I laureati in Giurisprudenza si raccontano

Lo studio e il lavoro, ecco le loro performance. Con il primo identikit dei dottori triennali

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AlmaLaurea ha presentato martedì 13 dicembre 2005 al convegno "Trasformazioni sociali e trasformazioni giuridiche", presso l'Università degli Studi di Torino, il profilo dei laureati del gruppo Giuridico e la loro condizione occupazionale. Ad illustrare i dati il direttore del Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea Andrea Cammelli.

Molti gli spunti che emergono. Tra questi il primo profilo dei laureati triennali nei percorsi giuridici, analizzati per la prima volta proprio in un momento in cui è più che mai acceso il dibattito sulla revisione del ciclo di studi previsto dalla riforma del “3+2”. Con una premessa: un’attenta lettura dei risultati che seguono non deve dimenticare che i medesimi risentono del fatto che nel post–riforma i laureati “lenti” non hanno ancora fatto in tempo a completare gli studi e quelli “veloci”, quindi i migliori, sono strutturalmente sovrarappresentati nelle prime coorti di laureati. Il confronto dunque tra i laureati pre e post riforma rimane puramente indicativo.

In sintesi, dall’indagine emerge che i laureati triennali nei percorsi giuridici si laureano con un anno di anticipo rispetto al totale dei dottori triennali, mentre nel confronto con i laureati del gruppo Giuridico pre-riforma, i dottori triennali sono più assidui nella frequenza alle lezioni, fanno più stage ma meno esperienze di studi all’estero e sono più soddisfatti degli studi compiuti. E dopo la laurea? L’86% dei neolaureati di primo livello aspira a continuare gli studi. La condizione occupazionale è stata invece esaminata solo sui laureati pre-riforma. La piena occupazione arriva a cinque anni dalla laurea. Con un lavoro stabile, soprattutto di tipo autonomo.

Le matricole, gli iscritti e i “dottori” a Giurisprudenza: ecco quanti sono
Gli immatricolati del gruppo Giuridico in Italia erano 40.728 nel 1998-’99, sono scesi a 38.859 nel 2003-2004. Gli iscritti, che erano 290.472 nell’anno accademico 1998-’99, diminuiscono a 247.021 nel 2003-2004 (tra questi, 101.122 sono iscritti alla lauree triennali del gruppo giuridico). I laureati invece aumentano: da 21.223 nel 1999 a 28.518 nel 2004. I primi laureati triennali – sono appena 9 – compaiono nel 2001. Nel 2004 sono 2.918.

Il profilo dei laureati del gruppo Giuridico tra pre e post riforma

L’indagine AlmaLaurea sul Profilo dei laureati italiani, che ha coinvolto 140mila dottori nel 2004, disegna anche il profilo dei giuristi. Con una ricerca ad hoc, AlmaLaurea ha indagato quasi 15mila (14.846) laureati del gruppo Giuridico, che rappresentano oltre la metà di tutti i laureati del gruppo Giuridico in Italia: 13.073 pre-riforma (laureati in Giurisprudenza, Scienze dell’amministrazione e Scienze strategiche), 1.773 post-riforma (laureati nelle classi Scienze dei servizi giuridici e Scienze giuridiche).
Per la prima volta è possibile un confronto sia con il contesto degli altri gruppi disciplinari che tra le lauree pre-riforma e le nuove lauree di primo livello introdotte con la riforma del 3+2.
Con una premessa, come già si è detto: un’attenta lettura dei risultati che seguono non deve dimenticare che i medesimi risentono del fatto che nel post–riforma i laureati “lenti” non hanno ancora fatto in tempo a completare gli studi e quelli “veloci”, quindi i migliori, sono strutturalmente sovrarappresentati nelle prime coorti di laureati. Il confronto dunque tra i laureati pre e post riforma rimane puramente indicativo.

La componente maschile è inferiore rispetto a quella femminile sia fra i laureati pre-riforma (40.5%) che fra quelli post-riforma (40%). Un dato in linea con il complesso dei laureati.

