Note Metodologiche

1. Fonti dei dati

Le variabili utilizzate provengono dalle seguenti fonti:

  • documentazione amministrativa: sono informazioni provenienti dagli archivi amministrativi delle università coinvolte nell’indagine, tranne che per la variabile residenza (il dato amministrativo è sostituito dall’informazione contenuta nel questionario AlmaLaurea, quando questa è disponibile). Tra le variabili considerate ci sono il genere, la data di nascita, le informazioni relative al corso di studio frequentato, l’anno di immatricolazione, la data ed il voto di laurea, la durata degli studi;

  • indagine sul profilo dei laureati: si tratta in particolare della variabile puri/ibridi che, come si vedrà meglio nel § 6, distingue i laureati post-riforma a seconda che appartengano ad un corso riformato fin dalla prima immatricolazione all’università (puri) oppure che abbiano concluso un corso con il contributo di crediti formativi maturati all’interno di percorsi pre-riforma (ibridi). L’informazione è disponibile combinando alcune informazioni amministrative alle risposte fornite dai laureandi nel questionario AlmaLaurea sottoposto loro alla vigilia della conclusione degli studi universitari;

  • indagine condizione occupazionale: comprende tutte le informazioni relative alla condizione dei laureati rilevata ad uno, tre e cinque anni dal termine degli studi. La documentazione ad un anno è disponibile per i laureati post-riforma; quella a tre per i laureati di secondo livello e specialistici a ciclo unico, mentre quella a cinque anni è disponibile per i soli laureati pre-riforma.

2. Metodologia di rilevazione

L’indagine 2010 sulla condizione occupazionale dei laureati ha confermato, nell’impianto complessivo, il disegno di rilevazione sperimentato con successo negli anni precedenti; anche se quest’ultimo risulta necessariamente sempre più articolato. Infatti, la rilevazione 2010 ha coinvolto nuovi collettivi: oltre a tutti i (178mila) laureati post-riforma del 2009 (primo livello, specialistici, specialistici a ciclo unico nonché i laureati del corso non riformato in Scienze della Formazione primaria) intervistati ad un anno dalla laurea, la rilevazione è stata estesa a tutti i laureati di secondo livello del 2007 (38mila), intervistati quindi a tre anni1. L’elevato numero di laureati indagati consente di disporre di elaborazioni fino a livello di corso di laurea, così da garantire risposta alle richieste avanzate dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca2 ed alle crescenti esigenze conoscitive degli atenei, soprattutto di quelli di più ridotte dimensioni.

Anche quest’anno si è ricorsi alla doppia metodologia di rilevazione, CAWI (Computer-Assisted Web Interview) e CATI (Computer-Assisted Telephone Interview), consentendo così di abbattere costi e tempi di rilevazione (per tanti atenei tutto ciò si è tradotto in un cospicuo risparmio). In particolare, tutti i laureati in possesso di posta elettronica (complessivamente pari al 90% tra i laureati del 2009 e all’86% tra gli specialistici del 2007) sono stati contattati via e-mail ed invitati a compilare un questionario, programmato interamente all’interno del Consorzio e ospitato sul sito web di AlmaLaurea; la procedura di rilevazione ha previsto al massimo tre solleciti. Successivamente, tutti coloro che non hanno risposto al questionario on-line (nonché, ovviamente, i laureati senza indirizzo e-mail) sono stati contattati telefonicamente, al fine di raggiungere i tassi di risposta elevati che contraddistinguono abitualmente le indagini AlmaLaurea. Per garantire l’essenziale identità dell’intervallo trascorso fra conseguimento del titolo e intervista, i laureati degli anni 2009 e 2007 sono stati contattati in due diversi momenti: tra aprile e giugno 2010 sono stati intervistati i laureati del periodo gennaio-giugno, tra settembre e dicembre quelli di luglio-dicembre3.

La tradizionale rilevazione sui laureati pre-riforma ha invece mantenuto la consolidata impostazione di rilevazione: l’indagine ha riguardato tutti i laureati (circa 29mila) della sessione estiva del 2005, coinvolti a cinque anni dal conseguimento del titolo. Per questi la rilevazione è stata compiuta attraverso metodologia CATI e si è svolta tra settembre e novembre 20104. Come per la precedente rilevazione, si è ritenuto opportuno escludere dall’indagine i laureati pre-riforma ad un anno dal titolo (e quest’anno anche quelli a tre): essi rappresentano infatti oramai la coda di un sistema universitario di fatto completamente riformato e le caratteristiche di questi laureati sono tanto particolari da non consentire alcuno spunto di riflessione interessante.

Come già anticipato, la documentazione resa disponibile si articola pertanto nelle due componenti pre e post-riforma (quest’ultima, a sua volta, in primo livello, secondo livello, a ciclo unico nonché nel corso non riformato di Scienze della Formazione primaria), aumentando inevitabilmente il grado di complessità delle analisi compiute. Per le peculiarità del percorso di studio i laureati specialistici a ciclo unico del 2005 sono stati assimilati ai laureati pre-riforma.

