Lavoro

Studio e business all'ombra della grande muraglia

12 Gennaio 2011

 Non manca certo di iniziativa Massimo Tarantelli, abruzzese classe 1982. Dopo la laurea triennale in Ingegneria informatica e automatica conseguita nel 2006 all'Università di L'Aquila, Massimo non ha perso tempo e, investendo quanto guadagnato nella sua attività di arbitro di calcio, ha avviato un'azienda per l'importazione di materiale informatico dalla Cina, unendo così la sua passione per l'Oriente con quella legata all'elettronica e al suo percorso formativo. Non solo, per specializzarsi ha seguito un corso chiamato "Discovering China" organizzato da un'azienda cinese in collaborazione con La Sapienza, che lo ha portato a passare tre mesi a Pechino, facendo un'esperienza diretta sul campo a stretto contatto con la realtà industriale e sociale cinese. Oggi ha chiuso la sua ditta - "la concorrenza era troppa, il lavoro ancora di più e il guadagno poco", racconta - e ha deciso di riprendere l'università per gli ultimi due anni di specializzazione. In futuro, forse Massimo aprirà una sua nuova impresa, ma con l'obiettivo di sempre: mantenere stretti i legami con la Cina, paese che ama in modo particolare.

 Come mai hai scelto di iscriverti a Ingegneria?
"Sono sempre stato predisposto per le materie scientifiche. Inoltre ho ritenuto che fosse la facoltà che offriva maggiori possibilità di lavoro".

 E come giudichi la tua esperienza universitaria?
"Dal punto di vista accademico, l'esperienza è stata soddisfacente. L'Aquila, però, quando io ero studente, non offriva molto in termini di attività per socializzare. In pratica ho avuto la sensazione di non essermi goduto in pieno il mio periodo universitario".

Hai passato nove mesi in Scozia con il progetto Erasmus. Come ti sei trovato?
"L'esperienza in Scozia mi è piaciuta molto. Lì all'università si fa molta pratica e i laboratori sono tanti e ben organizzati. Forse, però, la parte teorica è un po' troppo trascurata e direi che in questo il nostro paese è migliore".

Durante gli studi avevi già un'idea di quello che avresti fatto dopo la laurea?
"Non avevo un'idea precisa, anche se già pensavo di mettermi in proprio, scegliendo la Cina come paese di elezione per gli affari della mia futura azienda. Una scelta che ho maturato alla luce del mio interesse per l'Oriente e per la presenza di mio fratello in Cina che, partito qualche anno prima per studiare la lingua, mi ha fornito successivamente supporto fisico in loco".

 Nel 2006, dopo la triennale non hai proseguito con la specialistica, ma hai preferito seguire un corso di formazione chiamato "Discovery China". Ce ne parli?
"Il corso era rivolto agli studenti interessati a lavorare a contatto con la Cina. Prima ho fatto un mese di studi a Roma, poi sono stato un mese e mezzo a Pechino, che io ho prolungato di altri due mesi perché avendo già aperto la mia attività, volevo conoscere il paese e perché ero stato scelto al termine del corso per partecipare a uno stage come ingegnere in un'azienda italiana con sede in Cina".

 E come è andato il tuo esordio come imprenditore?
"Il campo del commercio di materiale elettronico è molto competitivo, occorrono spalle molto grosse. Ad un certo punto mi sono reso conto che riuscivo a stare a galla, ma più che vivere era un sopravvivere. Insomma, non ne valeva la pena, così ho scelto di chiudere prima che la situazione si complicasse troppo. Ad ogni modo è stata un'esperienza faticosa, ma interessante. Adesso ho deciso di tornare all'università per terminare il biennio, ma non è escluso che in futuro riprovi ad aprire una mia azienda, l'indipendenza secondo me è molto importante".

 A parte l'opzione di mettersi in proprio, quali possibilità ci sono per chi ha fatto il tuo percorso di studi?
"Innanzitutto serve pazienza, oggi bisogna saper aspettare. Al momento di opportunità non se ne trovano tante, ci sono degli stage e lavori molto spesso non pagati o pagati male".

 Quindi che consigli dai ai giovani che studiano all'Università o che si affacciano sul mondo del lavoro ?
"Direi innanzitutto di laurearsi il prima possibile e di prepararsi, anche psicologicamente, ad aspettare un po' prima di riuscire a trovare un lavoro come si deve. E poi, avendone la possibilità, che è preferibile mettersi in proprio".