Note Metodologiche

1. Fonti

Le variabili utilizzate provengono dalle seguenti fonti:

  • fonti amministrative: sono informazioni degli archivi amministrativi delle università coinvolte nell’indagine, tranne che per la variabile residenza (il dato amministrativo è sostituito dall’informazione contenuta nel questionario AlmaLaurea, quando questa è disponibile). Tra le variabili considerate ci sono il genere, la data di nascita, il corso e la facoltà frequentata, la data ed il voto di laurea, la regolarità e la durata degli studi;

  • indagine condizione occupazionale: comprende tutte le informazioni relative alla condizione dei laureati rilevata ad uno, tre e cinque anni dal termine degli studi.

2. Atenei aderenti all’indagine 2004

La settima indagine AlmaLaurea sulla condizione occupazionale ha coinvolto i soli laureati pre-riforma. La decisione di non comprendere nella ricerca, almeno per quest’anno, i laureati che hanno concluso gli studi con una laurea triennale (3.733 per la sessione estiva del 2003) deriva dall’eterogeneità dei percorsi di studio compiuti da questi primi laureati post-riforma. Come si vedrà meglio in seguito (cfr. § 3.6), in alcune realtà il numero di laureati post-riforma supera già quello dei laureati del vecchio ordinamento: in tal caso occorre osservare più di una cautela nell’interpretare i risultati.

La rilevazione si è svolta, attraverso metodologia CATI, tra settembre e novembre 2004[1], contattando tutti i 23.459 laureati della sessione estiva 2003, i 18.074 laureati della sessione estiva 2001 e i 14.391 laureati della sessione estiva 1999.

 

Tavola 1 – Laureati degli Atenei aderenti all’indagine 2004

Gli atenei aderenti alla VII indagine sono nel complesso 27, dei quali 23 coinvolti anche nell’indagine a tre anni dal conseguimento del titolo e 20 in quella a cinque anni.

I laureati della sessione estiva del 2001 sono già stati coinvolti nell’analoga indagine 2002, compiuta ad un anno dal conseguimento del titolo. I laureati della sessione estiva del 1999, invece, sono stati contattati altre due volte: nel 2000 ad un anno dalla laurea, e nel 2002 a tre anni. Parte delle informazioni raccolte durante queste precedenti rilevazioni sono state utilizzate per evidenziare l’evoluzione di alcuni fenomeni legati all’inserimento nel mondo del lavoro (condizione occupazionale, contratto di lavoro, efficacia della laurea, tra gli altri), riportate, con interessanti confronti trasversali e longitudinali, nei grafici.

3. Convenzioni e avvertenze

3.1 Dati mancanti e mancate risposte

Per i dati amministrativi le informazioni sono generalmente complete, eccetto per la variabile durata degli studi, per la quale si rileva una piccola quota di “dati mancanti” nei collettivi del 2001 (160 laureati su 18.074, pari allo 0,9%) e del 1999 (12 su 14.391). Per il voto di laurea, l’unica altra variabile amministrativa utilizzata nel volume per cui si registrano dati mancanti, non è disponibile l’informazione solo per quattro laureati del 2001 (su un totale di 18.074 laureati).

Per ciò che riguarda l’indagine sulla condizione occupazionale, la sola variabile per la quale si rileva una quota di “mancate risposte” (ovvero di persone che decidono, pur partecipando alla rilevazione, di non rispondere ad un determinato quesito) di una certa consistenza è, come ci si poteva attendere, il guadagno mensile netto (5% a un anno, 5,7% a tre anni, 6% a cinque anni). Per tutte le altre variabili analizzate la quota di mancate risposte è molto contenuta.

Per migliorare la comprensione e la lettura delle tavole, le mancate risposte non sono riportate: per tale motivo la somma delle percentuali può essere in taluni casi inferiore a 100.

3.2 Arrotondamenti

I valori percentuali sono approssimati alla prima cifra decimale: a causa di tale arrotondamento, la somma delle percentuali è talvolta diversa da 100 (salvo i casi in cui siano presenti “mancate risposte” – cfr. §3.1).

3.3 Segni convenzionali

Per evidenti motivi legati ad esigenze di uniformità e comparabilità tra Atenei, la rappresentazione dei grafici è sempre la medesima, indipendentemente dall’assenza di laureati entro determinati sottogruppi della popolazione; per tale motivo, è possibile che per alcuni grafici non siano riportate tutte le barre previste dallo schema generale, oppure che siano riportate nella legenda modalità di risposta cui non si accompagnano le relative percentuali.

