Lavoro

La "scienziata" con il pallino della sociologia

09 Gennaio 2012

È stata la curiosità e il desiderio di allargare i propri orizzonti culturali a far tornare Maria Rita Spada tra i banchi dell’università dopo 25 anni di esperienza ad alto livello nel campo dell’innovazione e delle telecomunicazioni. Torinese, nel 1983 si è laureata “summa cum laude” in Fisica, iniziando subito (“Ma erano altri tempi – dice – trovare lavoro era meno complicato”) una brillante carriera all’interno dei laboratori di ricerca di una delle principali industrie Itc italiane. In Olivetti ha contribuito alla nascita dei primi scanner nello stesso gruppo dove sono sorte le prime reti wireless, quindi è passata in Infostrada e oggi lavora in Wind Telecomunicazioni presso il Wind innovation lab, dove vengono studiate nuove soluzioni hi-tech per semplificare la vita in azienda e per nuovi servizi. Inserita nella lista degli esperti che collaborano con il Ministero delle Attività produttive e con la Comunità europea per la valutazione dei progetti sulle nuove tecnologie, Maria Rita Spada ha anche tenuto corsi universitari al Politecnico di Torino. Ma nel 2008 ha deciso di tornare da semplice studentessa, per frequentare il corso di laurea specialistico in Scienze strategiche e delle comunicazioni. I suoi consigli ai più giovani? Metterci passione, impegno, sapersi adattare alle nuove opportunità e liberarsi dal mito dei facili guadagni.

Che cosa l’ha portata nel 2008 a iscriversi alla specialistica in Scienze strategiche e delle comunicazioni?
“Da un lato è stata la curiosità, dall’altro la voglia di razionalizzare alcuni argomenti che avevo studiato da autodidatta, come l’economia e le strategie internazionali. In realtà avrei preferito fare un master, ma quello in Scienze strategiche è promosso dallo Stato maggiore dell’esercito e dà il titolo solo agli ufficiali in carriera”.

Che tipo di corso era?
“È un corso interdisciplinare che si svolge in varie facoltà dell’Università agli studi di Torino, da Giurisprudenza, a Economia, a Scienze politiche. La parte scientifica si svolge invece al Politecnico e a Scienze matematiche e fisiche”.

E le è stato utile?
“Assolutamente sì, in particolare l’aver potuto approfondire le relazioni internazionali. Giusto un paio di esami erano fuori dal mio contesto, soprattutto quello di diritto militare. Inoltre, per il sistema dei crediti formativi, che secondo me andrebbe fortemente ripensato, io mi sono trovata in debito di 11 esami, per cui per laurearmi ne ho dovuti fare in tutto 28 in meno di tre anni”.

Come è riuscita a conciliare lo studio con la sua attività professionale che immagino sia impegnativa?
“Io non sono un mostro di intelligenza, mi reputo una persona normale. Sono però riuscita a ottimizzare lo studio anche perché gli argomenti erano di mio interesse, salvo, appunto, diritto militare, che è ostico per chi come me viene da un percorso tecnico-scientifico. Invece di leggere un romanzo, studiavo la sera, nei weekend o nei trasferimenti di lavoro. Ho anche sfruttato qualche permesso lavorativo, ma senza eccedere”.

Come si è trovata con i docenti e con gli altri studenti?

“Anche se qualche anno fa proprio al Politecnico ho tenuto un corso specialistico sulle trasmissioni radio, ho preferito presentarmi ai docenti come una semplice studentessa, senza mostrare per correttezza il mio curriculum. Con gli altri studenti ho avuto un buon rapporto, qualcuno lo conoscevo già, qualcun altro magari mi ha vista come un punto di riferimento…”.

Lei si è laureata una prima volta in Scienze matematiche, fisiche e naturali. Come mai questo passaggio dalla matematica al “crowd sourcing”, che è stato al centro della sua ultima tesi di laurea?
“Per lavoro mi occupo di innovazione e di aspetti molto tecnici, più correlati alla fisica che alla sociologia, ma ho sempre avuto la voglia di guardare le cose a 360 gradi. Così, anche nel mio lavoro spesso collaboro con chi fa marketing oppure curo i rapporti con gli enti di ricerca e le università italiane e straniere. Lo dimostra anche il taglio della mia ultima tesi, che era su come le tecnologie possono facilitare l’inserimento ad alto livello delle figure professionali femminili”.

Come è iniziato invece il suo percorso professionale?

“Ho cominciato subito a lavorare dopo la laurea in Fisica. Per i primi nove mesi ho fatto l’insegnante al mattino, mentre di pomeriggio, da esterna, frequentavo come aspirante fisica sanitaria l’Ospedale Molinette di Torino. Poi ho accettato una proposta dell’Olivetti e ho iniziato a lavorare nel settore dell’image processing. Siamo stati i primi in Italia a sviluppare la tecnologia per la scannerizzazione delle immagini e il riconoscimento automatico di testi. Ero alla Direzione Olivetti Ricerca, la stessa che ha sviluppato i riconoscitori vocali e che nel 1991 ha presentato la prima rete wireless per creare un’intranet. Ma purtroppo eravamo troppo in anticipo rispetto al mercato… Da quest’aria di ricerca sono passata a quella sull’intelligenza artificiale e poi alle telecomunicazioni, in Infostrada, che di seguito è stata acquisita da Wind”.

E in Wind di che cosa si occupa?

“Di innovazione di processo all’interno del Wil, il Wind innovation lab. Concorriamo allo studio di nuove soluzioni industriali che possano migliorare e facilitare il lavoro all’interno dell’azienda e alla realizzazione di nuove applicazioni utili per i nostri clienti, come per esempio quelle basate su soluzioni di crowd sourcing, su cui è stata svolta la mia tesi”.

Che consigli si sente di dare a chi muove i primi passi all’università e nel lavoro?

“Assolutamente di metterci passione e impegno, soprattutto all’inizio della propria vita professionale. Di seguire le proprie inclinazioni nella scelta dell’università, ma guardandosi bene intorno per evitare di imboccare percorsi che portino a un nulla di fatto. Il mondo del lavoro oggi è estremamente complesso, bisogna avere capacità di adattarsi alle opportunità offerte. E bisognerebbe anche distaccarsi da modelli culturali che mettono al primo posto solo il denaro: ma questo è un percorso ampissimo, che dovrebbe coinvolgere vari attori sociali”.