Lavoro

Studio il cervello...a Cardiff

01 Settembre 2011

Un “cervello in fuga”. Nel vero senso del termine, visto che Rebecca il cervello (quello soprattutto dei bambini) lo è andato a studiare a Cardiff, nel Galles inglese. Si chiamano neuroscienze, e hanno salvato molte vite umane. E altrettante le hanno aiutate a rimettersi in piedi, visto che lo studio del cervello, un po’ a metà strada tra la medicina e la psicologia, si applica moltissimo anche a chi è stato vittima di un ictus, a chi ha subito un trauma cranico dopo un incidente, a chi è stato in coma. Ma anche alle malattie legate all’età, come l’Alzheimer. Ventisei anni, nata a Milano ma vissuta di fatto a Varese, Rebecca Sperotto ha studiato psicologia all’Università di Torino, indirizzo in Scienze e tecniche neuropsicologiche, poi ha fatto la specialistica a Cesena, ateneo afferente all’Università di Bologna, in Neuropsicologia e recupero funzionale nell’arco di vita. Terminati i due anni di studio, arriva la scelta: che fare?
“Non sono un cervello in fuga vero e proprio, perché in un certo senso l’idea di andare a studiare all’estero è stata mia, non ho trovato, e forse non le ho nemmeno cercate, troppe porte chiuse in faccia in Italia. Di certo c’era il mio forte desiderio di continuare a fare ricerca – racconta con un sospiro, visto che il suo ragazzo ha da poco intrapreso una carriera analoga alla sua ma in Germania -.  E’ solo nato tutto per una serie di coincidenze, e visto che non ero riuscita a entrare al dottorato a Trento (undicesima su otto ammessi, sic!), ho provato prima a Bruxelles e poi ho trovato quel dottorato a Cardiff, in Gran Bretagna…”.  Il colloquio avuto con la supervisor sembra buono, la richiamano poco dopo: “Si può fare, dottoressa. Ma forse è meglio che prima si venga a fare almeno sei mesi di stage da qui da noi, per la lingua, per ambientarsi un po’… Fuori dal dottorato le offriamo un ‘ragionevole stipendio’ di 1000 sterline al mese”.  Rebecca non ci pensa un secondo di più: vola a Cardiff nell’aprile scorso, ed eccola ora ormai pronta per cominciare il suo nuovo dottorato inglese: “Con la lingua me la sono sempre cavata, ma certo una cosa è parlare in situazioni ufficiali, uno alla volta, nel silenzio di un’aula, con il tuo prof… Altra cosa è chiacchierare con le amiche, dove le frasi si sovrappongono, le parole vengono storpiate, e poi qui l’accento non è proprio uno dei più british…”. L’aspetta un lavoro duro, un dottorato di tre anni sullo sviluppo cognitivo dei bambini, nel campo della psicologia della sviluppo. “Non era proprio quello che cercavo – continua – ma pensandoci bene credo che sia una competenza che si possa ben associare a quelle che sono le mie conoscenze più strette. In pratica si tratta di studiare un campo come le ‘neuroscienze dello sviluppo”. Certo, per Alma Laurea avevo compilato il curriculum, ma credo che sia un servizio più adatto per chi è interessato a cercare lavoro in azienda, io al momento voglio continuare a restare nel campo della ricerca…”. 
La Germania, comunque, l’aspetta. Il dopo Cardiff (“qui sembra più di essere in una succursale degli Usa, che in Europa…”) è già in vista. Non solo perché attualmente ci sta studiando il suo ragazzo, ma anche perché la Germania è un passo avanti nel campo delle neuroscienze. “Qui in Inghilterra farò molta osservazione di bambini… In Germania ancora non so, ma certo mi sembra un paese molto interessante. Con un’economia molto solida, e molti sbocchi lavorativi davvero belli. Sento racconti da parte dei miei ex compagni di corso che invece stanno facendo fatica a trovare spazio in Italia… Staremo a vedere”.