L’età media alla laurea è sensibilmente inferiore nei laureati di primo livello: si laureano con un anno di anticipo rispetto al totale dei laureati (24,9 anni contro 26,2). La laurea, per i dottori pre-riforma, arriva a 27,9 anni contro una media di 27,8 anni. Si tenga presente però che l’età alla laurea si sarebbe ridotta ancora di più se, in questa fase dell’attuazione della riforma, non avesse pesato il fenomeno delle lauree di primo livello ottenute da studenti iscrittisi all’università in età superiori rispetto a quella canonica. Pesano inoltre i trasferimenti, dai vecchi percorsi di studio alle lauree di primo livello, di una quota di popolazione universitaria spesso caratterizzata da robuste criticità in fatto di regolarità.

Il voto di laurea è inferiore rispetto al totale dei laureati nei pre-riforma: 97,9 contro 103. Nel passaggio ai laureati triennali aumenta il voto di laurea (102,1) portando a un livellamento con la media nazionale (102,6).

I laureati del gruppo Giuridico provengono maggiormente da famiglie culturalmente più elevate rispetto al totale dei laureati: il 32% (pre-riforma) e il 38% (post-riforma) ha almeno un genitore laureato contro 25% (pre-riforma) e il 22% (post-riforma) del totale. In particolare, nei pre-riforma, il 13% ha entrambi i genitori con la laurea, percentuale che sale al 17% nei post-riforma contro valori complessivi che sono rispettivamente del 9,5 e 8%. Nel confronto con gli altri gruppi di laurea, pre-riforma, l’origine sociale dei laureati del gruppo Giuridico si colloca in un contesto che va da Medicina, dove il 21% dei laureati ha entrambi i genitori con la laurea, al gruppo Insegnamento, dove solo il 3% ha i genitori laureati. Una selezione di “classe” sembra confermata anche dalla provenienza, in misura maggiore rispetto alla media nazionale, dei laureati dai licei, soprattutto da quelli classici: il 67,5% dei laureati pre-riforma ha la Maturità liceale contro rispettivamente il 56% del totale dei laureati. Chi ha studiato al classico rappresenta il 36% contro il 19% del totale dei laureati. Questa tendenza è confermata anche nei laureati post-riforma.

Frequenza alle lezioni
I laureati del gruppo Giuridico sono meno assidui a frequentare le lezioni rispetto al totale dei dottori italiani, anche se la percentuale di chi frequenta aumenta notevolmente nel passaggio dal pre al post riforma. Il 25% dei laureati pre-riforma del gruppo Giuridico ha frequentato almeno i tre quarti degli insegnamenti previsti (contro il 54% del totale): una percentuale che aumenta nei laureati triennali del gruppo Giuridico (59% contro il 77% del totale).

Lo studio all’estero e i tirocini
Le esperienze di studio all’estero, già basse nei laureati pre-riforma (8% contro il 13,5 del totale dei laureati), si riducono ulteriormente – come avviene anche per i laureati di tutti gli altri percorsi di studio – al 6% (la media nazionale è del 7%). Un dato che va letto anche in relazione al minor numero di anni previsti per il corso di studi, che rende più difficile per i laureati prevedere esperienze di studio all’estero tra un esame e un altro.

Nel passaggio tra il pre e il post riforma, aumenta notevolmente fra i giuristi la quota di quanti hanno svolto stage e tirocini durante gli studi: erano praticamente inesistenti (il 2% dei laureati) nel pre-riforma, diventano il 24% per i laureati triennali. Le percentuali rimangono però di gran lunga inferiori al totale dei laureati italiani (18% nel pre-riforma e 60% nel post-riforma).

La quota di chi ha esperienze di lavoro durante gli studi è inferiore tra i laureati del gruppo giuridico pre e post riforma (71,5 e 61% contro il 78 e 73% del totale). Come si vede, tra i laureati del gruppo Giuridico cala di dieci punti percentuali la quota di chi lavora durante gli studi nel passaggio dal pre al post riforma (dal 71,5 al 61%).

