Lavoro

Urbanista giramondo

11 Ottobre 2011

Etiopia, Italia, forse una specializzazione negli Stati Uniti e poi il ritorno a casa per mettersi al servizio del suo Paese. Classe 1988 di Addis Abeba, fin da bambino Aghegnehu Benyam Girma ha avuto una certezza: il mondo della pianificazione, delle costruzioni e della progettazione, che continua ad affascinarlo anche adesso. Così, dopo la maturità scientifica si è trasferito a Genova per frequentare la laurea triennale in Tecniche per la pianificazione urbanistica, territoriale e ambientale, in cui nel dicembre del 2010 si è laureato con il massimo dei voti. Durante gli studi Benyam ha fatto uno stage presso l’UrbanLab del Comune di Genova, dove ha partecipato alla stesura del nuovo piano regolatore. Ora al Politecnico di Milano sta per frequentare un corso in inglese in Pianificazione urbana e politiche territoriali. Nel suo futuro, un dottorato negli Stati Uniti, ma soprattutto il desiderio di tornare in Etiopia per dare il proprio contributo alla sviluppo del Paese.

Il liceo scientifico e poi la laurea in urbanistica. Perché hai scelto questo indirizzo?
“Beh, in architettura ci sono tanti corsi. La pianificazione urbanistica mi ha sempre affascinato, e soprattutto il concetto ‘dell’intrigo dell’incertezza’ che il processo decisionale della pianificazione ha sul futuro di un luogo e di una società. Mi è sembrato inoltre che, dopo il boom edilizio che ha avuto il mio Paese, l’urbanistica fosse un settore ottimo anche a lungo termine, per poter tornare e lavorare in Etiopia”.

E come mai la scelta di venire in Italia?
“In realtà mi sarebbe piaciuto andare in America. Ma lì l’università costa di più e le  borse sono molto difficili da ottenere: così per problemi economici ho dovuto rinunciare. Perché l’Italia? Mio fratello già stava a Genova ed era andato là per studiare. Mi sono fidato e sono venuto pure io”.

Parlavi già italiano?
“Ho frequentato una scuola italiana privata. È stata una scelta dei miei genitori. Ad Addis Abeba c’era anche la scuola francese, ma i miei hanno preferito quella italiano perché pensavano che su argomenti come la costruzione e architettura l’Italia fosse avanti.”

Hai conseguito la laurea in tempo e con il massimo dei voti. Ti ritieni soddisfatto del tuo corso di studi?
“È sicuramente un corso che richiede impegno, ma soprattutto interesse e volontà. Non che gli altri corsi non li richiedano, ma semplicemente penso che l’urbanistica richieda persistenza nel credere nel corso stesso, anche perché non è una scelta che fanno tutti. In aula eravamo pochi studenti. Abbiamo iniziato in 40 e poi siamo andati via via a diminuire”.

Che esperienza è stata lo stage presso l’UrbanLab del Comune di Genova?
“Una bellissima esperienza. Si trattava di un bando di selezione che metteva a disposizione cinque  posti per attività di tirocinio. Sicuramente hanno considerato il merito, ma puntavano principalmente ad avere tirocinanti molto giovani e di diversa provenienza curriculare. Io ho lavorato in un ufficio tecnico, facendo attività di raccolta dati, analisi e valutazione, indispensabile prima di redigere un piano urbanistico. Così ho collaborato al nuovo piano regolatore del 2010”.

Hai svolto altri lavori durante gli studi?
“Sì, anche se la borsa di studio dell’azienda regionale ligure mi dava abbastanza per la vita che facevo, ho sempre ritenuto che comunque bisogna imparare a farcela per conto proprio, così ho iniziato a lavorare allo stadio. Adoro lo sport e il posto da steward mi ha permesso di vedere molte partite e conoscere personaggi del mondo del calcio anche di persona. In più mi piace cucinare e ho lavorato in ristoranti slow food come cuoco per i primi”.

Che consigli daresti a chi, come te, s’interessa di urbanistica?
“L’urbanista non è una figura molto conosciuta, spesso è quasi invisibile. Sara forse che fa un lavoro a metà fra studi di progettazione ed enti pubblici. Ma l’urbanista è il ponte tra la creatività architettonica e il regolamento territoriale e il suo lavoro è saper ‘disegnare’ con le leggi. Il mio consiglio è di studiare con passione, fare molta ricerca e continuare con una specializzazione anche perche l’urbanistica è un corso interdisciplinare molto interessante, che affronta materie estremamente diverse tra loro che servono a portare a un unico risultato”.

Hai deciso di fermarti alla triennale?

“No, attualmente sto per trasferirmi al Politecnico di Milano, per iniziare un nuovo percorso dal prossimo mese. La linea è sempre quella dell’urbanistica, nello specifico un corso completamente in inglese in pianificazione urbanistica territoriale. Inoltre ho fatto domanda all’Alta scuola politecnica che conferisce una doppia laurea tra il Politecnico di Milano e quello di Torino e che si fa in parallelo alla laurea magistrale”.

E come mai un corso in inglese?
“Vorrei fare anche il dottorato, in Italia o possibilmente negli Stati Uniti, dove le borse di studio per dottorandi sono più numerose. Per questo ho ritenuto giusto scommettere sull’inglese. Per me è importante avere una solida conoscenza della materia per poi tornare a casa mia ed applicarla materialmente. In Etiopia adesso c’è richiesta e serve davvero gente che sappia redigere piani regolatori. Lo stesso Ministero per lo sviluppo urbano e le costruzioni è stato rilanciato nel 2005”.

Pensi che la laurea in urbanistica sia spendibile?

“Dipende tutto dal ruolo che si attribuirà alla materia nei prossimi anni. In ogni caso, ultimamente l’urbanistica sta acquisendo molta importanza, anche per la crescita della popolazione mondiale e i processi di globalizzazione che stanno portando milioni di persone verso le città. Quindi professionisti specializzati su questioni che riguardano il disegno e la regolamentazione delle città saranno sempre più richiesti. In Italia, Milano è una città che offre diverse prospettive sul fronte dell’urbanistica, basti pensare al Expo 2015 con moltissimi progetti che dovrebbero tenere conto anche del parere degli urbanisti. Però è anche vero che tutto dipende dalla politica economica nazionale: se un Paese investe nelle costruzioni, allora ci saranno tanti sbocchi di lavoro. Inoltre c’è da dire che noi urbanisti siamo pochi, quindi spero che verremo tutti accontentati”.

Conosci AlmaLaurea?
“L’ho conosciuta mentre facevo domanda di laurea. Prima sapevo che forniva delle statistiche sulla situazione dei laureati. Non sapevo che prevedesse anche la possibilità di poter inserire il proprio curriculum”.