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AlmaLaurea alla Word Bank. E le imprese USA studiano il consorzio italiano

AlmaLaurea incontra a Washington la World Bank e le imprese Usa operanti in Italia e quelle italiane presenti negli Stati Uniti.
21 Maggio 2013

WASHINGTON - Quaranta persone in sala. Altre 180 collegate via web da 40 paesi. Due ore di confronto, con decine di domande. AlmaLaurea ha raccontato alla World Bank il suo modello per fare incontrare i laureati e le imprese, per dare occupazione ai giovani e lavoro qualificato alle altre. Ad invitare il consorzio di 64  università italiane nella sua sede di Washington è stata la Banca Mondiale, nel primo dei suoi seminari mensili organizzati per affrontare il tema del gap fra scuola ed occupazione “Tertiary Education& Employability: The Missing Link”.

Così Andrea Cammelli, il professore bolognese che ha fondato e dirige AlmaLaurea, si è trovato a fianco di Antony P. Carnevale, autorità mondiale nel campo dell’educazione, della formazione e dell’occupazione, già collaboratore di Clinton (per cui ha guidato la commissione per le politiche occupazionali) e Bush, Director and Research Professor della Georgetown University Center on Education and the Workforce.

Riflessione a due voci sul “bivio” davanti al quale si trova l’istruzione universitaria. “Serve un modello per il futuro. Adattabile, flessibile” ha detto Elisabeth King, responsabile del settore educazione della World Bank. “La conoscenza e l’informazione sono fondamentali, per questo AlmaLaurea è molto utile con il suo sistema di monitoraggio continuo sui laureati”, ha aggiunto Jee-Peng Tan, che guida una task force sullo stesso argomento.

Francisco Marmolejo, direttore del settore istruzione universitario della Banca Mondiale, ha insistito sulla necessità di leadership istituzionali che sappiano fornire e guidare i processi per rendere continuativo il rapporto fra università e mondo del lavoro. “Serve una riflessione generale dentro e fuori la World Bank”.

Carnevale ha raccontato un’America che fa fatica pure lei ad adattarsi al cambiamento sociale. “La competizione è cambiata, si basa sulla velocità e la qualità, qui si giocano le chance di inserimento occupazionale. Per questo bisogna insegnare ai giovani quanto siano importanti la capacità creativa, il lavoro di team, le competenze trasversali. Ed è necessario un known how su quel che succede sia fra i laureati e le imprese. Sulle capacità degli uni e le esigenze delle altre. Per questo una struttura come AlmaLaurea è molto utile. I vantaggi risiedono nell’idea di fornire informazioni accurate ed aggiornate basate sui dati dell’intera popolazione studentesca, sia per orientare gli studenti che si devono iscrivere alle università, sia per acquisire informazioni su corsi di laurea e sulle possibilità future, retribuzione e qualità del lavoro in testa, sia per monitorare di continuo la bontà dell’offerta informativa per l’inserimento occupazionale dei laureati”.

Ecco allora Cammelli citare Einaudi, “Conoscere per deliberare”, e Keynes: “Non c’è nulla che un governo odi di più di essere bene informato; perché ciò rende molto più complicato e difficile il processo che conduce alle decisioni”. E’ importante tracciare, ha detto, un percorso sin dalla scuola secondaria per poter meglio verificare, partendo dall’inizio, come l’istruzione incida sull’inserimento dei laureati. AlmaDiploma fornisce ora un doppio monitoraggio, nel rapporto fra diplomati e imprese e nel percorso universitario dei ragazzi.

La conoscenza delle possibilità e delle necessità di studenti e imprese deve portare, hanno detto gli intervenuti, dalla giovane giapponese al professore Usa, a un modello formativo adatto a un mondo in perenne cambiamento, con formazione continua dei lavoratori creata grazie a un sistema educativo calibrato in partenza.

Varie domande hanno battuto sulla scarsa abitudine delle imprese di usare le banche dati e sulla loro difficoltà di definire le competenze di cui hanno bisogno per il futuro. Una situazione tanto più presente in Italia, con il suo sistema di piccole e medie imprese a conduzione familiare.

Soprattutto le intervenute femminili hanno rimarcato che le donne nel sistema educativo risultano di fatto migliori degli uomini, ma il mercato del lavoro non riconosce questo dato. In Italia la quota di laureate/i nella fascia di età 25-34 anni è del 16% per i maschi e del 25 per le ragazze. Il rapporto si ribalta nel mercato del lavoro.
 

 
 

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