Inoltre, nelle tabelle presentate, il trattino “-” viene utilizzato quando il fenomeno viene rilevato, ma i casi non si sono verificati, mentre il valore percentuale 0,0 indica che il fenomeno viene rilevato e si sono verificati dei casi, ma in percentuale inferiore allo 0,05.

Il simbolo “*”, infine, indica che le statistiche non sono calcolate perché riferite ad un collettivo poco numeroso (inferiore a 5 unità; cfr. §3.4).

3.4 Interpretazione dei risultati

Le tavole documentano nel dettaglio tutti i collettivi con almeno 5 laureati; pertanto, qualora il gruppo di riferimento abbia numerosità inferiore a 5 unità (cfr., a titolo di esempio, la tavola Molise/Scienze mm.ff.nn., colonne a tre e cinque anni), sono riportate le sole statistiche relative al numero dei laureati, numero degli intervistati e tasso di risposta alla rilevazione sulla condizione occupazionale; le restanti statistiche sono omesse, e segnalate dal simbolo “*”.

Nell’analizzare i risultati occorre comunque tenere conto della numerosità di ciascuna popolazione di riferimento: qualora il numero di laureati considerati sia limitato, infatti, è necessario osservare più di una cautela nell’interpretazione dei risultati.

Occorre inoltre prestare attenzione ad alcuni gruppi di laureati, caratterizzati da percorsi lavorativi e formativi particolari. Fra tutti spiccano per rilevanza e specificità i percorsi di studio ad alta formazione post-laurea, in cui per i laureati l’ingresso nel mercato del lavoro è ovviamente ritardato: Medicina, Giurisprudenza e alcuni corsi di Scienze mm.ff.nn. rappresentano gli esempi più classici.

Ma occorre anche tener conto che fra i laureati che risultano occupati ad un anno dall’acquisizione del titolo ben 26 su cento proseguono l’attività lavorativa intrapresa prima della laurea[2]. Ciò avviene soprattutto per i laureati di Scienze della Formazione, Giurisprudenza, Psicologia e Sociologia, per i quali la quota di quanti proseguono l’attività lavorativa iniziata prima della laurea si eleva fino a superare il 40 per cento. Molto verosimilmente si tratta di un’area alimentata da studenti non più giovanissimi, dipendenti prevalentemente del settore pubblico che, con l’acquisizione del titolo, puntano non solo a migliorare la propria preparazione professionale ma ad ottenere anche avanzamenti di carriera, che ovviamente condizionano significativamente le statistiche calcolate.

3.5 Considerazioni su alcuni atenei

L’Ateneo di Genova ha deciso di estendere l’indagine sulla condizione occupazionale anche ai propri laureati della sessione estiva del 1999, pur avendo aderito al Consorzio successivamente, da maggio 2000. Sostanzialmente, quindi, i laureati di questa sessione sono stati contattati per l’intervista a cinque anni dal conseguimento del titolo, pur non avendo partecipato alle relative indagini a tre e a un anno dalla laurea.

È per tale motivo che, per i grafici di Genova, non sono disponibili, per i laureati del 1999, i dati a uno e tre anni dal conseguimento del titolo. Inoltre, il grafico “Laureati 1999. Percorso compiuto dalla laurea all’intervista” è differente da quello degli altri atenei coinvolti nell’indagine a cinque anni dalla laurea, dal momento che i dati sono disponibili solo a partire dal 33° mese (negli altri atenei coinvolti nell’indagine a cinque anni sono disponibili le informazioni anche per i mesi precedenti, dal momento che sono ricavate dall’indagine compiuta nel 2002 a tre anni dal conseguimento del titolo; cfr. §5.6).

Anche l’Ateneo di Milano–IULM, analogamente a quello di Genova, ha deciso di estendere l’indagine ai propri laureati del 1999 e del 2001, pur avendo aderito ad AlmaLaurea da agosto 2002. Valgono, pertanto, le analoghe considerazioni esposte per l’Ateneo di Genova.

I laureati della sessione estiva del 2001 dell'Università di Padova sono 2.048, tutti coinvolti quest’anno nell'indagine a tre anni dalla laurea. Nel 2002 però, per evitare sovrapposizioni con un'iniziativa analoga avviata in sede locale, il collettivo indagato da AlmaLaurea era stato circoscritto a 1.411 laureati (di cui 1.284 intervistati). Pertanto, le elaborazioni ad un anno dal conseguimento del titolo relative ai laureati del 2001, riportate in alcuni grafici, fanno riferimento ad un sottogruppo di laureati.

3.6 Considerazioni su alcune facoltà

Come si è già ricordato, l’indagine ha coinvolto i soli laureati pre-riforma. In alcuni contesti[3], però, dal momento che il numero di laureati post-riforma supera quelli del vecchio ordinamento, i risultati devono essere interpretati con una certa cautela.

Si tenga inoltre presente che:

  • “altre facoltà” comprende i laureati dei corsi Interfacoltà di Catania (Scienze motorie), del Molise (Scienze della formazione primaria) e, per l’anno 2003, dell’Università di Torino (Biotecnologie[4]);

  • nel 2002, la facoltà di Lingue e Letterature straniere dell’Università di Milano–IULM ha cambiato denominazione in Lingue, Letterature e Culture moderne. Per tale motivo, le elaborazioni relative ai laureati del 2003 di questo Ateneo sono consultabili alla voce “Lingue, Letterature e Culture moderne”, mentre quelle dei laureati del 2001 e del 1999 sono consultabili alla voce “Lingue e Letterature straniere”;

  • nella facoltà di Scienze della Formazione sono compresi anche i laureati della facoltà di Magistero (ad esaurimento). In particolare, per l’Ateneo di Parma, alla voce “Scienze della Formazione” (che non è attiva come facoltà) corrispondono i soli laureati ad esaurimento della facoltà di Magistero;

  • la facoltà di Scienze motorie, riportata anche nelle tavole relative al complesso degli atenei, è stata attivata nell’a.a. 1999-2000 presso l’Ateneo di Bologna ed il numero di laureati è davvero esiguo: si tratta di persone già in possesso di altri titoli universitari che, con un breve percorso aggiuntivo, hanno ottenuto la laurea.

Inoltre, accade raramente che non siano presenti laureati di una facoltà in un determinato anno (cfr., a titolo esemplificativo, la voce “Altre facoltà” dell’Università del Molise, in corrispondenza della quale si rilevano solo 10 laureati nel 2003, e nessuno negli anni precedenti): in tal caso le relative elaborazioni non sono riportate.

4. Particolari schemi di classificazione

4.1 Voto di laurea

Il voto di laurea è espresso in 110-imi, anche per la facoltà di Ingegneria dell’Università di Bologna: per il calcolo delle medie il voto “110 e lode” è posto uguale a 113.

4.2 Durata degli studi

È definita come differenza tra la data convenzionale del 5 novembre dell’anno di immatricolazione e la data di laurea.

4.3 Canale utilizzato dai laureati per trovare lavoro

I molteplici metodi (le modalità di risposta previste sono ben 17) adottati dai laureati occupati per trovare l’attuale impiego sono stati aggregati in base all’analogia esistente tra le modalità e alla percentuale di risposte entro ciascuna classe. In particolare:

  • “annuncio su bacheche/giornali” comprende le modalità “inserendo i propri dati su siti Internet o in bacheche elettroniche”, “proponendosi con inserzioni sui giornali/bacheche non elettroniche”, “risposta ad offerte di lavoro pubblicate bacheche elettroniche/Internet” e “risposta ad offerte di lavoro pubblicate sui giornali/bacheche non elettroniche”;

  • ”altro canale” comprende le modalità “contatto con agenzie di lavoro interinale, società di selezione del personale o altre agenzie di collocamento specializzate”, “domande a provveditorati o presidi per insegnamento”, “iscrizione presso un ufficio pubblico di collocamento”, “richiesta a parenti o conoscenti di essere segnalato a datori di lavoro”.

4.4 Tipologia dell’attività lavorativa

Si tenga presente che:

  • “collaborazione”, comprende i contratti a progetto, quello di collaborazione coordinata e continuativa e quelli occasionali;

  • ”altro contratto atipico” comprende i lavori socialmente utili/di pubblica utilità, i contratti rientranti in un piano di inserimento professionale, i contratti interinali, i contratti di associazione in partecipazione.

