentre lavoravo ancora alla Danieli, sono stato contattato da una compagnia italiana, Silea. L'idea era di aprire e gestire il loro ufficio commerciale a Mosca. Un'offerta fantastica, che non capita tutti i giorni. Senza pensarci troppo su, ho lasciato, anche se a malincuore, il mio lavoro per mettermi in gioco ancora una volta. Il rischio era molto alto perché avevo firmato un contratto per un solo anno".

Ora sei consigliere del direttore generale alla Lseg a San Pietroburgo, di che lavoro si tratta? Come mai hai cambiato
"Ho cambiato lavoro perché per un italiano essere il numero tre in un'azienda come Lseg è estremamente stimolante. Il settore Oil&Gas, notoriamente molto chiuso, è molto interessante e quando mi è arrivata la proposta, non ci ho pensato due volte. LSEG si occupa della logistica relativa alla costruzione dei gasdotti e delle stazioni di compressione gas nelle zone a Nord della Russia. Per capirci parliamo dei gasdotti che andranno a rifornire il Nord ed il South Stream. La compagnia ha più di 600 persone, sette uffici permanenti e un fatturato annuale a 7 o 8 zeri.  In realtà, non gestisce solamente la logistica, ma prende parte anche alla costruzione di una parte delle infrastrutture".

Com' è  ti trovi in Russia? Torneasti in Italia?
"La Russia è un paese molto affascinante, ma anche complesso.  Ho la fortuna di vivere con la mia famiglia in una città come San Pietroburgo, dove arte e cultura dettano legge. Certo, saltuariamente devo volare in zone di produzione in cui la temperatura può arrivare anche a -45, l'elettricità è generata sul posto e l'acqua potabile è poca. In compenso vedi paesaggi fantastici e conosco persone che, vivendo in situazioni così estreme, hanno a cuore il lavoro di squadra. Insomma, come diciamo in Italia, ho voluto la bicicletta e ora pedalo. L'Italia credo sia uno dei paesi più belli del mondo, saltuariamente ricevo delle offerte di lavoro, ma al momento ritengo che il mio posto sia in Russia". 

Cosa ne pensi del sistema AlmaLaurea?
"
Credo che sia fondamentale costruire un ponte tra istruzione e lavoro. Le università di un certo livello in USA e in Inghilterra lo hanno capito da decenni. Ritengo si dovrebbe dare ancora un maggiore impulso alle università, tramite appunto AlmaLaurea, con il fine di allineare in maniera più snella e dinamica i percorsi formativi universitari con le vere esigenze aziendali".