Lavoro

Torino-Rastatt via Losanna

05 Settembre 2011

Enrico Gianotti, 39 anni di Ivrea, si è laureato nel 1997 in Ingegneria elettronica al Politecnico di Torino. Dopo una prima esperienza in Via System Group, è entrato in Fiat, dove è andato “perché interessato a capire come si lavorava in una multinazionale”. Parallelamente è ritornato all’Università e si è laureato in Ingegneria meccanica, sempre al Politecnico. Da allora la sua carriera è stata in crescita, ma, come racconta lui stesso, “è stato un percorso interfunzionale”. È entrato in Eaton Corporation, multinazionale americana che opera nel settore automotive, camion, elettrico e idraulico con circa 75 mila dipendenti nei diversi uffici e stabilimenti in Cina, India, Africa, Sud America ed Europa e un fatturato di circa 14 miliardi di dollari. In Eaton ha ricoperto diversi ruoli e oggi lavora a Rastatt, in Germania, dove dirige il settore del Product Strategy per la business unit Fluid Connectors della Eaton Corporation. Il suo consiglio per chi si affaccia al mondo del lavoro? “Investire su se stessi ed essere appetibili per il mercato del lavoro e, quando si trova l’azienda giusta, fare in modo di diventarne una risorsa sulla quale decideranno di investire. Non avere paura dei cambiamenti e sfruttare le difficoltà come opportunità di miglioramento”. 

Ti sei laureato in Ingegneria elettronica al Politecnico di Torino. Come ti sei trovato?
“Mi sono laureato nel 1997 e ancora prima di laurearmi sono stato assunto alla Via System Group, l’azienda in cui avevo fatto la tesi di laurea, come responsabile produzione. Credo che la possibilità di lavorare su progetti operativi direttamente con le aziende sia un valore aggiunto del Politecnico. È una buona occasione per avvicinarsi al mondo del lavoro. Poi c’è stata anche la fortuna di trovarsi nel posto giusto al momento giusto e naturalmente la voglia di fare. In seguito, tramite un jobhunter di Fiat, sono stato contattato da Fiat Auto. Era il 1998 e decisi di andare a lavorare in Fiat a Torino perché si trattava di una grande azienda. Non sempre la grande azienda è sinonimo di possibilità di crescita e sviluppo ma volevo vedere come si lavorava in una multinazionale e capirne le dinamiche”.

Qual era il tuo ruolo in Fiat?
“Per Fiat ero responsabile supply chain (acquisti) della componentistica del settore frenante per le vetture del Gruppo”.

Dopo la laurea di primo livello in Ingegneria elettronica hai deciso di iscriverti di nuovo al Politecnico, ma questa volta hai scelto Ingegneria meccanica. Come mai?
“In quel periodo lavoravo già in Fiat e ho deciso di iscrivermi a Ingegneria meccanica in funzione di ciò che facevo. Lavoravo e studiavo in parallelo, ma mi sono laureato con tempi più blandi rispetto a quella precedente perché non volevo che lo studio interferisse con il mio lavoro. Non stavo in Fiat tanto per avere un lavoro da lasciare una volta laureato. Gli studi erano funzionali al mio lavoro. Il titolo di studio può darti un vantaggio competitivo nel mercato del lavoro ma la possibilità di applicare sul campo ciò che hai studiato è fondamentale. In Fiat sono rimasto due anni e mezzo e ho avuto la possibilità di seguire la join venture con General Motors e la partnership con Opel, imparare le metodologie di lavoro delle grandi aziende. Poi nel 2001 sono stato contattato da un jobhunter per un’opportunità di lavoro in Eaton nella quale cercavano ingegneri con esperienza acquisti, provenienti da aziende ben strutturate come metodologie di lavoro”.

Così hai scelto di lasciare Fiat per Eaton.
“Eaton è una multinazionale statunitense con headquarter a Cleveland, quotata in Borsa con 75 mila dipendenti e un fatturato annuo di circa 14 miliardi di dollari. L’headquarter europeo del gruppo vehicle (auto e camion) è a Torino. Ero affascinato dalla possibilità di lavorare in Eaton, azienda suddivisa in 4 gruppi e diverse business unit con 220 stabilimenti, che mi dava la possibilità di mettermi alla prova in una grossa multinazionale con l’operatività e la visibilità operativa di una media azienda”.

Qual è stato il tuo primo incarico in Eaton?
“Ho iniziato nel 2011 e fino al 2004 ho lavorato nel settore Supply chain dei materiali indiretti per l’Europa nella sede italiana. Dal 2005 al 2006 mi sono occupato di Supply chain degli investimenti per una business unit con stabilimenti in Europa, Cina, America. Dal 2006 al 2009 mi sono trasferito in Svizzera per diventare responsabile della Supply chain corporate degli investimenti per tutto il gruppo mondiale, circa 400 milioni di dollari di budget annui”.

