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Turismo: work in progress

16 Maggio 2011

Innovazioni tecnologiche, negli ultimi anni sono loro a dettare legge, influenzando e modificando in modo sostanziale molti aspetti della vita quotidiana, il modo di comunicare tra le persone, di lavorare e di stringere rapporti commerciali. Ma anche quello di viaggiare. "Le nuove tecnologie hanno mutato profondamente il mondo turistico, trasformando le relazioni tra i diversi attori della filiera e influenzando in modo consistente anche i processi aziendali". La conferma arriva da un'esperta del settore, la professoressa Manuela De Carlo direttrice del master in Tourism Management allo IULM,  responsabile del Gruppo di Lavoro Università nell'ambito del "Comitato per la revisione dei corsi in turismo" istituito dal Ministro Brambilla nel 2009. "Questa rivoluzione sta avendo dei riflessi importanti, a cominciare dalle competenze richieste ai laureati dalle imprese che operano in questo campo" precisa la De Carlo che sul futuro del comparto non ha dubbi. "Il turismo, al di là di eventi congiunturali, è in costante e significativa crescita, in Italia sta assumendo un peso economico sempre più rilevante, in questo senso le università possono e devono svolgere un ruolo strategico fondamentale nella formazione di professionalità sempre più adeguate alle sfide che le aziende del settore devono affrontare, in primo luogo quella tecnologica e in secondo luogo quella legata al profondo mutamento dei modelli di consumo turistico "Solo così- chiosa la docente- potremmo creare anche nel nostro paese un'offerta turistica di qualità, sempre più all'avanguardia e competitiva a livello internazionale".

Come e in che modo sta cambiando il mercato turistico?
"Negli ultimi dieci anni il comparto si è trasformato molto velocemente forzando le imprese a un vero e proprio "cambiamento di marcia" La crisi si è tradotta in una riduzione dei volumi ma soprattutto dei prezzi dei servizi che ha riguardato tutti i settori della filiera togliendo alle imprese quei margini che fino a qualche tempo fa rendevano sostenibili modelli di business poco efficienti o di scarsa qualità. L'Italia, tradizionalmente caratterizzata da prezzi elevati rispetto al contesto internazionale, difficilmente riuscirà a ritornare ai livelli precedenti alla crisi e vedrà una profonda revisione della sua offerta attraverso l'uscita di operatori non più competitivi, e non disposti a rimettersi in discussione nel loro modo di fare business, e la crescita di grandi operatori internazionali o di piccole imprese che stano già sperimentando forme di aggregazione o di cooperazione innovativa. Alla pressione sui margini si aggiunge la sfida del veloce cambiamento tecnologico e della trasformazione dei modelli di consumo dei servizi turistici. Le tecnologie di connettività hanno modificato le relazioni tra gli attori della filiera attraverso una disintermediazione nella vendita dei servizi, l'ingresso di nuovi operatori online, lo sviluppo di strumenti sempre più sofisticati e flessibili per la co-progettazione, la comunicazione e la vendita di esperienze turistiche. I nuovi modelli di consumo portano a un rapido e continuo sviluppo di "turismi", legati a gusti e passioni di singoli e di gruppi, che suggeriscono una profonda revisione dei criteri di segmentazione del mercato e una focalizzazione dell'offerta su nicchie globali in crescita".

Da questo punto di vista, cambiano anche le competenze professionali richieste dalle imprese ai laureati che sono interessati a lavorare nel settore?
"Il cambiamento ha interessato tutta la filiera, aziende grandi e piccole, pubbliche e private. Il che ha gradualmente portato al passaggio da un modello di mercato turistico iperframmentato, basato su micro-imprese a conduzione familiare, a uno manageriale, aperto al confronto e alla competizione internazionale. Al tempo stesso l'ingresso di grandi operatori stranieri ha generato una domanda di profili professionali più alti come accade già da tempo all'estero. Tutto questo si è tradotto nella richiesta da parte delle imprese più competitive di laureati con profili nuovi e competenze fino a pochi anni fa totalmente assenti nel mercato. Laureati con un'ottima conoscenza delle lingue, specializzati, dotati di flessibilità, capacità di interpretare le tendenze della domanda, con un background formativo multidisciplinare, che abbiano dimestichezza con tutte le nuove tecnologie, dall'uso del social network all'e-commerce, e con un certo numero di esperienze maturate sul campo attraverso stage e tirocini. D'altra parte la concentrazione del settore e questi processi di rinnovamento rendono il settore turistico in Italia un ambito sempre più interessante in cui lavorare e crescere professionalmente, anche in vista del passaggio ad altri settori".