Soddisfatti degli studi?
I laureati triennali del gruppo Giuridico sono più soddisfatti del corso di studi sia rispetto al totale dei dottori triennali (il 90% contro l’88%) e sia rispetto ai colleghi del pre-riforma (il 90% contro l’83,5%). Nel passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento aumenta anche la percentuale, all’interno dei soddisfatti, di chi risponde “decisamente sì” alla domanda sulla soddisfazione complessiva per il corso di studi (dal 35 al 42%). Se potessero tornare indietro si iscriverebbero di nuovo allo stesso corso l’80% dei laureati del gruppo Giuridico pre-riforma e l’84% dei laureati triennali. Percentuali più o meno in linea con il totale dei laureati.

Dopo la laurea: l’86% dei triennali vuole proseguire gli studi
E dopo la laurea? Interrogati alla vigilia della discussione della tesi, 65 laureati del gruppo Giuridico su cento dichiarano di voler proseguire gli studi (il 32% con tirocinio o praticantato). Una percentuale superiore alla media nazionale (54%) che aumenta sensibilmente tra i laureati triennali. 86 laureati di primo livello del gruppo Giuridico su cento vogliono proseguire la formazione, più della metà con la laurea specialistica (52,5%), un quinto con la scuola di specializzazione (22%). L’intenzione di proseguire gli studi è espressa dal 76% del totale dei laureati triennali.

L’andamento del mercato del lavoro

Il percorso di studi in Giurisprudenza, che richiede più di altre lauree tirocini e praticantati obbligatori per l’accesso alle professioni, rimanda ad un periodo più esteso il raggiungimento della piena occupazione.

A un anno dal conseguimento del titolo chi lavora è il 27% contro il 54% del totale. Un dato che si spiega con le ragioni prima accennate. I neolaureati, infatti, che continuano la formazione rappresentano il 41%, il doppio del totale dei laureati italiani.

A tre anni dalla laurea la percentuale degli occupati del gruppo giuridico sale al 55%.
A cinque anni dalla laurea lavora l’86% dei dottori del gruppo Giuridico, la stessa percentuale del totale dei laureati. Inoltre una quota pari al 7,5% non cerca lavoro perché ancora in formazione.

I dati emergono dall’ultima indagine AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati che ha coinvolto 56mila dottori pre-riforma di 27 Atenei

Le donne sono leggermente svantaggiate. A cinque anni dalla laurea lavora l’89% dei laureati contro l’84% delle laureate del gruppo Giuridico.

A cinque anni dal conseguimento del titolo il lavoro è stabile. Hanno un posto fisso il 79% dei laureati del gruppo Giuridico contro il 74% del totale. Prevale, anche rispetto ad altri gruppi di studio affini, chi lavora in modo stabile ma con una posizione autonoma rispetto a chi ha un contratto a tempo indeterminato. I laureati del gruppo Giuridico con lavoro autonomo sono il 48%, superati solo dagli architetti (67,5%). Seguono i laureati del gruppo Economico-statistico (19%) e di Ingegneria (17%). Sempre a cinque anni dalla laurea i liberi professionisti laureati del gruppo Giuridico rappresentano il 41% contro il 18% del totale dei laureati.

Dopo cinque anni la busta paga è di 1.167 euro.
Il guadagno mensile netto dei laureati del gruppo Giuridico, a cinque anni dalla laurea, è inferiore alla media nazionale (1.167 contro 1.281 euro del totale). Anche nel confronto con altri gruppi di laurea i giuristi hanno gli stipendi più leggeri: a cinque anni i laureati in Medicina guadagnano in media 1.681 euro al mese, quelli in ingegneria 1.540, i laureati del gruppo Economico-statistico 1.372. Questo in gran parte dipende dal peso dei liberi professionisti tra i laureati del gruppo Giuridico che hanno guadagni inferiori rispetto ai professionisti di altri gruppi di laurea anche perché si inseriscono più tardi nel mercato del lavoro, dopo cioè i tirocini e i praticantati obbligatori.