Si tenga inoltre presente che in alcuni casi il numero di laureati coinvolti nell’indagine non coincide esattamente con quanto riportato nelle statistiche relative al profilo dei laureati; ciò è dovuto ad integrazioni o correzioni intervenute sulla banca dati successivamente alla redazione di tale rapporto.

3. Atenei coinvolti

Gli atenei aderenti alla XIII indagine sono nel complesso 54, dei quali 48 coinvolti anche nell’indagine a tre anni dal conseguimento del titolo e 40 in quella a cinque anni.

I laureati di secondo livello e specialistici a ciclo unico del 2007 sono già stati coinvolti nell’analoga indagine 2008, compiuta ad un anno dal conseguimento del titolo. I laureati pre-riforma della sessione estiva del 2005, invece, sono stati contattati altre due volte: nel 2006 ad un anno dalla laurea, e nel 2008 a tre anni.

Viste le finalità delle tavole per ateneo predisposte (garantire a ciascuna università consorziata un’ampia documentazione che, per i laureati post-riforma viene articolata fino a riguardare i singoli corsi di laurea), i dati non sono stati interessati dalla procedura di “riproporzionamento”, utilizzata invece per il materiale presentato in occasione del convegno annuale di AlmaLaurea. In quest’ultimo caso, infatti, il riproporzionamento è fondamentale per garantire stime rappresentative dei laureati italiani.

Considerazioni su alcuni collettivi non indagati

Dalla rilevazione 2009 sulla condizione occupazionale sono stati esclusi i laureati che hanno conseguito due titoli nei periodi in esame e che pertanto rischiavano di essere intervistati due volte ma con riferimento a lauree differenti. In particolare, per i laureati in possesso di laurea di primo e secondo livello è stato considerato il solo titolo di secondo livello; per coloro che possedevano due titoli dello stesso livello, è stato considerato il primo dei due (in termini di data di conseguimento della laurea); tra un titolo pre-riforma e uno post-riforma è stata data la precedenza a quello post-riforma (ad eccezione dei titoli di primo livello conseguiti nel 2007 e 2005, vista la natura sperimentale di tali indagini).

Si è inoltre preferito escludere alcune categorie di laureati che hanno ottenuto il titolo di studio universitario in seguito a convenzioni speciali. Si tratta in particolare dei lavoratori nel campo sanitario ai quali l’Università di Chieti e Pescara ha riconosciuto l’esperienza professionale ai fini della laurea di primo livello in una delle discipline sanitarie e dei membri delle Forze dell’Ordine e delle Forze Armate che hanno concluso il corso di laurea in Scienze organizzative e gestionali presso l’Ateneo della Tuscia.

4. Disponibilità della documentazione

La documentazione predisposta può essere esaminata operando una scelta in ciascuna delle tre sezioni che compongono la maschera di consultazione: selezionata la rilevazione di interesse sulla base dell’anno di indagine, tipo di corso e anni dalla laurea, è possibile selezionare determinati sottogruppi di popolazione, circoscrivendo così l’analisi ad un collettivo ben definito; infine è possibile comparare gruppi di laureati attraverso un’analisi impostata su una specifica variabile di confronto.

Variabili di selezione dell’indagine

È possibile selezionare l’indagine di interesse sulla base dell’anno di indagine, anni dalla laurea (uno, tre e cinque) e tipo di corso (di primo livello, di secondo livello, specialistico a ciclo unico, non riformato, pre-riforma).

Variabili di selezione del collettivo

Le variabili di selezione disponibili sono: ateneo, facoltà, gruppo disciplinare, classe di laurea, corso di laurea. Per facilitare la consultazione delle schede sono visualizzate tutte le variabili disponibili, ma alcune risultano attive solo dopo aver operato una determinata selezione: ad esempio, la variabile classe di laurea, disponibile solo per i laureati post-riforma, risulta attiva solo dopo aver selezionato un tipo di corso post-riforma.

Allo stesso modo anche la variabile corso di laurea, disponibile solo per i laureati post-riforma, è resa attiva, e quindi selezionabile, solo dopo aver operato un’ulteriore scelta a livello di ateneo e almeno una variabile tra Facoltà, gruppo disciplinare e classe di laurea. Ciò dal momento che la variabile utilizza i codici della banca dati dell’offerta formativa Off.F.: ad ogni corso di laurea attivato presso un determinato ateneo (in alcuni casi anche presso una determinata sede) è associato un codice univoco, che non permette aggregazioni per il complesso degli atenei. In alcuni casi, addirittura, un corso attivato presso un ateneo può cambiare codice pur non modificandosi il nome formale del corso; ciò, ad esempio, può avvenire in seguito a cambiamenti nel contenuto formativo, nell’attribuzione alla relativa classe di laurea, ecc. In questi casi i corsi sono trattati separatamente, perché diversi sono i codici Off.F. ad essi attribuiti; per facilitare l’individuazione di questi casi particolari, accanto alla denominazione del corso è stato indicato l’anno accademico fino al quale esso era attivo (“fino all’a.a.”) oppure l’anno accademico da cui è divenuto attivo (“dall’a.a.”).

