Università

Università: un buon ascensore sociale

29 Maggio 2012

Dal ruolo delle Università, fondamentali ‘ascensori sociali’ in grado di garantire un’istruzione il più possibile diffusa, al tessuto economico del Mezzogiorno che stenta a crescere e spinge i giovani a cercare un lavoro altrove. A margine del convegno “Laurearsi in tempi di crisi. Come valorizzare gli studi universitari”, il rettore dell’Università Federico II di Napoli Massimo Marrelli commenta i risultati della XIV indagine AlmaLaurea sul profilo dei laureati italiani. “L’Università ha una funzione sociale che qui è fondamentale, e da questo punto di vista andiamo bene – dice –. Andiamo male da altri punti di vista, perché formiamo capitale umano che poi deve andare a lavorare altrove”.

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Rettore Marrelli, cosa emerge dall’indagine AlmaLaurea?
“Un dato importante, realizzato su un campione di quasi 5 mila studenti, ci dice che l’86% dei nostri laureati non hanno genitori laureati. Questo significa che l’Università ha ancora la funzione di ascensore sociale. I dati sono decentemente buoni per il numero di stage che riusciamo ad attivare ed altro. Il problema, però, arriva dopo la laurea e riguarda il modello generale, non una questione specifica della Federico II o delle altre Università campane, bensì la forma che la società sta acquisendo negli ultimi anni. L’Università ha una funzione sociale che qui è fondamentale, e da questo punto di vista andiamo bene. Andiamo male da altri punti di vista, perché formiamo capitale umano che poi deve andare a lavorare altrove. Dalla nascita fino alla laurea, il costo per l’istruzione di un individuo è pari 102 mila euro. Il valore stimato dell’apporto della produzione di quell’individuo all’impresa, al netto del salario, è di 470 mila euro. Noi stiamo ‘regalando’ 470 mila euro, dopo che ne abbiamo spesi 102 mila, alle imprese che non stanno qui da noi”.

Come si può migliorare il rapporto tra Università, economia e imprese?

“Nel Mezzogiorno? Perché non lo chiede all’Unione Industriali? Il problema è che qui non abbiamo un tessuto industriale, abbiamo pochissime imprese che si possono definire tali. Tutte le altre sono micro imprese che non hanno bisogno di laureati. Inoltre, l’Università è stata caricata di competenze che non sono e non sono mai state a suo carico. Si tratta competenze che erano proprie delle scuole professionali di alto livello, quelle che hanno fatto il miracolo economico italiano. Noi non possiamo accettare una cosa del genere, innanzitutto perché non ne abbiamo le capacità: nessuno dei nostri ingegneri sa usare un tornio, perché mi si chiede di formare tornitori se non lo so fare? Inoltre, non è questo il ruolo dell’Università”.

E AlmaLaurea è uno strumento utile?

“È uno strumento di conoscenza, e per noi è molto importante anche per capire cosa si può fare insieme ai ragazzi. Alla Federico II il traguardo della laurea triennale si raggiunge a 25 anni, mentre la media nazionale è 25,7. Questo ci dice, ad esempio, che l’argomento sollevato dai giovani quando affermano che stiamo andando troppo in fretta forse è vero”.