4.5 Posizione nella professione

Si tenga presente che:

  • altra posizione dipendente” comprende le modalità “ricercatore”, “impiegato esecutivo”, “graduato o militare di carriera delle Forze Armate, Forze di Polizia o assimilati”, “capo operaio, operaio subalterno ed assimilati”, “apprendista”, “lavorante a domicilio per conto di imprese”, “socio di cooperativa alle dipendenze”;

  • altra posizione autonoma” comprende le modalità “imprenditore”, “coadiuvante”, “socio di cooperativa autonomo” e “lavoratore con contratto di associazione in partecipazione”.

4.6 Guadagno mensile netto

La domanda relativa al guadagno mensile netto prevede numerose fasce, espresse in euro: “meno di €250”, “250-500”, “501-750”, “751-1.000”, “1.001-1.250”, “1.251-1.500”, “1.501-1.750”, “1.751-2.000”, “oltre €2.000”. Il guadagno mensile netto è stato calcolato escludendo le mancate risposte ed utilizzando il valore centrale della classe di guadagno (ad esempio, per la fascia “751-1.000” è stato considerato il valore puntuale 875,5); per la prima classe è stato considerato il valore puntuale 200 e per l’ultima il valore 2.250.

4.7 Ramo di attività economica

I ventidue rami di attività economica sono stati aggregati in base all’analogia esistente tra i settori e alla percentuale di risposte entro ciascuna modalità.

Si sottolinea inoltre che:

  • con la modalità “edilizia” si intende anche la costruzione, progettazione, installazione e manutenzione di fabbricati ed impianti;

  • con la modalità “chimica/energia” si intende anche petrolchimica, gas, acqua, estrazione mineraria;

  • “altra industria manifatturiera” comprende le modalità “stampa ed editoria”, “elettronica/elettrotecnica”, “manifattura varia” (ovvero produzione alimentare, tabacchi, tessile, abbigliamento, cuoio, calzature, legno, arredamento, carta, gomme, plastiche);

  • “commercio” comprende anche alberghi e altri pubblici esercizi;

  • “consulenze varie” comprende le modalità “consulenza legale, amministrativa, contabile” e “altre attività di consulenza e professionali”;

  • “altri servizi alle imprese” comprende anche la modalità “pubblicità, pubbliche relazioni”;

  • altri servizi” comprende le modalità “servizi ricreativi, culturali e sportivi” e “altri servizi sociali, personali”.

5. Definizioni utilizzate, indici ideati, metodi applicati

5.1 Tasso di occupazione

Analogamente all’indagine Istat sulla condizione occupazionale dei laureati, nelle elaborazioni predisposte sono considerati “occupati” i laureati che dichiarano di svolgere un’attività lavorativa retribuita, purché non si tratti di un’attività di formazione (tirocinio, praticantato, dottorato, specializzazione): dalla definizione si deduce pertanto che il percepimento di un reddito è condizione necessaria ma non sufficiente per definire un laureato occupato.

Il “tasso di occupazione” riportato nella sezione 4 delle tavole, invece, si riferisce alla definizione utilizzata dall’Istat nell’indagine trimestrale sulle Forze di lavoro. Secondo questa definizione (“meno restrittiva”) sono considerati occupati tutti coloro che dichiarano di svolgere un’attività, anche di formazione o non in regola, purché retribuita[5].

5.2 Tasso di disoccupazione

Il tasso di disoccupazione è stato calcolato seguendo l’impostazione utilizzata dall’Istat nell’ambito della rilevazione trimestrale sulle Forze di Lavoro; la definizione utilizzata, valida fino alla rilevazione Istat 2003, è stata recentemente modificata, per adeguarsi a quanto stabilito dal Regolamento n. 577/98 del Consiglio dell’Unione Europea. Nell’indagine AlmaLaurea è stata presa a riferimento la definizione applicata dall’Istat fino alla rilevazione 2003.

Il tasso di disoccupazione è ottenuto dal rapporto tra le persone in cerca di occupazione e le forze di lavoro; le persone in cerca di occupazione (o disoccupati) sono tutti i non occupati che dichiarano di essere alla ricerca di un lavoro, di aver effettuato almeno un’azione di ricerca di lavoro “attiva” nelle quattro settimane precedenti l’intervista e di essere immediatamente disponibili (entro due settimane) ad accettare un lavoro, qualora venga loro offerto. A questi devono essere aggiunti coloro che dichiarano di aver già trovato un lavoro, che inizieranno però in futuro.