Variabili di confronto

Le variabili di confronto disponibili sono: tipo di corso, ateneo, facoltà, gruppo disciplinare, classe di laurea, corso di laurea, genere, puri/ibridi, condizione occupazionale alla laurea, iscrizione alla specialistica. Le ultime quattro variabili sono selezionabili solo come variabili di confronto e non come variabili di selezione: in particolare, puri/ibridi è disponibile per tutte le lauree post-riforma (ad eccezione di Scienze della Formazione primaria), mentre iscrizione alla specialistica solo per i laureati post-riforma di primo livello. Inoltre, si ricorda che la variabile corso di laurea, per i laureati post-riforma, identifica ogni singolo corso di laurea attivato presso un determinato ateneo (in alcuni casi anche presso una determinata sede): pertanto, non è possibile operare confronti tra atenei, dal momento che ad ogni corso di laurea presente sul territorio è associato un codice univoco.

Infine, un’annotazione relativa ai laureati di secondo livello e specialistici a ciclo unico: nel confronto per anni dalla laurea accade raramente che, operando una selezione, non siano presenti laureati in un determinato anno (cfr., a titolo esemplificativo, la voce Scienze del benessere dell’Università del Molise, in corrispondenza della quale si rilevano solo 22 laureati specialistici nel 2009 e nessuno nel 2007). In tal caso le relative elaborazioni non sono riportate.

Variabili rilevate solo su alcuni collettivi

Alcune informazioni sono disponibili solo per determinati tipi di corsi di laurea. Si tratta in particolare di:

  • tutte le domande della sezione 2a delle tavole (“formazione specialistica”) rilevata solo per i laureati di primo livello (cfr. § 6, 7);

  • partecipazione ad attività di formazione quali dottorato e master universitario di secondo livello, per ovvi motivi rilevata solo per i laureati pre-riforma, per quelli specialistici, specialistici a ciclo unico e del corso non riformato in Scienze della Formazione primaria (cfr. § 6);

  • condizione occupazionale e formativa, rilevata solo per i laureati di primo livello (cfr. § 6);

  • condizione occupazionale alla laurea, rilevata secondo modalità differenti per i laureati specialistici (cfr. § 6);

  • utilità della laurea specialistica per lo svolgimento dell'attività lavorativa, disponibile solo per i laureati di secondo livello.

Per la maggior parte di queste variabili sono disponibili (nel presente documento) ulteriori spiegazioni riguardo le scelte di somministrazione e la descrizione delle modalità di risposta; si rimanda ai relativi paragrafi per avere ulteriori informazioni.

5. Convenzioni e avvertenze

Dati mancanti e mancate risposte

Per i dati amministrativi le informazioni sono di fatto sempre complete, eccetto per la variabile voto di laurea (1 dato mancante nel collettivo dei laureati pre-riforma del 2005).

La variabile puri/ibridi (la cui definizione è riportata nel § 6), utilizza, in parte, documentazione proveniente dal questionario compilato dai laureandi alla vigilia della conclusione degli studi. Per tale motivo l’informazione non è disponibile per tutti i laureati, ma solo per la parte, comunque consistente, che ha compilato tale questionario. Più nel dettaglio, l’informazione non è disponibile per il 9,3% dei laureati di primo livello, il 9,9% dei laureati di secondo livello del 2009 e il 13,2% di quelli del 2007; per il 10,1% dei laureati specialistici a ciclo unico del 2009 e il 14,4% di quelli del 2007.

Per ciò che riguarda l’indagine sulla condizione occupazionale, la sola variabile per la quale si rileva una quota di “mancate risposte” (ovvero di persone che decidono, pur partecipando alla rilevazione, di non rispondere ad un determinato quesito) di una certa consistenza è, come ci si poteva attendere, il guadagno mensile netto5. Per tutte le altre variabili analizzate la quota di mancate risposte è più contenuta.

Per migliorare la comprensione e la lettura delle tavole, le mancate risposte non sono riportate: per tale motivo la somma delle percentuali può essere in taluni casi inferiore a 100.

Una quota di dati mancanti è presente per le variabili di confronto: condizione occupazionale alla laurea, puri/ibridi e iscrizione alla specialistica. Per migliorare la lettura delle tavole tale quota non è mai riportata, pur essendo compresa nel relativo totale “collettivo selezionato”.

Arrotondamenti

I valori percentuali sono approssimati alla prima cifra decimale: a causa di tale arrotondamento, la somma delle percentuali è talvolta diversa da 100. Esulano naturalmente da tali considerazioni i casi in cui sono presenti le “mancate risposte” (cfr. § 5).

Segni convenzionali

Nelle tavole predisposte, il trattino “-” viene utilizzato quando il fenomeno viene rilevato, ma i casi non si sono verificati, mentre il valore percentuale 0,0 indica che il fenomeno viene rilevato e si sono verificati dei casi, ma in percentuale inferiore allo 0,05.

