Lavoro

Storia di Gabriele, ricercatore per passione

08 Giugno 2011

Determinazione, idee chiare e una grande passione per la natura e la ricerca, abbinata alla voglia di restare in Italia nonostante le offerte dall'estero. Nato nel 1986 a Riva del Garda, Gabriele Bertoldi si è laureato con lode nel 2008 alla triennale in Scienze ambientali all'Università di Bologna, ma nelle sede distaccata di Ravenna. Da pochi mesi si è specializzato, sempre con lode, in Scienze forestali e ambientali alla Facoltà di Agraria di Padova, con una tesi sulla protezione dal rischio idrogeologico, elaborata anche durante sei mesi di collaborazione con un istituto di ricerca svizzero. "Nel mio campo la preparazione dei laureati italiani è assolutamente d'eccellenza e non è un caso che in Svizzera mi abbiano accolto a braccia aperte. Ma io sono italiano e voglio rimanere a vivere nel mio paese". Obiettivo centrato, perché all'Università di Padova Gabriele sta per iniziare un dottorato di ricerca in idronomia ambientale, con la prospettiva di continuare la carriera che ha sempre desiderato, quella accademica.

 Perché ti sei iscritto alla facoltà di scienze forestali e ambientali?
"Fin dalle scuole superiori ho studiato queste materie, di cui mi sono sempre interessato, così, quando è stato il momento di scegliere la facoltà universitaria, non ho avuto dubbi. Diciamo che è stata una scelta continuativa, in linea con quelle che sono sempre state le mie preferenze".

 Come giudichi la tua esperienza universitaria?
"Posso sicuramente dire che la prima parte di studi, i tre anni che ho passato a Ravenna alla Facoltà di scienze matematiche fisiche e naturali, è stata davvero eccellente: la qualità dell'insegnamento era di primo livello e anche le attività pratiche erano più che soddisfacenti. Il discorso, però, è diverso per gli ultimi due anni che ho frequentato a Padova per conseguire la laurea magistrale in Scienze forestali e ambientali: a causa dei tagli al bilancio introdotti dalla riforma del 2008, la qualità degli studi si è abbassata, con meno ore, meno risorse e una forte diminuzione delle attività pratiche e di laboratorio".

 Sei stato sei mesi in Svizzera a Zurigo per preparare la tesi. Che differenze hai notato con l'università italiana?
"Per prima cosa bisogna spiegare che nel mio campo la preparazione dei laureati italiani, rispetto a quella di altri paesi europei, è assolutamente d'eccellenza. Le possibilità di lavorare in paesi come Francia, Grecia, Svizzera, Spagna, sono frequenti proprio perché c'è la consapevolezza che l'insegnamento italiano in queste materie è superiore. Anzi, possiamo dire che l'attuale tendenza ad adeguarci agli standard universitari europei non potrà che portare a un peggioramento. Le cose cambiano se passiamo all'aspetto pratico: se in Italia è difficile avere il rimborso per la benzina per raggiungere una località per motivi di studio e di ricerca, in Svizzera se dovevo andare da qualche parte, per gli stessi motivi, a volte proponevano di portarmici in elicottero, tanto per fare un esempio".

 Esattamente cosa facevi in Svizzera?
"A Zurigo ho lavorato alla tesi in collaborazione con l'istituto Wsl che si occupa di ricerche sul sistema idrogeologico, sulle valanghe e in generale sulle condizioni del paesaggio. Da quanto ho visto, non c'è dubbio che in Svizzera la situazione dei finanziamenti per la ricerca è molto migliore rispetto all'Italia".

 E non ti è venuta la voglia di proseguire la tua carriera in Svizzera o comunque fuori dall'Italia? "No, non ho mai pensato di vivere all'estero, per molti versi potrebbe essere interessante, ma io ho studiato in Italia e presto inizierò un dottorato di ricerca in idronomia ambientale a Padova che sarà incentrato sullo studio delle frane. Ripeto, sono italiano ho studiato nel mio paese e qui voglio restare per le mie attività professionali".

 Nel complesso sei soddisfatto del percorso che hai scelto?
"Assolutamente sì, anche perché, come ho detto, chi è laureato nella mia materia in Italia sa di appartenere a una delle migliori realtà d'Europa e non è un caso che in Svizzera mi abbiano accolto a braccia aperte. E poi il mio obiettivo era ed è sempre stato quello di continuare a fare ricerca in campo accademico e, almeno per il momento, posso dire di esserci riuscito. La carriera accademica è molto difficile e bisogna essere molto motivati".

 Ma quali altri sbocchi professionali offre una laurea come la tua?
"Naturalmente esiste il ministero dell'ambiente, ma con i recenti tagli le possibilità sono ridottissime. In alternative ci sono le aziende del settore privato, ma chi decide di provarci deve stare attento a non incorrere nelle varie forme di sfruttamento che spesso vengono proposte ai nuovi arrivati".

 Che consiglio daresti ad uno studente che volesse seguire la tua strada?
"Il mio consiglio è improntato all'attivismo in senso assoluto. Secondo me all'università bisogna impegnarsi molto di più di quanto richiesto e fare tutto il possibile per approfondire la materia. Ma anche questo non è sufficiente, aldilà dello studio vanno afferrate tutte le possibilità per tenersi aggiornati anche fuori dalla realtà universitaria".

Cosa pensi di AlmaLaurea? Lo ritieni uno strumento utile?
"Sicuramente, AlmaLaurea può essere molto utile per metterti in contatto con il mondo del lavoro, e comunque, come ho detto, bisogna essere sempre concentrati sul proprio obiettivo, senza lasciare nulla di intentato".