Le forze di lavoro sono date dalla somma delle persone in cerca di occupazione e degli occupati (secondo la definizione Istat-Forze di Lavoro).

5.3 Il metodo di Kaplan-Meier

La procedura di Kaplan-Meier rappresenta un metodo per la stima di funzioni di sopravvivenza che permette di rappresentare la probabilità che ogni individuo ha di rimanere nella condizione di origine (nel caso in esame nella condizione di “non occupazione”) dopo t unità di tempo dall’inizio del “periodo a rischio”[6]. Il metodo di Kaplan-Meier è stato utilizzato solo a fini descrittivi, senza valutare né considerare tutte le variabili che possono incidere sulla durata della non-occupazione. È un metodo di stima non parametrico: non occorre formulare alcuna ipotesi in merito alla distribuzione della variabile oggetto di studio. Può perciò essere considerato un caso particolare di tavola di sopravvivenza, nella quale ogni intervallo di tempo contiene una sola osservazione.

Le ipotesi che occorre controllare per poter applicare il metodo di Kaplan-Meier sono le seguenti:

  • le probabilità relative all’evento oggetto di interesse devono dipendere solo dal tempo successivo all’evento iniziale, ovvero tali probabilità si presumono stabili in relazione al tempo assoluto. Ciò significa che i casi aggiunti allo studio in momenti diversi devono produrre risultati simili;

  • non devono esistere differenze sistematiche tra i casi in cui si è verificato l’evento e quelli in cui non si è manifestato;

  • gli intervalli di tempo devono essere costruiti in modo tale che, al loro interno, la probabilità di sopravvivenza resti costante.

La permanenza nella condizione di “non occupazione” è calcolata per tutti gli intervistati che non lavoravano al momento della laurea, ed è espressa in mesi: per i laureati che hanno avuto almeno un’esperienza di lavoro dopo il conseguimento del titolo, l’intervallo t è definito come numero di mesi trascorsi dalla laurea all’ottenimento del primo impiego (non necessariamente coincidente con l’attuale). Per chi, invece, ha dichiarato di non aver mai lavorato dopo la laurea, l’intervallo è definito come numero di mesi dal conseguimento del titolo all’intervista (fissata per tutti al mese di ottobre 2004): i casi di questo tipo sono definiti right-censored (il periodo di osservazione si è concluso prima che l’evento oggetto di interesse si manifestasse)[7].

Questa particolarità influenza anche la definizione della curva di sopravvivenza, che nel tempo conclusivo di osservazione T è definita uguale a zero se si registra un evento non-censored (cioè al termine di tale periodo uno o più individui subiscono l’evento)[8].

La funzione di sopravvivenza S(t) misura la probabilità che il laureato ha di non essere ancora occupato dopo t mesi dal conseguimento del titolo. Se p1 indica la probabilità di non essere occupati dopo il primo mese dalla laurea, p2 indica la probabilità condizionata di non essere occupati dopo il secondo mese dalla fine degli studi dato che non si è riusciti a trovare un impiego nel corso del primo mese e pk, in generale, indica la probabilità condizionata di non essere occupati dopo k mesi dalla fine degli studi dato che non si è riusciti a trovare un impiego nel corso dei primi k-1 mesi, allora si definisce

 

S(t) = p1 x p2 x...x pk x...x pt

 

Le differenze tra i collettivi sono individuabili facilmente dall’analisi dei tempi mediani di sopravvivenza nella condizione di “non occupazione”, dove il tempo mediano corrisponde al tempo t per cui S(t)=50 (nella scala 0-100). Se al termine del periodo di osservazione ha trovato un impiego meno della metà dei laureati, allora la mediana non è determinabile[9].

Nel grafico relativo alla posizione nei confronti degli obblighi di leva, la somma di “leva prima” e “leva dopo” della colonna “totale laureati” può non corrispondere con il valore riportato nella medesima colonna del grafico per genere a causa delle mancate risposte.

