Università

“Il talento si trova ovunque”

15 Novembre 2010

Umiltà, intraprendenza, internazionalità e intelligenza sociale. Sono i parametri con cui Unilever, realtà multinazionale con sedi presenti in oltre 170 paesi del mondo, seleziona i suoi candidati. “La nostra filosofia è aiutare le persone a vivere meglio e ad avere cura di se stesse e della propria salute. Ogni persona che lavora in Unilever è portatrice di questi valori” spiega Marta Guidarelli, HR Leadership Development Specialist Unilever. “Ricerchiamo giovani laureati talentuosi e con un ottimo potenziale- chiarisce - che passano crescere e valorizzare il loro bagaglio formativo e professionale all’interno del nostro gruppo e lo facciamo senza preclusioni per titoli o valutazioni di laurea, quello che conta sono conoscenza dell’inglese, doti relazionali e voglia di fare”.

Che tipo di candidati cercate e come li inserite in azienda?
“Puntiamo soprattutto su neolaureati che abbiano conseguito un titolo di studi specialistico. La prima fase di inserimento in azienda prevede quasi sempre uno stage fulltime: un periodo di formazione on the job che permetta al candidato di conoscere da vicino il settore in cui andrà a lavorare e di entrare in contatto con tutte le aree aziendali di Unilever. E’ una modalità che utilizziamo per qualsiasi tipo di profilo, sia che si tratti di candidati per l’ufficio risorse umane che per il settore finance, ma anche per posizioni di fabbrica o per chi entra a contatto con le divisioni di business, come trade e marketing. Un’altra caratteristica distintiva che definisce il prototipo ideale di candidato è la conoscenza della lingua inglese. Unilever ha infatti una doppia anima, metà inglese e metà olandese. E’ un’azienda con oltre 100 anni di storia e con due sedi principali a Rotterdam e a Londra. Non solo, i team di lavoro sono tutti inseriti in networking internazionali. Non stupisce quindi che la conoscenza della lingua sia un elemento discriminante in fase di selezione”.

A livello di caratteristiche personali che requisiti devono avere i candidati?
“Un elemento identificativo di quello che in azienda chiamiamo l’ ‘animaletto’ Unilever, ovvero il candidato ideale che vive bene il suo ruolo e lavora con passione all’interno del gruppo e dell’ambiente, oltre alla curiosità, è il fatto di possedere una forte intelligenza sociale. In altre parole si tratta di capire se il laureato è capace di tarare le sue comunicazioni in base all’interlocutore che ha di fronte, relazionandosi volta per volta con clienti e colleghi in modo corretto e propositivo per l’azienda. Altro requisito, l’umiltà: cerchiamo persone con ottime competenze professionali, ma anche disposte a collaborare e lavorare in team. In Unilever la regola numero uno è che ogni persona, dal neoassunto al dirigente, si deve fare le fotocopie da sola, non c’è lo stagista addetto a questa mansione. Tutti fanno tutto, compreso chi entra per ultimo nell’impresa”.

Nella selezione dei candidati avete riscontrato poca umiltà da parte dei laureati nei confronti del lavoro svolto?
“Diciamo che non si può parlare di un vero e proprio trend: non c’è un atteggiamento di massima poco umile tipico dei laureati che si presentano a un colloquio di lavoro, non è certo una peculiarità distintiva delle nuove generazioni. Tuttavia, se la modestia c’è, è, per così dire, un tratto ben identificabile. E non la si riscontra poi così di frequente, ma se si ha davanti un giovane che la possiede lo si capisce immediatamente”.

Per i titoli di primo e secondo livello sono previsti percorsi differenti?
“Tra le lauree specialistiche e triennali l’unica discriminante è la possibilità di ingresso in azienda. Offriamo degli stage finalizzati all’inserimento lavorativo laddove ci sia un titolo specialistico accompagnato da una robusta performance professionale. Viceversa, l’inserimento per il titolo triennale consiste più in un accrescimento del profilo formativo. Ad ogni modo, la scoperta di un talento può avvenire ovunque e nelle modalità più disparate. Unilever da questo punto di vista non ha preconcetti, anzi, ha avviato un processo di ricerca del personale anche in piccoli centri perché il talento si nasconde ovunque anche nelle realtà locali. E la capillarità sul territorio è un fattore importante per lo sviluppo dell’impresa”.

Secondo lei, la riforma ha avvicinato il mondo accademico a quello delle imprese?
“L’università riscuote da sempre la nostra fiducia, a tal punto che non testiamo mai le competenze possedute dal candidato. Dal nostro punto di vista, il sistema formativo funziona molto bene. Resta tuttavia un gap che neppure la riforma ha colmato e si chiama orientamento. Lo vediamo nel corso dei job meeting o quando selezioniamo dei neolaureati: nella maggioranza dei casi i ragazzi si presentano a colloquio e ci chiedono quali sono gli ambiti di possibile inserimento. E’ la dimostrazione che non hanno la più pallida idea di quali possano essere le funzioni da ricoprire in un’azienda strutturata modernamente come la nostra. In questo senso, credo che università e imprese si debbano muovere per guidare e supportare le giovani generazioni, aumentando il know how relativo al mondo del lavoro”.

I servizi di AlmaLaurea crede possano svolgere questa finzione di raccordo tra mercato del lavoro e formazione?
“Stiamo entrando proprio in queste ultime settimane in partnership con AlmaLaurea perché crediamo nelle sue attività e nel suo ruolo ponte. La sua banc a dati è una fonte preziosa di canditure e di possibili profili e il suo ampliamento a livello internazionale incontra perfettamente la policy della nostra impresa. In questo senso, abbiamo avviato da anni dei percorsi ad hoc destinati alla formazione di giovani talenti: iter professionali e formativi durante i quali sono previste tre rotation all’interno del gruppo, una delle quali potrà essere in una sede estera di Unilever. In questo modo, i laureati imparano sul campo confrontandosi con un panel non solo europeo, ma mondiale”.