Lavoro

Le sfide dell’istruzione europea

Intervista a Hans Peter Blossfeld, direttore dell’Institute of Longitudinal Studies in Education, Bamberg INBIL (Germany), sul ruolo della formazione accademica in Germania e in Europa. "AlmaLaurea? Fantastica!"
09 Luglio 2012

La scelta e il successo negli studi determinato fortemente dall’estrazione sociale dei giovani. In Italia come in Germania. Ma anche più mobilità studentesca, l’inglese nei programmi di studio e la creazione di un  mercato del lavoro europeo a livello accademico. Mentre di AlmaLaurea dice: “Potrebbe servire per allargare gli orizzonti del mercato europeo e aumentare la competitività, il progetto è fantastico”. A colloquio con il sociologo Hans Peter Blossfeld, direttore dell’Institute of Longitudinal Studies in Education, Bamberg INBIL (Germany).

Che ruolo svolge l’estrazione sociale in rapporto alle differenze di livello di istruzione e di reddito in Germania e nei diversi paesi europei?
“Anche dopo una massiccia espansione nel campo dell’istruzione, in Germania l’estrazione sociale continua a svolgere un ruolo significativo nel determinare il tipo di studi compiuti. L’influenza dell’estrazione sociale si riduce con l’età: nelle prime transizioni  (per esempio dalla scuola elementare alla media) il titolo di studio dei genitori riveste un’importanza centrale. Nel nostro paese il ruolo dei fattori economici è andato ridimensionandosi nel tempo. In concomitanza con transizioni che si verificano più avanti, come il passaggio all’università, l’impatto dell’estrazione sociale è meno evidente. Detto questo, però, dato che sempre più giovani appartenenti a tutte le coorti conseguono la maturità, risulta maggiore l’impatto che l’estrazione sociale (prevalentemente il titolo di studio dei genitori) ha sulla preferenza accordata dallo studente a una formazione professionalizzante o all’università e, nell’ambito di una formazione universitaria, all’optare o meno per le facoltà tradizionali. I giovani di estrazione elevata optano maggiormente per l’università e, all’interno di questa, per le facoltà tradizionali. Inoltre, il capitale sociale svolge tuttora un ruolo importante nelle decisioni prese per la propria formazione durante tutto l’arco di vita”.

In alcuni settori si ritiene che la trasformazione delle università da organizzazioni di “élite” a organizzazioni “di massa” abbia portato troppi laureati ad avere una formazione insufficiente. Secondo lei è vero che ci sono "troppi" laureati? É ragionevole o fuori luogo porsi questo quesito?
“È ovvio che, all’aumentare della percentuale di studenti che studiano all’interno del sistema terziario, cambia, nel tempo, anche la distribuzione dei risultati conseguiti da questi. La distribuzione assume dimensioni più ampie. I gruppi di laureati più giovani sono pertanto meno selettivi. Tuttavia, anche tra le coorti di più giovane età, la maggior parte dei soggetti è ancora altamente qualificata e capace di studiare nel sistema terziario e, più tardi, ricoprire posizioni accademiche”.

Cosa suggerirebbe ai giovani che hanno scelto di intraprendere un percorso d’istruzione superiore?
“Continuate e scegliete l’area di studio che più vi piace. Se vi piace quel che studiate riuscirete a ottenere ottimi risultati e a trovare un lavoro conforme alle vostre capacità”.

Quali sono le principali politiche che le università dovrebbero richiedere ai vari governi nazionali per promuovere l’internazionalizzazione dell’istruzione superiore?
“Gli studenti dovrebbero essere obbligati a trascorrere un periodo del loro corso di studi (almeno un semestre o anche un anno) all’estero. Da questo punto di vista è stato utile il processo di Bologna. Occorre anche pubblicare la disponibilità di posti di lavoro a livello accademico nel sistema terziario di tutta Europa in modo da reclutare un maggior numero di esperti e scienziati provenienti dall’estero. Sarebbe molto importante creare un mercato del lavoro europeo a livello accademico. Aggiungerei anche più corsi di lingua inglese nei programmi di studio. Per quanto riguarda la nomina dei docenti, i concorsi dovrebbero essere estesi a tutta l’Europa”.

Quali sono le principali analogie e differenze tra la struttura del mercato del lavoro e i sistemi di reclutamento in Italia e in Germania? Pensa che AlmaLaurea possa costituire un modello efficace da attuare e impiegare anche in Germania?
“In entrambi i casi siamo davanti ancora a mercati del lavoro per insider. Gli insider (meno qualificati) sono troppo tutelati e protetti, mentre i giovani (altamente qualificati) devono faticare troppo per arrivarci. Questa situazione va cambiata. Dobbiamo dare una possibilità alle nuove generazioni. AlmaLaurea potrebbe servire per allargare gli orizzonti sui possibili candidati e aumentare la competitività”.

Come valuta AlmaLaurea? Ritiene che possa rappresentare un modello positivo di collaborazione tra le università e i centri di ricerca del bacino euro-mediterraneo?
“Mi piace AlmaLaurea, credo sia un progetto fantastico. Detto questo, AlmaLaurea deve garantire che la protezione dei dati sia efficace. Ci sono dati molto sensibili che potrebbero essere utilizzati male*”.

English | Deutsch

 

*Leggi l'intervista a Giusella Finocchiaro, esperta internazionale di diritto dell’informatica e di Internet, corrispondente italiano per la Commissione europea, rappresentante italiana presso l’UNCITRAL (Commissione delle Nazioni Unite per il Diritto del Commercio Internazionale) nel Working Group sul commercio elettronico: “AlmaLaurea applica la legislazione più rigorosa in Europa”

Questa pagina è disponibile in altre lingue: