Lavoro

Dal vetro ai mascara, l’ingegnere dei materiali

08 Settembre 2011

Dalla capoeira alla fotografia, dallo studio del violino alla passione per i viaggi. Il profilo del torinese Daniele Marescalco, classe 1982, sembrerebbe quello di un artista, dietro il quale si cela invece un brillante ingegnere dei materiali. Appassionato di greco, inizia il suo percorso di studi superiori con il Liceo classico, ma anche l’attrazione verso le materie scientifiche è forte e si fa sentire. Così, anche alla luce delle maggiori possibilità in ambito lavorativo, dopo il diploma sceglie ingegneria, che frequenta al Politecnico di Torino. Alla laurea triennale segue subito la specialistica in Ingegneria dei materiali, che consegue nel 2007 con il massimo dei voti. La tesi lo porta anche per quattro mesi a fare esperienza presso la sede di Grenoble del Commissariat à l’energie atomique, uno dei centri principali della ricerca scientifica francese. Dalla laurea alla vincita di uno stage del programma “Master dei talenti” della Fondazione CRT passano pochissimi mesi. Così Daniele rifà le valigie e torna in Francia per lavorare alla multinazionale del vetro Saint Gobain Isover, dove per un anno si è occupato dello sviluppo industriale del Centro di ricerca di Rantigny. Di nuovo in Italia, Daniele oggi lavora per l’Oréal e affianca il responsabile della produzione cosmetica. “Dopo la laurea ho cercato fin da subito di fare esperienza sul campo e di costruirmi solide basi industriali” racconta.

Dal Liceo classico a ingegneria, come mai questa scelta?

“C’erano delle cose che mi attraevano in entrambe. Mi piaceva e mi piace il greco e così ho scelto il classico, che io ritengo un liceo completo, anche più dello scientifico. Lì infatti ho avuto la possibilità di approfondire anche le materie scientifiche, in particolare la chimica. Forse è stato proprio per la chimica che ho scelto ingegneria, oltre che per le possibilità lavorative che offre”.

Hai preparato la tesi in Francia passando quattro mesi presso il Commissariat à l’energie atomique. Come ci sei arrivato? E di cosa ti sei occupato?
“Sì, una parte della mia tesi si è svolta in Francia, principalmente perché il Politecnico era già collegato al gruppo di lavoro francese per quello specifico ambito di ricerca. Tra la varie sedi del Commissariat à l’energie atomique io sono stato in quella di Grenoble. Ho sviluppato una parte della ricerca a Torino, su argomenti su cui il Politecnico aveva già lavorato, mentre per trattare al meglio la chimica biomolecolare mi sono spostato in Francia. Questa esperienza è stata perfetta per la sua complementarietà. Per non parlare poi della ricchezza di vivere all’estero, scoprendo culture e realtà diverse”.

Dopo la laurea hai faticato a trovare lavoro?
“In realtà ho ricevuto molte offerte, anche grazie al Politecnico stesso. C’è una giornata in cui i laureati incontrano le aziende, e anche sul sito dell’università ci sono intere pagine dedicate agli studenti che si affacciano al mondo del lavoro. Comunque la laurea in ingegneria dei materiali è spendibilissima, anche se molto più scientifica di altre lauree del settore e meno orientata alla produzione industriale. Quando andavo a fare i colloqui mi dicevano ‘con ingegneria dei materiali devi fare ricerca’. Ma io ho cercato fin da subito di fare esperienze di spessore, evitando percorsi già battuti. Un ingegnere dei materiali è bravo come gli altri, se non di più”.

E come è iniziata la tua carriera professionale?
“La mia carriera è iniziata con un’esperienza molto bella, grazie alle possibilità che la Fondazione CRT dà ai neolaureati. Si tratta dell’opportunità di trascorrere un periodo all’estero in base al proprio corso di laurea, di solito fra i 6 e i 12 mesi. Io ho passato un anno in Francia presso la Saint Gobain Isover, una multinazionale del vetro. Mi occupavo dello sviluppo industriale presso il Centro di ricerca CRIR di Rantigny”.

Quali esperienze lavorative hai avuto dopo?
“Da Saint Gobain Insulation sono passato a Saint Gobain Italia, in uno stabilimento in Veneto. Non è stato un passaggio diretto, ma il fatto di aver già lavorato presso la stessa azienda ha sicuramente facilitato il mio ingresso. Lì mi occupavo dei forni di fusione del vetro. Poi sono tornato a Torino e ho iniziato a lavorare con l’Oréal”.

Adesso cosa fai?

“Sono tuttora a L’Oréal, con un ruolo molto più gestionale rispetto alle mie precedenti esperienze. In pratica lavoro nel più grande polo del gruppo per la produzione del mascara, affiancando il responsabile della produzione sotto tutti gli aspetti della produzione industriale: tecnologia, qualità, sicurezza e gestione del personale”.

Soddisfatto del tuo lavoro?
“Sì, sono molto soddisfatto! È un’esperienza dura, ma che insegna molto”.

Hai studiato violino al Conservatorio, parli tre lingue, ami l’arte, la fotografia, pratichi gli sport, tra cui sci e capoeira. Il tuo non sembra il profilo classico dell’ingegnere…

“In realtà non ho mai abbandonato queste passioni. Ho continuato soprattutto con la fotografia. Mi piace fotografare i posti nuovi che vedo mentre sono in viaggio. Ogni tanto suono il violino, almeno per non perdere la mano. Per il resto mi piace fare sci d’inverno e barca a vela d’estate”.

Ultima domanda di  rito: conosci AlmaLaurea? Che ne pensi?

“ La conosco ormai da anni ed  è proprio tramite il sito di AlmaLaurea che ho scoperto il bando per il ‘Master dei talenti’. È un ottimo mezzo per cercare lavoro, per mettere in collegamento laureati e studenti con le aziende. Sinceramente ho difficoltà a trovare il tempo per seguire il sito, ma penso proprio che tornerò a trovarvi su internet”.