Lavoro

Un ulivo per la Palestina

16 Febbraio 2011

Accompagnare i turisti a piantare ulivi nelle terre dei contadini palestinesi per evitare che un giorno siano confiscate e non più accessibili dopo la costruzione del muro di segregazione.
E' il lavoro che Davide Torsani, 27 anni, laureato in Culture e diritti umani a Bologna, sta svolgendo in Palestina per conto dell'Alternative Tourism Group (http://www.atg.ps/), Ong palestinese che promuove tour critici all'interno della regione per far conoscere ai visitatori, senza filtri mediatici ed al di là di ogni preconcetto, la cultura, la religione, la politica e la storia di quest'antica nazione. "I mezzi d'informazione spesso contribuiscono a diffondere falsi allarmismi. Se si gira per la West Bank- racconta Davide- la sensazione è di essere in un posto sicuro e non a rischio di vita come invece molti media fanno credere. Si rimane colpiti dal regime di apartheid e dalle vessazioni a cui il popolo palestinese è quotidianamente sottoposto a causa dell'occupazione militare israeliana".
Ma quella in Palestina per Davide non è la prima esperienza oltreconfine. Nel 2009, dopo la laurea, grazie a una borsa di tirocinio di tre mesi promossa dalla Fondazione Crui e dal Ministero degli esteri, si è trasferito in Arabia Saudita per lavorare all'Ambasciata italiana di Riad. "Questo viaggio- spiega- mi ha permesso di confrontare con la realtà ciò che ho appreso durante il mio percorso di studi".

 Partiamo dalla tua passione per i diritti umani, come ha influenzato la scelta del tuo percorso accademico?
"Dopo il diploma mi sono iscritto alla laurea triennale in Culture e diritti umani alla Facoltà di Scienze politiche di Bologna. Mi sono appassionato tantissimo agli argomenti trattati a tal punto, che dopo la triennale ho deciso di portare avanti questo indirizzo di studi con la specialistica. Nel 2009 mi sono laureato con 110 con una tesi sul ruolo delle Ong all'interno del conflitto Israelo- Palestinese. Il mio sogno è infatti di lavorare nel mondo della cooperazione, soprattutto nel campo dei diritti umani, ma è molto difficile, in ballo ci sono sempre interessi politici ed economici di portata internazionale".

Subito dopo la laurea che cosa hai fatto?
"Volevo fare un'esperienza concreta per osservare da vicino gli argomenti che avevo studiato. Così, ho partecipato al bando di tirocinio promosso dalla Fondazione Crui e dal Ministero degli esteri. Ho vinto una borsa che mi ha permesso di lavorare all'Ambasciata italiana di Riad, in Arabia Saudita, per tre mesi. E' stata una bella esperienza non solo dal punto di vista professionale, ma anche sotto il profilo umano e personale. Curavo la rassegna stampa settimanale e la redazione di documenti di approfondimento inerenti a tematiche internazionali ed interne allo Stato saudita. Gestivo inoltre la documentazione delle borse di studio MAE rivolte a studenti sauditi, ho realizzato un DVD di presentazione dell'Ambasciata e svolgevo anche attività di supporto all'Ufficio Culturale. Stando a stretto contatto con la realtà del mondo arabo mi sono accorto del valore e della profondità di questa cultura, diversa dalla nostra, ma molto affascinante. In un certo senso, vivendo qui ci si disillude: si capisce che le "guerre umanitarie" combattute dai paesi industrializzati nel  segno della libertà e della democrazia, in verità, sono solo scuse che nascondono interessi economici e politici ben più radicati. E' molto triste che i diritti umani vengano "imbrattati" in questa maniera, perché così facendo si smantella la loro portata universale".

 E una volta terminato lo stage?
"Tornato in Italia ho ripreso il mio lavoro da educatore e dopo poco sono ripartito con una borsa Leonardo: da settembre a dicembre 2010 ho svolto un tirocinio a Donostia, nei Paesi Baschi, dove lavoravo per una Ong spagnola, Sos Racismo Mugak che si occupa di razzismo e xenofobia. Curavo la newsletter, ho partecipato a due progetti di ricerca dell'associazione incentrati sul rapporto tra media e razzismo, prendendo parte anche a seminari e conferenze connesse a queste tematiche. Finita questa esperienza, grazie ad una Onlus di Rimini che si occupa di cooperazione ed aiuto internazionale in campo educativo, EducAid (www.educaid.it) sono partito come volontario per la Palestina, dove sono tuttora".

 Di che cosa ti occupi?
"Sono a Beit Sahour, una località vicino a Betlemme. Attualmente, sto svolgendo il Servizio Volontario Europeo all'Alternative Tourism Group (ATG), organizzazione che promuove tour critici all'interno della regione per far conoscere ai visitatori la realtà del posto. Quella vera, senza le forzature dei media. Chi arriva qui scopre così una realtà molto diversa, fatta di cultura e tradizioni, di persone oneste, che proteggono la loro dignità. Anche se apartheid, razzismo, xenofobia sono "malattie endemiche" molto difficili da combattere, di cui spesso è complice il silenzio della stessa comunità internazionale. Un progetto che va in questa direzione, ad esempio, è quello elaborato da Atg con il progetto Olive Tree Planting. In altre parole, accompagniamo i turisti in varie località della Palestina e li aiutiamo a piantare olivi nelle terre dei contadini. E' un sistema per assistere queste persone che rischiano di perdere le loro terre a causa della confisca israeliana, com'è accaduto e sta accadendo. L'olivo è un simbolo. Dice, questa terra è palestinese".

 Conosci l'arabo?
"Parlo prevalentemente in inglese, conosco lo spagnolo e mastico un po' di arabo. Ma, sto seguendo dei corsi per impararlo bene, è una lingua difficile e poi ci sono numerosi dialetti, uno diverso dall'altro. Il punto è, che per lavorare nel mio settore, conoscere la lingua locale è importante, ti aiuta a comunicare con le persone del posto, per capire il loro punto di vista ed i loro bisogni".

Cosa ne pensi di AlmaLaurea: è un servizio utile per i giovani laureati che vogliono entrare in contatto con il mondo del lavoro?
"Credo che AlmaLaurea sia un'iniziativa più che positiva, soprattutto considerando la congiuntura economica che stiamo attraversando e la stagnazione del mercato lavorativo italiano. Sicuramente va potenziata e ampliata, ma l'idea originale mi sembra un ottimo strumento per entrare in contatto con il mondo del lavoro. Bisogna poi vedere se le aziende sono disposte a investire sui giovani laureati".