Lavoro

"Sogno di lavorare nel mio paese"

03 Gennaio 2011

"Professionalmente mi piacerebbe molto restare nel mio paese. Lavorare all'estero per i laureati italiani spesso è una scelta obbligata, pena la disoccupazione". Sara Monesi, 23 anni di Turate, provincia di Como, parla da Guildford, capoluogo del Surrey, vicino Londra, dove sta frequentando un Master in Traduzione e interpretariato. Ma le mani avanti per donarsi qualche chance in più, Sara le ha messe da tempo, già nei primi anni di università, trascorsi al corso di laurea in Scienze della mediazione linguistica dell'Insubria. Prima della conquista del titolo triennale, infatti, ha fatto le valigie e si è messa in viaggio per la Polonia con una borsa Erasmus di sei mesi.

Ti sei inscritta alla laurea triennale in Scienze della mediazione interlinguistica e interculturale, come mai?
"Lo studio delle lingue straniere è la mia principale passione, fin dai tempi delle superiori. Così, al momento di scegliere l'università, dopo la maturità tecnica commerciale, ho deciso di iscrivermi all'ateneo dell'Insubria, alla Facoltà di Giurisprudenza, precisamente alla laurea in Scienze della mediazione linguistica. Un percorso triennale che mi ha permesso di studiare tre lingue, oltre all'inglese, lo spagnolo e il russo. Non ho frequentato la specialistica perchè non c'era per il mio corso di laurea":

Prima di laureati, hai deciso di intraprendere un'esperienza Erasmus
"Ho trascorso sei mesi in Polonia, all'Università di Bialystok, nel nord-est della Polonia. Mi sono trovata davvero bene, sia dal punto di vista universitario che a livello personale. Le persone sono molto gentili e disponibili. Il costo della vita è bassissimo e camminando per le vie della città si respira tutto il contrasto culturale, sociale, politico ed economico di una nazione emergente. Ci sono molte opportunità professionali per i giovani. Di contro, non c'è ancora una vera e propria rete autostradale. Insomma, è un luogo stravagante, che ti dà molto. Ho scelto questa meta perchè volevo fare un'esperienza diversa dalla media degli studenti, arricchire il mio curriculum con un elemento inconsueto. Soprattutto, volevo vivere in un ambiente dove la maggioranza degli studenti erasmus non fosse di origine italiana".

Al momento, ti trovi vicino a Londra
"Dopo la laurea, ho deciso di proseguire con lo studio delle lingue e di frequentare un master internazionale. E dal punto di vista professionale non c'è niente di meglio che fare un'esperienza oltre confine, soprattutto se si vuole lavorare nell'ambito della traduzione e dell'interpretariato. Volevo maturare una conoscenza molto più approfondita dell'inglese, perchè parlarlo in Italia o in un altro paese dell'Unione Europea è totalmente diverso da studiare e lavorare in una nazione dove è la lingua madre".

Come ti trovi?
"A essere sinceri, da questo master mi aspettavo di più, forse perchè avevo delle aspettative troppo alte. Non mi piace il fatto che si facciano poche ore di lezione all'università e che, di contro, si studi molto di più a casa. In questo modo, si riduce il tempo da dedicare all'interazione, al dialogo e all'ascolto in lingua con insegnati e compagni di lezione. Mentre, credo sia un elemento decisivo per raggiungere un ottimo grado di formazione nel campo della traduzione e dell'interpretariato. All'inizio, comunque, non è stato facile seguire i corsi in inglese, ci ho messo un po'. E pensare, che quando sono arrivata a Londra ero certa di conoscerlo bene".

Cosa vorresti fare una volta terminato il master?
"Con un'esperienza di studio all'estero come questa, spero di avere maggiori chance professionali. Mi piacerebbe lavorare nel campo del business translation with interpreting, che è poi l'indirizzo specifico del master. Potrei così unire le competenze acquisite durante gli studi superiori con la conoscenza della lingua. Ad ogni modo, vorrei trovare un lavoro in Italia. Avere un'occupazione all'estero, soprattutto in Inghilterra, non mi interessa più di tanto, ma, se capita, non mi tiro certo indietro, a maggior ragione ora che sono agli inizi della mia carriera".

Cosa pensi delle proteste che i tuoi coetanei, ma anche altri studenti più giovani stanno portando avanti contro la riforma dell'università e contro un mondo politico e una società che non  li ascolta e che non è capace di garantirgli un futuro?
"Mi rendo conto che i giovani, io compresa, purtroppo, oggi più che mai, sono insoddisfatti e delusi. Come biasimarci. In Italia spesso laureati e ricercatori non trovano lavoro, perlomeno non un ruolo attinente al profilo professionale che hanno così faticosamente raggiunto dopo anni di studio. Il che è piuttosto deprimente. Messi così alle strette, non è che abbiamo tante alternative e per avere maggiori opportunità siamo costretti a trasferirci all'estero. Tuttavia, credo che molto di quello che sta accadendo in questi ultimi anni sia intrinsecamente collegato alla crisi internazionale che ha colpito un po' tutti i paesi. Anche in Inghilterra l'insoddisfazione verso il mondo della formazione è evidente e forse quello che sta accadendo qui, l'aumento del 30% delle tasse universitarie, è ancora più grave".

Cosa consigli ai laureati?
"Prima di tutto di andare all'estero e, se possibile, di fare anche qualche esperienza professionale lontano da casa, per imparare la lingua e per crescere come persona. Ti permette di capire al meglio quello che ti manca anche dal punto di vista formativo, impari a relazionarti con le altre persone e a districarti anche in situazioni difficili. Fattori che, una volta entrati nel mercato del lavoro, sono decisivi".

Cosa ne pensi di AlmaLaurea: credi sia servizio un utile per collegare mondo del lavoro e laureati?
"Credo sia un servizio utile sia per collegare i laureati al mondo del lavoro, sia per mettere a disposizione informazioni ai laureati che vogliono continuare a studiare frequentando corsi post laurea o specializzazioni. Ho ricevuto varie proposte di master da AlmaLaurea e, sebbene alla fine abbia optato per l'estero, ho comunque avuto la possibilità di valutare quale fosse l' opportunità migliore: un master in Italia o all'estero?".

Immagine di Marc Chagall - Nel mio paese (1943)