5.4 L’efficacia della laurea nel lavoro svolto

L’efficacia del titolo universitario, che ha il pregio di sintetizzare due aspetti importanti relativi all’utilità e alla spendibilità del titolo universitario nel mercato del lavoro, deriva dalla combinazione delle domande inerenti l’utilizzo delle competenze acquisite all’università e la necessità (formale e sostanziale) del titolo per l’attività lavorativa. Secondo la chiave interpretativa proposta nello schema sotto riportato, si possono distinguere cinque livelli di efficacia:

  • molto efficace, per gli occupati la cui laurea è richiesta per legge o di fatto necessaria, e che utilizzano le competenze universitarie in misura elevata;

  • efficace, per gli occupati la cui laurea non è richiesta per legge ma è comunque utile e che utilizzano le competenze acquisite in misura elevata, o il cui titolo è richiesto per legge e che utilizzano le competenze in misura ridotta;

  • abbastanza efficace, per gli occupati la cui laurea non è richiesta per legge, ma di fatto è necessaria oppure utile, e che utilizzano le competenze acquisite in misura ridotta;

  • poco efficace, per gli occupati la cui laurea non è richiesta per legge né utile in alcun senso e che utilizzano in misura ridotta le competenze acquisite, oppure il cui titolo non è richiesto ma utile e che non utilizzano assolutamente le competenze acquisite;

  • per nulla efficace, per gli occupati la cui laurea non è richiesta per legge né utile in alcun senso, e che non utilizzano assolutamente le competenze acquisite.

Tavola 2 – Definizione dell'efficacia della laurea

Utilizzo
competenze
univers.
Utilità della laurea
Richiesta
per legge
Necessaria Utile Non rich.
né utile
Non
risp.
Elevato ME ME E NC NC
Ridotto E AE AE PE NC
Per niente NC NC PE NE NC
Non risp. NC NC NC NC NC
           
ME Molto efficace E Efficace AE Abbastanza eff.
           
PE Poco efficace NE Per nulla eff. NC Non classificabile

 

Sono esclusi da tale classificazione, oltre alle mancate risposte, alcune modalità “anomale”, difficilmente riconducibili ad una delle categorie sopra evidenziate: nella rilevazione ad un anno dalla laurea la modalità “non classificabile” corrisponde al 2,4% degli occupati, in quella a tre anni al 2,6% e in quella a cinque al 2,5%.

 

5.5 L’indice di qualità del lavoro svolto

L’indice di qualità del lavoro svolto è calcolato sul complesso degli occupati ed è ottenuto combinando quattro variabili relative a differenti aspetti dell’attività lavorativa svolta: il contratto di lavoro, il livello di utilizzo delle competenze acquisite durante gli studi, la necessità formale e sostanziale del titolo acquisito (questi ultimi due elementi compongono anche l’efficacia della laurea nel lavoro svolto) e la soddisfazione per diversi aspetti dell’attività (prospettive di guadagno, prospettive di carriera, acquisizione di professionalità, indipendenza o autonomia sul lavoro, tempo libero).

Per la costruzione dell’indice, calcolato solo per coloro che hanno risposto a tutte le domande necessarie per la sua costruzione (sono perciò stati esclusi 340 – pari al 3,1% degli 11.093 laureati occupati ad un anno dalla laurea, 280 – pari al 2,5% degli 11.218 occupati a tre anni, 230 – pari al 2,4% dei 9.609 occupati a cinque anni), si è proceduto assegnando punteggi tra 0 e 5 alle singole modalità di risposta di ogni domanda.

Vista la diversa natura degli elementi considerati, taluni oggettivi e inconfutabili, come il contratto di lavoro, altri soggettivi e legati alla percezione individuale del laureato, come la soddisfazione, si sono attribuiti alle quattro variabili “pesi” differenti, la cui attendibilità e correttezza sono state valutate con l’ausilio di adeguati strumenti statistici e secondo il parere del Gruppo di Lavoro[10]. Peso massimo - pari a 4 - è attribuito al contratto di lavoro, cui seguono l’utilizzo delle competenze acquisite e la richiesta del titolo - peso 3 - e la soddisfazione per il lavoro svolto - peso 2.

L’indice di qualità è stato ottenuto come somma dei punteggi pesati, riproporzionato a 100 per una maggiore semplicità di lettura: esso pertanto varia nella scala 0-100.