Il mondo accademico come sta reagendo a questo cambio d'abito del mercato turistico? E' pronto a rispondere alle richieste che arrivano dal mercato de lavoro?
"Diciamo che qualcosa sta cambiando, anche a seguito delle recenti riforme, ma siamo ancora lontani dal riuscire a colmare quel gap tra università e imprese tipico del nostro paese. Una debolezza che nel mercato turistico costa. Dal 2001 a oggi si è assistito ad una straordinaria proliferazione dei corsi di laurea triennali (erano 60 nel 2001, sono scesi a una quarantina nel 2010) e biennali in turismo, cui è seguita una necessaria e naturale contrazione. Dal punto di vista qualitativo l'offerta formativa in turismo post-riforma si è connotata per un'eccessiva articolazione e dispersione tematica, che ha favorito la creazione di profili professionali molto differenziati e poco specializzati nel core business del turismo. Questo si riflette in una difficoltà per le imprese a valutare i profili dei candidati sulla base del titolo di studio (stesso titolo, competenze molto diverse) e una frequente incoerenza tra le competenze dei laureati e le attese delle aziende. A differenza di quanto è avvenuto in Svizzera, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti che hanno sviluppato un'offerta di livello universitario in turismo eccellente come naturale evoluzione del livello secondario di istruzione e in stretto collegamento con gli attori del sistema produttivo, in Italia l'offerta universitaria in turismo è stata generata all'interno degli atenei, secondo logiche accademiche, con un coinvolgimento assolutamente marginale di istituzioni e aziende del settore. Bisogna lavorare per riqualificare l'offerta e renderla attrattiva a livello internazionale valorizzando gli elementi di unicità che l'Italia ha in questo settore in termini di risorse e attrattive, tradizione di ospitalità, peculiarità del sistema formativo universitario, multidisciplinare e orientato al territorio. In questa direzione è importante promuovere l'integrazione tra i percorsi di formazione universitaria in turismo e percorsi professionali nelle aziende pubbliche e private dei diversi settori della filiera; l'innalzamento del livello qualitativo dei corsi coerentemente con il bisogno di innovazione delle aziende, anche anticipando le loro richieste; l'integrazione tra l'offerta degli Atenei e le specificità dei territori di appartenenza; la specializzazione dei centri di formazione attorno ad alcune grandi Scuole riconosciute a livello internazionale. L'innovazione nasce in azienda ma l'università ha un ruolo decisivo nel coglierla, svilupparla e diffonderla. In IULM da alcuni anni abbiamo iniziato a muoverci in questa direzione prima con il Master in Tourism Management, in lingua inglese, oggi all'ottava edizione".

Ovvero?
"Il Master in Tourism Management è nato 8 anni fa con un'aula di studenti italiani e una faculty composta per l'80% da docenti italiani e il 20% professionisti del settore. Oggi, senza una strategia deliberata ma semplicemente seguendo le indicazioni che sono emerse dalle aziende con cui collaboriamo e dall'attività di ricerca, la faculty è composta per 30% da professionisti che tengono corsi specialistici, 40% da colleghi di università e centri di ricerca stranieri specializzati in turismo e 30% da accademici italiani. Anche il profilo dell'aula è molto cambiato, nell'ultima edizione abbiamo selezionato 32 studenti di 14 nazionalità a partire da oltre 350 candidature provenienti da tutto il mondo. Il ritmo è inteso, simile a quello che si ritrova in aziende sfidanti, e lo stage, di sei mesi, è selezionato con grande cura come corsia preferenziale per l'ingresso nel mondo del lavoro".

Dove possono lavorare i laureati che si specializzano nel turismo?
"Possono entrare in imprese alberghiere, aziende crocieristiche, compagnie aree, aziende che gestiscono fiere, congressi ed eventi, tour operator, network di agenzie di viaggi, organizzazioni pubbliche e private per la promozione e lo sviluppo di prodotti turistici territoriali, società di consulenza specializzate nella realizzazione di progetti turistici. Ma anche in ambiti differenti, prima esclusi e oggi collegati al settore, come la moda e il design. Gli studenti all'università non devono solo apprendere criteri di giudizio e strumenti, ma devono anche imparare a innovare con idee e progetti che migliorano il sistema aprendo le porte a spazi nuovi, di crescita".