Ma poi sei ritornato nuovamente in Italia. Come mai?
“Perché mi hanno proposto di aprire e gestire la funzione di Supply chain program management per l’Europa (gruppo vehicle). Si trattava di creare un dipartimento che non esisteva in Europa, solo negli Stati Uniti. E così sono tornato. Avevo la possibilità di creare un dipartimento integrando un team internazionale di cui facevano parte persone provenienti, oltre che dall’Italia, anche da Polonia e Germania, e di lavorare sul lancio di nuovi prodotti, sull’implementazione delle attività di riduzione dei costi e su progetti speciali. Dopo due anni ero riuscito creare e consolidare la struttura organizzativa richiesta, esportando le best practice del dipartimento in altri continenti, in Cina, in India e negli Stati Uniti. È stato allora che con la Eaton è stata discussa la possibilità di assumere un ruolo diverso con maggiore responsabilità”.

E così sei ripartito.
“Dal luglio 2011 sono responsabile Product strategy per la business unit Eaton Fluid Connectors WW che fa capo a Torino ma con gli uffici a Rastatt in Germania. Sono responsabile della strategia del prodotto come la strategia dei prezzi, la profittabilità, l’allocazione della produzione dei prodotti nei vari stabilimenti in funzione del piano strategico e delle richieste dei clienti come Fiat, Volkswagen, Bmw, Iveco, Volvo, Ferrari, Daimler e Porsche, GM, Toyota… Insomma, sono l’interfaccia strategica e operativa tra il cliente e la Eaton. Questa business unit fattura circa 300 milioni di dollari all’anno”.

Sei soddisfatto del tuo percorso professionale e della tua posizione attuale?
“A me piace. Fino ad oggi, il mio è stato un percorso interfunzionale, ricco di esperienze, nuove sfide; sicuramente impegnativo dal punto di vista professionale e familiare ma, grazie al supporto della mia famiglia, realizzabile. Sono partito dalla produzione, sono passato agli acquisti, poi al Program management e infine alla Product strategy. Sto parlando sempre di ambito manageriale, non di ricerca. Sono opportunità che mi si sono presentate e che ho colto. Gran parte del percorso di carriera sta avvenendo all’interno della stessa azienda che ha deciso di investire su di me dandomi degli stretch lavorativi. La job rotation all’interno della stessa azienda permette di fidelizzare il dipendente, dandogli delle opportunità di carriera anche in funzione delle future esigenze strategiche aziendali”.

Oltre alle due lauree in Ingegneria, hai seguito anche due master.
“Sì. Dal 2005 al 2006 ho seguito presso Ipsoa un Master di sei mesi in Business administration per laureati in Ingegneria. Da settembre 2010 sono iscritto all’Executive Mba (Escp School di Parigi): è un master internazionale della durata di 2 anni con lezioni nei diversi campus, in Europa, Cina, India, Stati Uniti e Brasile... È sicuramente propedeutico al lavoro che sto svolgendo ora”.

Che cosa consiglieresti a un laureato di ingegneria che si affaccia adesso al mercato del lavoro?
“Per come si sta muovendo il mercato del lavoro in Italia e in Europa, è sempre più fondamentale essere imprenditore di se stessi. Inoltre, negli anni successivi alla laurea, è fondamentale continuare a investire nello sviluppo delle proprie competenze cercando di migliorarsi, attraverso corsi, master, assignment lavorativi... Si può essere fortunati nel trovarsi nel posto giusto al momento giusto per una nuova opportunità di crescita lavorativa, un colloquio, ma senza le necessarie competenze o potenziale, sarà difficile essere il prescelto”.

E come ci si riesce?
“Investendo su se stessi, investire in preparazione consolidandola nel lavoro, essere aperti ai cambiamenti e alle difficoltà sfruttandole come opportunità per migliorarsi. Cercare di essere sempre una valida risorsa per la propria azienda come per il mercato del lavoro. È questo il mio obiettivo…”.

La conoscenza delle lingue è fondamentale per la ricerca di un lavoro?

“Sì, quasi quanto la laurea! Posso dire che l’inglese come seconda lingua la si dia per scontata; sempre di più si richiede la terza. Senza comunicazione diventa quasi impossibile sfruttare le competenze, soprattutto in ambito manageriale”.

Conosci AlmaLaurea? E cosa ne pensi?

“Ho conosciuto AlmaLaurea nel 2001-2004 quando ero iscritto a Ingegneria meccanica. Andavo sul sito e mi leggevo le interviste. Credo che dia una buona visibilità ai neolaureati o ai laureati con uno o due anni di esperienza, ma che non sia una piattaforma per gli ex studenti del Politecnico con un certo livello di seniority”.