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Profilo dei laureati 1998 - Premessa


di Andrea Cammelli


La riforma che impegnerà severamente il sistema universitario nazionale nei prossimi anni si propone di incidere in profondità sulla qualità del prodotto finito delle università. Anche sotto questo aspetto la radiografia dei laureati 1998 rappresenta un importante punto di riferimento. L’utilizzazione della banca dati AlmaLaurea ha reso possibile delineare le caratteristiche dei laureati che hanno concluso gli studi fra il gennaio e il dicembre del 1998. Assieme alla tradizionale, e generalmente più nota, documentazione di tipo amministrativo, il profilo del laureato risulta notevolmente arricchito grazie alle numerose informazioni disponibili negli appositi questionari predisposti nell’ambito del Progetto AlmaLaurea e compilati da oltre 92 laureati su cento.

La popolazione osservata riguarda le prime 13 università che hanno aderito al Progetto (Bologna, Catania, Chieti, Ferrara, Firenze, Messina, Modena, Molise, Parma, Trento, Trieste, Udine, Venezia Architettura). Si tratta di quasi 30mila laureati che restituiscono un’immagine assai articolata della qualità del prodotto finito degli atenei coinvolti. Si consideri che costituendo il collettivo esaminato più di un quarto del complesso dei laureati italiani di un anno, la documentazione presentata assicura un significativo quadro di riferimento dell’intero sistema universitario. Le disaggregazioni a livello di ateneo, di facoltà, di gruppi di facoltà, consentono la comparazione delle perfomances realizzate nei diversi ambiti.

Le caratteristiche dei laureati vanno lette alla luce della diversa ufficialità delle fonti di informazione. Mentre la votazione di laurea è quella certificata dalle singole università, la regolarità negli studi è il frutto di elaborazioni compiute sulla documentazione fornita dagli atenei. Le altre informazioni sono il risultato di autodichiarazioni (precedenti esperienze universitarie, studio all’estero, lavoro nel corso degli studi, intenzione di proseguire gli studi, disponibilità a trasferte di lavoro) o di autovalutazioni (conoscenze linguistiche, conoscenze informatiche) rese dal laureato alla vigilia della conclusione degli studi.

La documentazione riportata è di per sé tanto eloquente da non avere bisogno di commenti particolari (semmai sarebbero interessanti analoghi confronti a livello internazionale che consentirebbero di apprezzare compiutamente pregi e difetti del capitale umano formatosi nelle nostre strutture universitarie); ma alcune sottolineature sembrano doverose.

All’università (diversamente da quanto avviene nel mercato del lavoro, e forse proprio per questo) le donne sono ben più dell’altra metà del cielo; fra i laureati del ’98 sono oltre il 56 per cento lasciando dunque i colleghi maschi a otto lunghezze di distanza. Persistono percorsi fortemente caratterizzati; soprattutto fra gli Ingegneri dove le donne sono solo il 14 per cento mentre all’estremo opposto, fra i laureati in Scienze della formazione (ex Magistero), sono i maschi a rappresentare una minoranza sparuta (10 per cento).

L’analisi delle votazioni di laurea documenta la difformità dei criteri di valutazione adottati nelle diverse facoltà anche dello stesso ateneo. Difformità ben note al mondo universitario, eppure tali da legittimare incomprensioni nella società e da alimentare sperequazioni nell’accesso al mondo del lavoro, soprattutto là dove (concorsi pubblici in particolare) la votazione acquisita si traduca in punteggi determinanti per la formazione di graduatorie. Fra i laureati in Giurisprudenza ed in Economia, per esempio, la votazione media non arriva a 99 su 110, mentre i loro colleghi di Lettere e Filosofia e di Scienze della Formazione sfiorano il punteggio di 109 su 110. Così la probabilità di essere assunti alla Banca d’Italia, dove la votazione minima richiesta è 105, risulta più alta per i laureati in filosofia che non per quelli in economia.

Le performances dei laureati 1998 confermano l’ampiezza del divario fra durata ufficiale degli studi e tempo effettivamente impiegato per concluderli. Meno di 8 dottori su cento risultano in corso, mentre per metà dei laureati concludere gli studi ha richiesto un tempo superiore almeno del 55 per cento a quello previsto dagli ordinamenti (almeno il 10 per cento in più fra i medici; il 70 per cento in più fra i neo architetti e i laureati in Scienze della Formazione). Tutta colpa degli studenti? Il dato in parte si ridimensiona se si tiene conto che quasi 11 dottori su cento hanno raggiunto il titolo lavorando stabilmente durante gli studi. Ciò ha riguardato solo il 3 per cento dei laureati in Medicina e Chirurgia ma 22 laureati su cento della ex facoltà di Magistero). Sempre in tema di lavoro, riflettendo sulle difficoltà di inserimento (non solo quelle determinate dalla carenza di posti), c’è da sottolineare come poco meno della metà dei neo-dottori concludano i propri studi privi di una qualsiasi esperienza lavorativa seppure occasionale.

La internazionalizzazione degli studi, oltre a quella dei mercati, primo fra tutti quello del lavoro, costituirà il riferimento obbligato per il futuro prossimo oltreché il terreno su cui competere. Eppure l’80 per cento dei laureati italiani del 1998 vi si affaccia priva di qualsiasi esperienza di studio all’estero. A parte le iniziative personali, gli specifici programmi comunitari (Erasmus/Socrates, ecc.) hanno coinvolto poco più di 7 laureati su cento: il 2 per cento fra i medici, il 3,5 fra i farmacisti, il 4 fra i laureati in Scienze matematiche fisiche e naturali, il 5,5 fra gli ingegneri e, comprensibilmente, il 55 per cento di quanti hanno concluso la Scuola superiore di lingue moderne. Ma è vero che la tendenza è in aumento. Quasi 6 laureati su cento hanno sostenuto almeno un esame all’estero e 3,5 su cento vi hanno preparato la loro tesi di laurea. Assai più diffuse le conoscenze linguistiche nell’autovalutazione dichiarata dai laureati. Hanno una conoscenza almeno buona dell’inglese 44 laureati su cento (il 26 per cento dei medici veterinari e il 54 per cento dei laureati in Scienze politiche, senza tener conto dei laureati della Scuola superiore di lingue moderne e della facoltà di Lingue e Letterature straniere).