Lavoro

Studiare in Italia? Grande opportunità

03 Febbraio 2012

Dodicimila chilometri, un oceano di mezzo, sette anni di distacco, ma l’amore per Torino e l’Italia sono rimasti immutati. Trentunenne cileno, nel 2003 David Toro Herrera si è trasferito, grazie a un programma interuniversitario, dalla sua Valparaiso al Politecnico torinese, dove in due anni si è laureato in ingegneria gestionale. “Era la prima volta che lasciavo la mia famiglia, è stata una grande sfida personale e un’importante occasione di crescita”, racconta in un italiano forbito. Del Politecnico di Torino e dell’Italia in generale ha ottimi ricordi: professori bravi e comprensivi nonostante le difficoltà iniziali nella comunicazione, amicizia con gente di tutto il mondo, bellezze architettoniche e paesaggistiche, la Juventus (“Guardo le partite in tv e vorrei essere allo stadio insieme ai tifosi”) e un sistema universitario che responsabilizza maggiormente gli studenti. Oggi David lavora come marketing manager in una compagnia telefonica cilena. “Il Cile sta vivendo un gran momento economico, servono però nuovi modelli di conoscenza e innovazione e AlmaLaurea potrebbe essere importante anche qui da noi per permettere alle aziende di avere accesso ai migliori talenti”.

Da Valparaiso sei venuto in Italia per frequentare l’università: come mai?

“Era il 2001 quando per prima volta ho visto un annuncio del programma di doppia laurea fra la mia Università in Cile e il Politecnico di Torino. Dovevo però superare tutti i miei corsi di studio in Cile fino all’ultimo anno e poi tentare di vincere la selezione per entrare nel programma. Inoltre, per me sarebbe stata la prima volta lontano da casa, in un luogo sconosciuto e con una lingua diversa, perché non sapevo nulla d’italiano. In sintesi, è stata una grande sfida personale e un’opportunità di crescita importante”.

Come ti sei trovato alla Facoltà di Ingegneria di Torino?

“Al Politecnico c’è un gran team per accogliere gli studenti stranieri. La prima settimana a Torino, dopo il benvenuto ufficiale, mi sono iscritto ai corsi da frequentare e ho cominciato un programma intensivo d’italiano della durata di un mese”.

Come è stato il rapporto con i professori e con gli altri studenti?
“I professori sono stati sempre comprensivi con me, dal momento che comunicare non era semplice. Lo facevamo in un mix imperfetto d’italiano, spagnolo e inglese, ma ho ricevuto sempre il loro aiuto, anche nell’orientarmi nella scelta dei primi corsi da frequentare. Dall’altro lato, al Politecnico ci sono tanti studenti che provengono da altri paesi e da altre città e non ho avuto grandi problemi nel fare amicizia e conoscere gente, davvero da tutti le parti del mondo”.

A Torino sei stato due anni e nel 2004 ti sei laureato. Hai notato differenze tra il sistema universitario italiano e quello cileno? Che cosa ti è piaciuto di più e che cosa, invece, ti ha convinto meno?

“Sicuramente sono due sistemi troppo diversi. In Cile sei sottoposto a una valutazione permanente che ti obbliga a studiare costantemente. In Italia hai solo un esame a fine corso, quindi devi essere più responsabile e avere un grado di maturità maggiore per studiare da solo”.

Ma l’esperienza italiana ti è stata utile anche per la tua carriera professionale?

“Assolutamente! È stata un’esperienza indimenticabile sul piano personale e anche per la mia carriera. Non solo mi ha dato nuove conoscenze, che nell’attuale era dell’informazione sono una risorsa scarsa e preziosa, ma mi ha permesso di sviluppare la capacità di far fronte a nuove situazioni. Raggiungere il successo in un altro Paese è un’esperienza unica di crescita”.

Dopo la laurea sei tornato in Cile. Oggi che lavoro fai?

“Lavoro in una compagnia di telecomunicazioni presente in tutto il paese, chiamata Vtr. Adesso siamo impegnati nel launch della telefonia cellulare: è una grande sfida, mettiamo in gioco la nostra posizione dominante nella pay tv, nella telefonia fissa e in Internet. All’interno di Vrt io sono il marketing and sales manager per la zona nord del paese”.

Conosci AlmaLaurea? Che ne pensi?
“Penso che sia un’eccellente iniziativa. In Italia, la mia tesi di laurea era proprio sulla necessità di collegare le aziende con le università e AlmaLaurea rappresenta un modello reale delle molte iniziative che si possono creare per facilitare questo legame, in questo caso per la selezione del personale. Per le aziende è un fattore-chiave avere a disposizione un data base dei laureati e per le università è anche una necessità che il contenuto di ogni corso abbia una forte relazione con la realtà aziendale. Questa relazione potrebbe essere rafforzata dagli stessi studenti, qualora mettessero a disposizione delle università le loro esperienze nel mondo del lavoro”.

AlmaLaurea sta iniziando a collaborare con alcune università sudamericane. Credi che possa essere utile anche in Cile avere a disposizione un “ponte” tra laureati e mondo del lavoro?
“Decisamente. Oggi il Cile sta vivendo un gran momento economico, che probabilmente lo porterà in su lungo il cammino dello sviluppo. Decisivo sarà mettere in campo nuovi modelli di conoscenza, innovazione e gestione. Avere accesso ai migliori talenti cileni è senza dubbio una crescente necessità, che AlmaLaurea può arrivare a soddisfare”.