Infine, il simbolo “n.p.” indica che l’elaborazione non è riportata perché non pertinente con il collettivo esaminato (ad es., tipologia dell’attività lavorativa nel caso in cui nessun laureato del collettivo in esame sia occupato; caratteristiche della laurea specialistica scelta nel caso in cui nessun laureato di primo livello si sia iscritto alla laurea di secondo livello).

Il simbolo “*” indica invece che le statistiche non sono calcolate perché riferite ad un collettivo poco numeroso (inferiore a 5 unità; cfr. § 5).

Cautele nell’interpretazione dei risultati

Come si è già detto, le tavole documentano nel dettaglio tutti i collettivi con almeno 5 laureati; pertanto, qualora il gruppo di riferimento abbia numerosità inferiore a 5 unità (cfr., a titolo di esempio, la tavola ad un anno relativa ai laureati di primo livello di Farmacia dell’Università di Chieti e Pescara), sono riportati solo numero di laureati, numero di intervistati e tasso di risposta alla rilevazione sulla condizione occupazionale; le restanti statistiche sono omesse, e segnalate dal simbolo “*”.

Nell’analizzare i risultati occorre comunque tenere conto della numerosità di ciascuna popolazione di riferimento: qualora il numero di laureati considerati sia limitato, infatti, è necessario osservare più di una cautela nell’interpretazione dei risultati.

Occorre inoltre prestare attenzione ad alcuni gruppi di laureati, caratterizzati da percorsi lavorativi e formativi particolari. Fra tutti spiccano per rilevanza e specificità i percorsi di studio all’interno dei quali un’elevata quota di laureati (pre-riforma e specialistici a ciclo unico) si dedica ad attività formative post-laurea e, di conseguenza, ritarda inevitabilmente l’ingresso nel mercato del lavoro: Medicina e chirurgia e Giurisprudenza rappresentano gli esempi più classici. Ma più in generale è bene tenere in considerazione anche altre variabili, come la condizione occupazionale al momento della laurea o, per i laureati di primo livello, la scelta di coniugare studio e lavoro. Entrambi gli elementi, infatti, incidono significativamente sulle chance occupazionali e sulle caratteristiche del lavoro svolto. Per ciò che riguarda la prima variabile segnalata, non si deve dimenticare che coloro che lavorano al momento della laurea risultano generalmente più agevolati nell’inserimento nel mercato del lavoro, verosimilmente perché hanno già maturato l’esperienza necessaria ad ottenere un lavoro, tra l’altro in generale con caratteristiche migliori. È naturale che coloro che proseguono il medesimo lavoro dopo la laurea si trovano, in particolare ad un anno dal conseguimento del titolo, ancor più favoriti, soprattutto per ciò che riguarda stabilità lavorativa e retribuzioni. Anche il secondo elemento messo in luce (la scelta, per i laureati di primo livello, di coniugare studio e lavoro) incide profondamente sulle caratteristiche dell’attività lavorativa svolta, per ovvi motivi solitamente temporanea, part-time, con retribuzioni più contenute. Entrambe le variabili qui esposte possono essere prese in considerazione nelle tavole predisposte (come variabili di confronto), al fine di permettere immediatamente comparazioni tra i collettivi.

Considerazioni su alcune facoltà

Nel caso in cui sia presente, in uno stesso ateneo e per una stessa facoltà, un’organizzazione dell’offerta formativa articolata su più sedi, si è deciso di presentare i dati occupazionali tenendo conto di questa suddivisione; ciò al fine di rilevare gli esiti occupazionali distintamente per sede di studio. A maggior ragione tale articolazione è attuata quando all’interno dell’ateneo le facoltà presenti in sedi diverse sono formalmente distinte.

È importante sottolineare che alcune facoltà sono presenti in un solo ateneo: in tal caso, ovviamente, l’interpretazione dei risultati per il complesso degli atenei esige più di una cautela.

Significato del termine “laurea” nelle elaborazioni predisposte

Per agevolare la consultazione delle tavole si è deciso di utilizzare il termine “laurea”, senza ulteriori specifiche relative al tipo di titolo analizzato (di primo livello, di secondo livello, ecc.). Fanno eccezione le elaborazioni disponibili per un solo tipo di corso, nel qual caso è riportata la relativa specifica al fine di connotare al meglio il collettivo in esame.

6. Definizioni utilizzate, indici ideati

Laureati post-riforma puri e ibridi

I laureati post-riforma (di primo, secondo livello o specialistici a ciclo unico) “puri” sono coloro che appartengono ad un corso post-riforma fin dalla prima immatricolazione all’università; hanno quindi compiuto il loro percorso di studi per intero ed esclusivamente nel nuovo ordinamento. I laureati “ibridi” sono invece gli studenti che hanno concluso un corso post-riforma con il contributo di crediti formativi maturati all’interno di percorsi di studio pre-riforma.

Il procedimento di individuazione dei laureati puri/ibridi si basa sulle seguenti informazioni. Per i laureati di primo livello si considerano anno di immatricolazione, anno di conseguimento del diploma e le risposte fornite dai laureati alle seguenti domande contenute nel questionario compilato al termine degli studi:

  • Ha effettuato un passaggio da un ordinamento ad un altro o da un corso di studio ad un altro? Se sì, ha effettuato il passaggio provenendo da un corso pre-riforma o post-riforma?

  • Ha conseguito, prima di questa esperienza universitaria, un precedente titolo universitario (diploma universitario, laurea, ecc.)? Se sì, quale tipo di corso?

  • Ha intrapreso, senza conseguire il titolo finale, percorsi di studio universitario diversi dall’esperienza che sta concludendo? Se sì, quale tipo di corso?

Per i laureati specialistici si considera invece l’anno di conseguimento del diploma e le risposte fornite dai laureati alle seguenti domande contenute nel questionario compilato al termine degli studi:

  • Prima di iscriversi al corso di laurea specialistica (o magistrale) che sta portando a termine, quale corso universitario aveva concluso?

  • Oltre a quella che ha appena indicato, ha avuto ulteriori esperienze universitarie precedenti? Se sì, quale percorso di studio?

  • Per conseguire la sua laurea specialistica, lei ha ottenuto complessivamente 300 crediti formativi. Una parte di questi crediti è stata ottenuta all’interno di un corso universitario pre-riforma (vecchio ordinamento)?

Infine, per i laureati specialistici a ciclo unico si considera l’anno di immatricolazione.

Nelle tavole disaggregate per puri/ibridi, il dato riferito al complesso dei laureati selezionati comprende anche una quota di intervistati per i quali non è possibile ricostruire il percorso universitario (e quindi l’appartenenza all’una o all’altra modalità della variabile in esame) in assenza di informazioni relative alle precedenti esperienze universitarie.

Iscrizione ad un corso di laurea specialistica

Si tenga presente che per i laureati di primo livello:

  • “è attualmente iscritto ad un corso di laurea specialistica” comprende, oltre ai laureati triennali iscritti alla laurea di secondo livello, anche 203 laureati che hanno dichiarato di essersi iscritti ad un corso quadriennale del vecchio ordinamento (si tratta del corso non riformato in Scienze della Formazione primaria)6;

  • “si era iscritto ad un corso di laurea spec./di primo livello, ma non lo è attualmente” comprende, oltre a coloro che hanno abbandonato gli studi entro il primo anno dall’iscrizione, anche i laureati che hanno terminato con successo il nuovo percorso di studio cui si sono iscritti dopo il conseguimento del titolo del 2009.

Formazione post-laurea

Per ovvi motivi legati alle attività di formazione che è consentito seguire dopo il conseguimento del titolo di primo livello, nelle elaborazioni relative ai laureati post-riforma triennali non sono considerate le attività “dottorato di ricerca” e “master universitario di secondo livello”7. Di conseguenza, la modalità “ha partecipato ad almeno un'attività di formazione” è calcolata in modo differente per i laureati di primo livello. Inoltre, concorrono alla formazione di tale quota anche le risposte relative all’esperienza legata al servizio civile nazionale volontario (attività non riportata nelle tavole, ma comunque rilevata per tutti gli intervistati).

Condizione occupazionale e formativa dei laureati di primo livello

La condizione occupazionale e formativa dei laureati di primo livello è presentata attraverso due elaborazioni: oltre a quella tradizionale a tre modalità (“lavora”, “non lavora e non cerca” e “non lavora ma cerca”), utile per fare confronti con gli altri tipi di corsi di laurea esaminati, è riportata anche una suddivisione in cinque modalità (“lavora e non è iscritto alla specialistica”, “lavora ed è iscritto alla specialistica”, “non lavora ed è iscritto alla specialistica”, “non lavora, non è iscritto alla specialistica e non cerca”, “non lavora, non è iscritto alla specialistica ma cerca”), così da dare particolare rilievo alle scelte lavorative e formative compiute dopo il conseguimento del titolo.

È naturale che la quota di occupati è data dalla somma di chi lavora e di chi lavora ed è iscritto alla specialistica. Analogamente per ottenere il totale di coloro che sono iscritti alla laurea specialistica occorre sommare chi lavora e studia e chi studia solamente.

Condizione occupazionale e tasso di occupazione

Analogamente all’indagine ISTAT sulla condizione occupazionale dei laureati, nelle elaborazioni predisposte sono considerati “occupati” i laureati che dichiarano di svolgere un’attività lavorativa retribuita, purché non si tratti di un’attività di formazione (tirocinio, praticantato, dottorato, specializzazione, ecc.): dalla definizione si deduce pertanto che il percepimento di un reddito è condizione necessaria ma non sufficiente per definire un laureato occupato.

Il “tasso di occupazione (def. ISTAT - Forze di lavoro)”, invece, ottenuto dal rapporto tra gli occupati e gli intervistati, si riferisce alla definizione utilizzata dall’ISTAT nell’indagine sulle Forze di lavoro (rilevazione continua). Secondo questa definizione (“meno restrittiva”) sono considerati occupati tutti coloro che dichiarano di svolgere un’attività, anche di formazione, purché retribuita8.

Tasso di disoccupazione

Il tasso di disoccupazione è stato calcolato seguendo l’impostazione utilizzata dall’ISTAT nell’ambito della rilevazione continua sulle Forze di Lavoro.

Il tasso di disoccupazione è ottenuto dal rapporto tra le persone in cerca di occupazione e le forze di lavoro. Le persone in cerca di occupazione (o disoccupati) sono tutti i non occupati che dichiarano di essere alla ricerca di un lavoro, di aver effettuato almeno un’azione di ricerca di lavoro “attiva” nei 30 giorni precedenti l’intervista e di essere immediatamente disponibili (entro due settimane) ad accettare un lavoro, qualora venga loro offerto. A questi devono essere aggiunti coloro che dichiarano di aver già trovato un lavoro, che inizieranno però in futuro, ma sono comunque disposti ad accettare un nuovo lavoro entro due settimane, qualora venga loro offerto (anticipando di fatto l’inizio dell’attività lavorativa).

Le forze di lavoro sono date dalla somma delle persone in cerca di occupazione e degli occupati (sempre secondo la definizione ISTAT-Forze di Lavoro).

Quota che non lavora, non cerca ma è impegnato in un corso universitario/praticantato

Per fornire alle università aderenti gli strumenti per ottemperare ai “requisiti di trasparenza” richiamati nell’art. 2 del già citato D.M. 31 ottobre 2007, n. 544 e successivamente esplicitati nel Decreto Direttoriale del 10 giugno 2008, n. 61 (si veda in particolare la parte “Informazioni sui corsi di studio e sugli insegnamenti e le altre attività formative”), nelle tavole è stata prevista l’informazione relativa alla percentuale di laureati che non lavorano e non cercano lavoro perché proseguono gli studi (con un altro corso universitario o con un tirocinio/praticantato obbligatorio per accedere alla professione). In particolare, nella definizione applicata rientrano tutti coloro che risultano impegnati in tirocini o praticantati, dottorati di ricerca, scuole di specializzazione, master universitari (di primo o secondo livello) e, per i laureati di primo livello, altri corsi di laurea (di qualunque tipo, compresi i corsi attivati presso una delle Istituzioni di Alta Formazione Artistica e Musicale: Accademia delle Belle Arti, Accademia Nazionale di Danza o di Arte Drammatica, Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro ISCR, Istituto Superiore per le Industrie Artistiche ISIA e Conservatorio di musica).

Condizione occupazionale alla laurea

Per tutte le tipologie di laurea considerate è disponibile l’informazione sulla condizione occupazionale alla laurea grazie alla distinzione tra coloro che proseguono il lavoro iniziato prima della laurea, coloro che non proseguono il lavoro iniziato prima della laurea e coloro che hanno iniziato a lavorare dopo. Per i laureati specialistici è possibile inoltre isolare coloro che hanno iniziato a lavorare prima ancora di iscriversi al corso di secondo livello, rispetto a coloro che invece hanno trovato lavoro durante il biennio specialistico.

Efficacia della laurea nel lavoro svolto

L’efficacia del titolo universitario, che ha il pregio di sintetizzare due aspetti importanti relativi all’utilità e alla spendibilità del titolo universitario nel mercato del lavoro, deriva dalla combinazione delle domande inerenti l’utilizzo delle competenze acquisite all’università e la necessità (formale e sostanziale) del titolo per l’attività lavorativa. Secondo la chiave interpretativa proposta nello schema sotto riportato, si possono distinguere cinque livelli di efficacia:

  • “molto efficace”, per gli occupati la cui laurea è richiesta per legge o di fatto necessaria, e che utilizzano le competenze universitarie in misura elevata;

  • “efficace”, per gli occupati la cui laurea non è richiesta per legge ma è comunque utile e che utilizzano le competenze acquisite in misura elevata, o il cui titolo è richiesto per legge e che utilizzano le competenze in misura ridotta;

  • “abbastanza efficace”, per gli occupati la cui laurea non è richiesta per legge, ma di fatto è necessaria oppure utile, e che utilizzano le competenze acquisite in misura ridotta;

  • “poco efficace”, per gli occupati la cui laurea non è richiesta per legge né utile in alcun senso e che utilizzano in misura ridotta le competenze acquisite, oppure il cui titolo non è richiesto ma utile e che non utilizzano assolutamente le competenze acquisite;

  • “per nulla efficace”, per gli occupati la cui laurea non è richiesta per legge né utile in alcun senso, e che non utilizzano assolutamente le competenze acquisite.

Sono esclusi da tale classificazione, oltre alle mancate risposte, alcune modalità “anomale”, difficilmente riconducibili ad una delle categorie sopra evidenziate: nella rilevazione ad un anno dalla laurea la modalità “non classificabile” corrisponde al 2,2% degli occupati (senza particolari differenze tra i tipi di corsi di laurea, salvo una leggera sottorappresentazione nel collettivo dei laureati specialistici a ciclo unico , tra i quali è pari all’1,6%), in quella a tre anni al 2,5% (1,9% per i laureati specialistici a ciclo unico) e in quella a cinque al 2,5%.

Tavola 1 – Definizione dell’efficacia della laurea


Utilizzo competenze universitarie

Utilità della laurea

Richiesta per legge

Neces-
saria

Utile

Non rich.
né utile

Non risp.

Elevato

ME

ME

E

NC

NC

Ridotto

E

AE

AE

PE

NC

Per niente

NC

NC

PE

NE

NC

Non risp.

NC

NC

NC

NC

NC

ME

Molto efficace

E

Efficace

AE

Abbastanza eff.

 

 

 

 

 

 

PE

Poco efficace

NE

Per nulla eff.

NC

Non classificabile


7. Considerazioni su alcune variabili e relative aggregazioni

Età alla laurea

Il calcolo dell’età media alla laurea tiene conto non solo del numero (intero) di anni compiuti, ma anche della data di nascita e della data di laurea.

Voto di laurea

Il voto di laurea è espresso in 110-mi anche per i laureati pre-riforma della facoltà di Ingegneria dell’Università di Bologna (dove il voto è assegnato in 100-mi). Per il calcolo delle medie il voto “110 e lode” è posto uguale a 113; per tale motivo il voto medio di laurea può essere talvolta maggiore di 110.

Durata degli studi

È definita come intervallo di tempo trascorso tra la data convenzionale del 5 novembre dell’anno di immatricolazione e la data di laurea. Per le lauree specialistiche è l’intervallo fra il 5 novembre dell’anno di iscrizione al biennio conclusivo e la data di laurea.

Motivi della non iscrizione ad un altro corso di laurea

Si tenga presente che:

  • “motivi lavorativi” contempla le risposte dei laureati che lavorano o lavoravano già al momento della laurea, hanno trovato successivamente un lavoro che li ha spinti a non iscriversi alla laurea specialistica oppure intendevano inserirsi direttamente nel mercato del lavoro;

  • “altro motivo”, comprende le modalità “il corso era a numero chiuso e non è rientrato tra gli ammessi”, “ha avuto dei problemi nel riconoscimento dei crediti formativi”, “altro motivo”.

Motivi dell’iscrizione alla laurea specialistica

L’elaborazione è riferita a tutti coloro che, dopo la laurea di primo livello, si sono iscritti alla specialistica o al corso non riformato in Scienze della Formazione primaria, indipendentemente dal fatto che lo siano ancora ad un anno dal conseguimento del titolo triennale.

Ateneo e facoltà di iscrizione alla laurea specialistica

Per valutare le caratteristiche della laurea specialistica scelta dai laureati di primo livello, si sono presi in considerazione l’ateneo e la facoltà di iscrizione al percorso di secondo livello (compreso il corso non riformato in Scienze della Formazione primaria). È però importante sottolineare che, in taluni casi, il cambiamento dell’ateneo determina, automaticamente, anche quello della facoltà, a causa della diversa articolazione dell’offerta formativa di ciascuna sede universitaria. La natura di questo cambiamento diventa allora solo formale: per tale motivo è utile prendere in considerazione anche l’informazione relativa alla natura della specialistica rispetto alla laurea di primo livello.

Tempi di ingresso nel mercato del lavoro

I tempi di ingresso nel mercato del lavoro sono calcolati sui soli laureati che hanno iniziato l’attuale attività lavorativa dopo il conseguimento del titolo universitario; sono pertanto esclusi tutti coloro che proseguono il lavoro iniziato prima del termine degli studi. Il tempo trascorso dalla laurea all'inizio della ricerca del primo lavoro e il tempo dall’inizio della ricerca al reperimento del primo lavoro sono calcolati escludendo ovviamente tutti coloro che dichiarano di non aver mai cercato un impiego. In taluni, rari, casi può verificarsi che tutti i laureati proseguano il lavoro iniziato prima della laurea o che dichiarino di non aver mai cercato lavoro: in tali casi è riportato il simbolo “n.p.”.

Tipologia dell’attività lavorativa

Si tenga presente che:

  • “collaborazione/consulenza”, comprende il contratto a progetto, la collaborazione coordinata e continuativa e quella occasionale, la prestazione d’opera (ed in particolare la consulenza professionale);

  • “altro contratto atipico” comprende il lavoro socialmente utile/di pubblica utilità, il contratto rientrante in un piano di inserimento professionale, il contratto interinale, il contratto di associazione in partecipazione, il contratto intermittente o a chiamata, il lavoro ripartito, il lavoro occasionale accessorio;

  • “totale stabile” rappresenta la somma delle modalità “autonomo” e “tempo indeterminato”;

  • “totale atipico” rappresenta la somma delle modalità “tempo determinato”, “collaborazione/consulenza”, “altro contratto atipico”.

Ramo di attività economica

I ventidue rami di attività economica sono stati aggregati in base all’analogia esistente tra i settori e alla percentuale di risposte entro ciascuna modalità.

Si sottolinea inoltre che:

  • con la modalità “edilizia” si intende anche la “costruzione, progettazione, installazione e manutenzione di fabbricati ed impianti”;

  • con la modalità “chimica/energia” si intende anche “petrolchimica, gas, acqua, estrazione mineraria”;

  • “altra industria manifatturiera” comprende le modalità “stampa ed editoria”, “elettronica/elettrotecnica”, “manifattura varia” (ovvero produzione alimentare, tabacchi, tessile, abbigliamento, cuoio, calzature, legno, arredamento, carta, gomme, plastiche);

  • “commercio” comprende anche “alberghi e altri pubblici esercizi”;

  • “trasporti, pubblicità, comunicazioni” comprende le modalità “poste, trasporti, viaggi” e “pubblicità, comunicazioni e telecomunicazioni”;

  • “consulenze varie” comprende le modalità “consulenza legale, amministrativa, contabile” e “altre attività di consulenza e professionali”;

  • “altri servizi” comprende le modalità “servizi ricreativi, culturali e sportivi”, “altri servizi sociali, personali” e “altro ramo”.

Guadagno mensile netto

La domanda relativa al guadagno mensile netto prevede numerose fasce, espresse in euro: “fino a €250”, “251-500”, “501-750”, “751-1.000”, “1.001-1.250”, “1.251-1.500”, “1.501-1.750”, “1.751-2.000”, “2.001-2.250”, “2.251-2.500”, “2.501-2.750”, “2.751-3.000”, “oltre €3.000”. La media è calcolata escludendo le mancate risposte ed utilizzando il valore centrale della classe di guadagno (salvo per la prima e l’ultima classe, per le quali sono stati considerati, rispettivamente, i valori puntuali 200 e 3.250). In taluni, rari, casi può verificarsi che nessun laureato risponda al quesito: in tal caso è riportato il simbolo “n.p.”.

Miglioramento notato nel proprio lavoro

L’elaborazione riguarda i soli laureati che proseguono il lavoro iniziato prima della laurea. Inoltre, le percentuali relative ai vari aspetti per i quali i laureati hanno rilevato un miglioramento si riferiscono ai soli occupati che, ovviamente, hanno notato un miglioramento nel proprio lavoro.

Motivi della non ricerca di un lavoro

Si tenga presente che “in attesa di chiamata dal datore di lavoro” comprende in senso lato anche chi è in attesa di avviare un’attività in conto proprio.

 


1 Nel 2010 sono state svolte anche due indagini sperimentali che hanno riguardato i laureati di primo livello del 2007 e del 2005 (92mila e 61mila), coinvolti rispettivamente a tre e cinque anni dalla laurea. Tuttavia, vista la natura sperimentale e la metodologia di rilevazione (solo CAWI), su tali collettivi non sono state prodotte le schede per ateneo.

2 Cfr. DM 544, 31 ottobre 2007 e DD 61, 10 giugno 2008.

3 Per maggiore uniformità e comparabilità dei dati, la data di riferimento dell’indagine telefonica è stata fissata, nelle due occasioni di indagine, al 1° maggio e al 1° ottobre 2010, rispettivamente; in altre parole, a tutte le persone contattate dopo tali date si è chiesto di far riferimento alla loro situazione occupazionale al 1° maggio (1° ottobre) 2010.

4 Anche in tal caso, chi è stato intervistato dopo il 30 settembre ha reso risposte circa la propria situazione occupazionale alla data del 1° ottobre 2010.

5 La quota di mancate risposte è pari al 3,9% per il complesso dei laureati di primo livello ad un anno, al 3,2% per quelli di secondo livello ad un anno e 2,9% a tre anni; 5,1% per i laureati specialistici a ciclo unico ad un anno e 5,4% a tre anni; al 2,8% per i laureati del corso non riformato in Scienze della Formazione primaria e 4,6% per i laureati pre-riforma a cinque anni.

6 Più in generale le elaborazioni relative alle caratteristiche della laurea specialistica (motivi dell’iscrizione, natura della specialistica rispetto alla laurea di primo livello, ateneo e facoltà di iscrizione,…) si riferiscono anche ai laureati iscritti al corso in Scienze della Formazione primaria.

7 In realtà vi sono alcuni laureati che, già ad un anno dal conseguimento del titolo di primo livello, hanno terminato la laurea specialistica o il corso di Scienze della Formazione primaria e quindi potrebbero iscriversi ad un dottorato di ricerca o ad un master di secondo livello. Il numero molto ridotto (309 laureati in complesso) ha però suggerito di non rilevare tali attività di formazione.

8 Per dettagli, cfr. ISTAT, La nuova rilevazione sulle forze di lavoro, Roma, 2004.