Lavoro

La statistica è il mio mestiere

19 Dicembre 2011

L’attività di ricerca è la sua missione: un compito tosto di questi tempi, ma che Federico de Luca, 25 anni di Padova, ha portato avanti con costanza e determinazione in Italia, negli Usa e in Inghilterra. Dopo la laurea triennale in Scienze statiche e sociali conseguita all’ateneo di Padova, si è gettato infatti anima e corpo in un’esperienza di studio all’estero. “Sono stato contattato da un docente di Chicago, Luigi Zingales, per svolgere l’attività di assistente ricercatore all’interno di un progetto condotto congiuntamente con la Kellogg School of Management e la Booth School of Business dell’Università di Chicago”. “Un’esperienza importante- chiarisce Federico - che mi ha aperto la mente e mi ha permesso di crescere non solo professionalmente, ma anche come persona”.
Così, una volta rientrato in Italia, ha proseguito quasi in contemporanea gli studi per la specialistica in Scienze Statistiche Demografiche e Sociali e le sue attività di ricercatore all’Università Ca’ Foscari di Venezia , crescendo e arrivando a collaborare poi con l’Università di Padova stessa. Dopo queste esperienze, ha conquistato una borsa all’interno del Dottorato Europeo in Studi Socio-Economici e Statistici all’Università di Southampton in Inghilterra, dove poi ha anche lavorato come senior research assistant.

Come hai scelto l’indirizzo di laurea?
“Ho deciso di iscrivermi alla triennale in Scienze statistiche perché fin dalle superiori la considero una materia affascinante e utile in numerosi ambiti. Ho scelto la Facoltà di Padova perché, al di là della reputazione, era un ambiente abbastanza piccolo, dove era possibile essere seguito con maggior attenzione dai docenti e avere ottime opportunità di apprendimento. Sono rimasto molto soddisfatto dalla mia formazione”.

Poi, immediatamente la decisione di fare un’esperienza all’estero. Come mai?
“Volevo arricchire fin da subito il mio profilo, andando alla scoperta di realtà diverse per comprendere da vicino come si studia e applica la statistica fuori dall’Italia. Ho avuto la fortuna di incontrare un docente, Luigi Zingales, che nel 2008 mi ha reclutato come assistente ricercatore. Per otto mesi ho lavorato su un progetto promosso dalla Booth School of Business dell’Università di Chicago insieme alla Kellogg School of Managementdella Northwestern University. Lì sono stato impegnato principalmente su un follow-up dalla durata di 40 anni della coorte di studenti (MBA) diplomatisi nel 2008 nella stessa università. Mi occupavo soprattutto dell’organizzazione tecnica e amministrativa degli esperimenti previsti dalla ricerca, della pulizia e analisi dei dati ricavati dalle indagini, della stesura e revisione dei protocolli relativi agli esperimenti. Ma svolgevo anche ricerche bibliografiche e di dati per articoli da pubblicare, compresa la gestione e il mantenimento dei rapporti professionali con i vari soggetti coinvolti. Nel frattempo ho seguito anche dei corsi di dottorato, perché la regola aurea nelle università americane è studiare conta più di tutto, il resto è sempre sacrificabile. In questo breve arco di tempo ho imparato molte cose teoriche e pratiche. Inoltre, aspetto non secondario, adoro la città di Chicago, se potessi ci andrei a vivere: è viva, ricca di storia e aperta ai giovani. Certo, il clima, rigidissimo di inverno, caldissimo d’estate, non è il massimo e l’alto tasso di delinquenza non gioca proprio a favore”.

Quando sei rientrato in Italia, ti sei iscritto alla specialistica.

“Nel 2008 ho iniziato la specialistica in statistica demografica e sociale, il settore che mi interessava di più anche a seguito dell’esperienza vissuta in America. Nel frattempo, ho trovato lavoro all’università Ca' Foscari di Venezia come assistente ricercatore del professor Stefano Campostrini nella fase di valutazione della Campagna Nazionale GenitoriPiù, coordinata dalla ULSS 20 di Verona e finanziata dal Ministero della Salute. Anche in questo caso, ho maturato una formazione sul campo molto preziosa e utile per la costruzione del mio futuro professionale. Le mansioni principali erano organizzazione e coordinazione della fase di input dei dati provenienti dalle varie indagini, pulizia e analisi dei dati raccolti, redazione e revisione dei rapporti di ricerca sulle diverse indagini svolte, comprese le analisi sulle singole Regioni coinvolte. Ho lavorato poi alla redazione e revisione delle presentazioni dei risultati ottenuti per convegni e seminari, compresa l’ideazione e la realizzazione di un poster di presentazione, successivamente anche vincitore di un premio, della Campagna, fino al mantenimento e alla gestione dei rapporti professionali con i vari soggetti coinvolti nel progetto. Ho svolto la mia tesi di laurea proprio su questo tema, “Valutazione delle conoscenze degli operatori sanitari mediante Rasch Analysis. Il caso della Campagna Genitori Più”.

Poi, hai proseguito la tua attività di ricercatore anche all’ateneo di Padova.
“Una volta laureato, sono entrato come assistente di ricerca al Dipartimento di Scienze Statistiche lavorando per il professor Erich Battistin. Ci sono rimasto per cinque mesi, finché, dopo diversi invii per domande di dottorato all’estero non sono stato chiamato in Inghilterra. Cercavo qualcosa che prestasse maggior attenzione alla parte applicata della statistica e non strettamente metodologica. In Italia non ho trovato nulla”.

Che differenze hai riscontrato tra il nostro paese e dove sei oggi?
“Con una borsa in statistica sociale, lavorerò all’Università di Southampton fino al 2013. Nel frattempo, facendo parte del Dottorato Europeo in Studi Socio-Economici e Statistici, avrò anche l’opportunità di trascorrere almeno sei mesi in alcune delle nostre università partner e di entrare in contatto con le diverse realtà della statistica in Europa. Le attività che sto svolgendo sono molto interessanti, ho appena stabilito un’importante collaborazione con l’Ordine dei Medici di Barcellona, e, più in generale, mi occupo di cose che in Italia di certo non avrei potuto realizzare. Perché? Forse il motivo principale è che la statistica nel nostro paese è ancora sottovalutata: manca una cultura approfondita su questa materia e sulle sue importanti implicazioni sociali e economiche. La principale conseguenza di questo atteggiamento riguarda soprattutto le difficoltà che bisogna affrontare in Italia quando si cercano dei finanziamenti per degli studi “nuovi”: praticamente insuperabili. Dal punto di vista formativo, per carità, nel nostro paese non manca certo la qualità, ma dal punto di vista professionale, ovvero in termini di opportunità, di apertura ai giovani e di investimenti siamo lontani ancora anni luce dai paesi stranieri”

AlmaLaurea si serve della statistica per leggere tra le righe quanto emerge ogni anno dalle sue indagini sul profilo e la condizione occupazionale dei laureati italiani. Conoscere per agire e quindi avvicinare realtà accademica e mondo del lavoro. Che valore ha tutto questo?
“Ha senza dubbio un grande valore, perché permette ai futuri studenti di avere chiare indicazioni sulla futura “impiegabilità” di una certa scelta, perché fornisce informazioni interessanti sui diversi corsi di studio e, infine, perché permette di confrontare efficacemente le diverse facoltà italiane di una stessa materia. Nel caso di Scienze Statistiche, per esempio, mi ha sempre colpito il fatto che in due facoltà italiane su quattro il voto medio di laurea specialistica sia superiore al 111”.