5.6 Il percorso compiuto dalla laurea all’intervista

Il grafico “Percorso compiuto dalla laurea all’intervista” rileva, attraverso una batteria di domande ad hoc, le principali attività che hanno tenuto impegnati i laureati dal conseguimento del titolo: si tratta di quesiti che ricostruiscono a ritroso tale percorso. Per i laureati del 1999 si sono combinate le risposte rilevate in due momenti differenti: per il periodo che va dalla laurea alla fine del 2001 tali risposte fanno riferimento alla rilevazione dell’autunno 2002, compiuta a tre anni dal conseguimento del titolo; per il periodo 2002-2004, invece, si fa riferimento all’intervista a cinque anni dalla laurea. Per ovvie ragioni legate alla rappresentatività delle risposte, in tal caso si sono considerati i soli laureati che hanno partecipato ad entrambe le rilevazioni, quella a tre e quella a cinque anni dalla laurea.

Fanno eccezione gli Atenei di Genova e di Milano–IULM che, come sottolineato nel paragrafo 3.5, hanno esteso l’indagine fino a cinque anni dalla laurea, pur avendo aderito al Consorzio solo successivamente al 1999: in tal caso la rilevazione del percorso compiuto dalla laurea all’intervista inizia dal 2002 (in corrispondenza del 33° mese).

 


Note

[1] Per maggiore uniformità e comparabilità dei dati, la data di riferimento, per chi è stato intervistato dopo il 30 settembre 2004, è stata fissata al 1° ottobre 2004; in altre parole, si è chiesto ai laureati di far riferimento alla loro situazione occupazionale alla data del 1° ottobre 2004.

[2] Fra tutti i laureati di AlmaLaurea del 2003, il 7,7 per cento è rappresentato da lavoratori-studenti, cioè da laureati che hanno dichiarato di avere svolto attività lavorative stabili o con contratto di formazione lavoro durante gli studi universitari senza poter frequentare le lezioni. Il 52,4 per cento è invece costituito da studenti-lavoratori con esperienze di lavoro occasionali o a tempo determinato (oltre ai lavoratori stabili che hanno potuto frequentare). Per approfondimenti, cfr. AlmaLaurea, Profilo dei laureati 2003, 2004.

[3]In particolare, il numero dei laureati post-riforma della sessione estiva del 2003 supera quello dei pre-riforma a Bologna/Economia, Padova/Scienze statistiche, Piemonte Orientale/Scienze politiche, Siena/Ingegneria e Siena/Scienze politiche, Torino Università/Altre facoltà, Trieste/Medicina e Chirurgia, Udine/Scienze mm.ff.nn. Sull’intero 2003, invece, i laureati post-riforma sono più numerosi di quelli pre-riforma a Basilicata/Ingegneria, Catanzaro/Medicina e Chirurgia, Chieti-Pescara/Medicina e Chirurgia, Ferrara/Medicina e Chirurgia, IUAV di Venezia/Pianificazione del Territorio, Padova/Agraria, Padova/Medicina e Chirurgia, Roma–LUMSA/Scienze della Formazione, Siena/Medicina e Chirurgia, Torino Università/Medicina e Chirurgia, Trento/Scienze mm.ff.nn., Udine/Medicina e Chirurgia.

[4] Sulla base della documentazione fornita dall’Ateneo, i 14 laureati di Biotecnologie della sessione estiva del 2001 sono invece compresi fra quelli della facoltà di Scienze mm.ff.nn.

[5] Per dettagli, cfr. Istat, Forze di lavoro – Media 2003, 2004.

[6]H.P. Blossfeld, A. Hamerle, K.U. Mayer, Event history analysis. Statistical theory and application in the social sciences, 1989.

[7] Due intervistati, uno che ha vissuto l’evento (ovvero, nel nostro caso, che ha trovato lavoro) e l’altro che non lo ha vissuto (è il caso right-censored), possono presentare lo stesso numero di mesi t: in tale situazione si conviene che il primo abbia vissuto l’evento appena un attimo prima del secondo.

[8] Cfr. i grafici “Tempi di ingresso nel mercato del lavoro, per genere” e “Tempi di ingresso nel mercato del lavoro, per posizione nei confronti degli obblighi di leva” degli Atenei di Basilicata, Cassino, Ferrara, Milano–IULM, Molise, Padova, Parma, Piemonte Orientale, Roma–LUMSA, Torino Politecnico, Trento, Udine e IUAV di Venezia.

[9]Cfr. grafici degli Atenei di Bari, Basilicata, Catanzaro e Salerno.

[10] Al fine di approfondire i temi correlati a questa indagine, AlmaLaurea ha promosso la costituzione di un Gruppo di Lavoro, che si riunisce periodicamente ed i cui componenti sono nominati dagli Atenei stessi.


Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea