Indagine 2009.
Profilo dei laureati 2008
"Valutazione dei percorsi formativi nell'Università"
A dieci anni dal processo di Bologna
I figli della riforma: analisi sui laureati triennali e specialistici
Una mappa a pelle di leopardo
sintesi di Andrea Cammelli
Fra i quasi 190.000 laureati AlmaLaurea del 2008, usciti da 49
università (che rappresentano i 2/3 dei laureati
italiani), l’87 per cento ha concluso uno dei corsi di laurea
avviati – dal 2001 – con la riforma universitaria. Fra
questi laureati circa 110.000 hanno concluso un corso di primo
livello e più di 50.000 hanno ultimato un corso di secondo
livello (tra questi ultimi, 10.000 hanno conseguito una laurea
specialistica a ciclo unico).
La conferma che non esiste “il profilo del laureato” come
non esiste “il profilo della facoltà x e della facoltà
y” ma più “profili” corrispondenti ad una
pluralità di aspetti che vanno dalla famiglia di origine,
all’area geografica di provenienza, dagli studi secondari
compiuti alla facoltà di iscrizione, all’ampiezza
dell’offerta formativa proposta, alla disponibilità
delle necessarie attrezzature, al dinamismo del mercato del lavoro
locale ecc., suggerisce di spingere l’analisi al di là
del dato aggregato di sintesi. Si avrà modo così di
apprezzare, pure nel contesto dell’identico impianto
riformatore, l’estrema variabilità che caratterizza i
diversi aspetti indagati e di riconoscere le offerte formative
tradottesi in risultati eccellenti o comunque apprezzabili e quelle
in evidente stato di sofferenza. La ricerca delle cause dei risultati
disuguali, che in qualche caso possono essere intuite, non fanno
parte degli obiettivi dell’indagine ma rinviano agli
approfondimenti di ciascuna facoltà, gruppo di corso di
laurea, ateneo.
Dunque una rappresentazione a macchia di leopardo, declinata più
sul ruolo delle facoltà e dei gruppi di corsi di laurea che di
ogni singolo ateneo e, in questa sintesi, riguardante i laureati di
primo livello, quelli specialistici e specialisti a ciclo unico.
IDENTIKIT DI OLTRE CENTOMILA LAUREATI DI PRIMO LIVELLO
Origine sociale e diploma di maturità
Il retroterra di studi secondari superiori conferma la
tendenza al maggiore accesso agli studi universitari di giovani
provenienti da percorsi tecnico-professionali (sono il 34%; nei due
anni precedenti erano il 33%) e da ambienti familiari meno favoriti.
Nei laureati di primo livello del 2008, infatti, la quota di quanti
hanno almeno un genitore laureato è pari al 23%. Ma non è
così in tutti i percorsi di studio. In quelli insegnamento
e professioni sanitarie non raggiunge il 12 per cento
mentre, all’estremo opposto, i laureati del gruppo letterario
ed ingegneristico escono da famiglie dove la laurea è
posseduta due volte e mezzo di più (circa 30 per cento).
Cresce parallelamente la percentuale di giovani di estrazione
operaia: dal 21,9% nel 2005 al 24,5% nel 2008 con una
presenza nei percorsi di studi speculare rispetto a quella vista
precedentemente: costituiscono oltre il 30 per cento dei
laureati nei percorsi insegnamento e professioni sanitarie
ma sono solo il 17-20 per cento ad architettura e nel
gruppo letterario. Si tratta di modifiche modeste, ma di
conferme significative del fatto che la riforma ha favorito l’accesso
all’Università a fasce di popolazione tradizionalmente
svantaggiate.
La conclusione degli studi: età alla laurea, fuori corso, soddisfazione
L’età
media alla laurea è di 26 anni (nel 2001 era 28), con
ampie differenziazioni per aree disciplinari. L’età
media alla laurea infatti è più bassa per i laureati
2008 in ingegneria e dei gruppi linguistico e
geo-biologico (24,5 anni); l’età massima è
raggiunta dai laureati del gruppo insegnamento e delle
professioni sanitarie (28 anni), dove peraltro un
maggior numero di laureati coniuga lo studio con il lavoro e dove è
più alta l’età all’immatricolazione.
Il dato
complessivo risente dell’età all’immatricolazione
dei laureati che è cresciuta con l’introduzione
della riforma. Nel 2008 il 21% si è iscritto con più
di due anni di ritardo rispetto all’età canonica di
19 anni (di questi il 7,8% si è iscritto con oltre 10 anni di
ritardo!). Il divario, fra gruppi di corsi di laurea, è
rilevante e varia fra il 47 per cento dei laureati nelle
professioni sanitarie e il 34,5 del gruppo insegnamento,
come si era anticipato, e meno del 6 per cento fra i laureati
in ingegneria.
La quota dei laureati in corso, seppure lievemente inferiore
rispetto a quella registrata l’anno precedente, continua a
riguardare complessivamente il 41% dei laureati, un valore
oltre quattro volte superiore al 9,5% che caratterizzava il
complesso dei laureati prima della riforma. Altri 26 laureati su
cento concludono entro il primo anno fuori corso.
Ma la regolarità varia in misura rilevante a seconda dei
gruppi disciplinari. Concludono nei tre anni previsti 74
laureati su cento delle professioni sanitarie e il 42%
dei laureati del gruppo politico-sociale. All’estremo
opposto, restare in corso riesce possibile soltanto a 27
laureati su cento del gruppo giuridico e a 30 su cento
del gruppo insegnamento.
Il
giudizio dei laureati sull’esperienza universitaria. Si
dichiarano decisamente soddisfatti del corso di studio
concluso 35 laureati su cento (ed altri 52 su cento esprimono
una soddisfazione più moderata). Fra il 40-42 per cento
del gruppo giuridico, economico- statistico e
chimico-farmaceutico e all’estremo opposto, su valori
quasi dimezzati, 23 laureati su cento del gruppo linguistico e
22 di quelli di architettura
Un
quinto dei laureati (21%) è rimasto decisamente
soddisfatto dei rapporti con i docenti (ed altri 63 su cento
dichiarano di esserlo in misura più contenuta). Soprattutto
fra i laureati nelle professioni sanitarie (29,5 per
cento) e di quelli chimico-farmaceutico (27 per cento). Più
severo il parere dei laureati in architettura e psicologia che solo
nel 13 e 14 per cento dei casi si dichiara pienamente
soddisfatto.
Se
potessero tornare indietro 67 laureati su cento sarebbero
disposti a ripetere l’esperienza di studio appena compiuta,
nello stesso percorso di studio della stessa università. Altri
11 resterebbero nello stesso ateneo, ma cambierebbero corso;
altrettanti farebbero la scelta inversa: stesso corso, ma in altro
ateneo. Altri 7 cambierebbero sia corso sia università. La
piena conferma dell’esperienza compiuta trova d’accordo
il 74-75 per cento dei laureati del gruppo
economico-statistico e dei neo ingegneri, 60 laureati
su cento dei gruppi architettura ed educazione fisica e
54 del gruppo linguistico.
Gli anni di università: lezioni, stage ed Erasmus
A rimanere su valori sorprendentemente elevati è la frequenza
alle lezioni. Hanno dichiarato di avere frequentato regolarmente
più dei tre quarti degli insegnamenti previsti 67 laureati
su cento; ma anche su questo terreno le differenze sono profonde e
comprese fra l’86 e il 91% dei laureati
rispettivamente di ingegneria e delle professioni sanitarie
e il 40% dei laureati del gruppo giuridico.
Con
l’avvio della riforma le esperienze di studio all’estero
sono risultate penalizzate: con Erasmus o altri programmi dell’Unione
Europea hanno studiato all’estero 5,3 laureati su cento.
Dal 23,5 per cento del gruppo linguistico all’1,8
per cento dei laureati delle professioni sanitarie e dei
gruppi chimico-farmaceutico e psicologico.
Su valori elevati risultano all’opposto le esperienze di
tirocinio e stage riconosciuti dal corso di studi che entrano
nel bagaglio formativo di 60 laureati su cento: 94 su cento
neo-dottori in agraria, 86 e 85 laureati, rispettivamente, del
gruppo psicologico ed insegnamento, ma anche 47
laureati su cento del gruppo economico-statistico e perfino 22
neo-dottori su cento nelle materie giuridiche. E’ uno
degli aspetti positivi della riforma, quello di aver avvicinato gli
studenti universitari al mondo del lavoro prima ancora della laurea.
E dopo la laurea?
Conclusi gli studi di primo livello, il 60,5% dei laureati intende
iscriversi alla laurea specialistica. Un altro 8% intende
iscriversi a un master o corso di perfezionamento, il 3% a una scuola
di specializzazione.
L’analisi per gruppi disciplinari anche in questo caso mostra
una forbice molto allargata. I laureati che più ambiscono alla
specialistica sono quelli dei gruppi psicologico (85%),
geo-biologico (81%) e Ingegneria (80%). Ma anche nei percorsi di
studio che fanno registrare i valori più bassi, l’attrattiva
della laurea specialistica riguarda il 46% dei laureati del gruppo
insegnamento, il 40% dei neo dottori in educazione fisica e il 20%
dei laureati delle professioni sanitarie.
I LAUREATI DEI CORSI SPECIALISTICI
Per la
prima volta, in modo completo, vista la consistenza numerica, è
possibile descrivere le caratteristiche dei laureati specialistici.
Anche in questo caso l’analisi riguarda tutti i laureati:
40.391 specialistici.
In corso si laurea il 56% dei laureati (dal 91% dei
laureati delle professioni sanitarie al valore minimo del 39%
dei laureati in architettura). Si tratta di un valore in
diminuzione rispetto al 2007, quando in corso erano 67 laureati su
cento, ma destinato, così come è successo per i
laureati di primo livello, ad assestarsi.
L’età media alla laurea è di 27
anni (compresa fra i 42,1 anni dei laureati delle
professioni sanitarie e i 29,4 anni del gruppo insegnamento e
i 25,6 di quelli del gruppo chimico-farmaceutico).
I laureati specialistici sono favoriti dall’ambiente
familiare di provenienza che li vede uscire da famiglie con
genitori laureati più frequentemente di quanto non si
riscontri fra i laureati di primo livello (30%, contro il 23%).
Nell’esperienza
formativa dei laureati specialistici si riscontrano indici
particolarmente elevati di frequenza alle lezioni: 74 laureati
su cento dichiarano di avere frequentato regolarmente più dei
tre quarti degli insegnamenti previsti.
Durante
il biennio specialistico, il 55% ha svolto tirocini o stage,
il 15% ha studiato all’estero (l’8,5% con
Erasmus), più di quanto non avvenga nei laureati triennali
quasi che l’esperienza di studi all’estero che i giovani
non riescono a compiere durante la laurea triennale venga rinviata
nel periodo successivo.
L’esperienza compiuta con la laurea specialistica
risulta ampiamente apprezzata (40 laureati su cento sono
decisamente soddisfatti, altri 49 esprimono comunque una valutazione
positiva) tanto che la gran parte (76%) la ripeterebbe nelle
stesse condizioni (stesso corso e stesso ateneo).
E dopo la laurea? 43 laureati su cento intendono proseguire gli
studi, il 13% con un dottorato di ricerca. Altri 8 su cento
puntano a master universitari e poco meno a scuole di
specializzazione. L’intenzione di proseguire riguarda l’81%
dei laureati del gruppo psicologico, il 60% dei loro colleghi
del gruppo giuridico, il 59% del gruppo geo-biologico,
ma anche il 62% delle professioni sanitarie; all’opposto
riguarda il 22% dei laureati in ingegneria e il 24% del
gruppo economico-statistico.
I LAUREATI SPECIALISTICI A CICLO UNICO
Un breve commento è riservato al profilo dei laureati
specialistici a ciclo unico del 2008 (ovvero i laureati in
farmacia, giurisprudenza, medicina e
odontoiatria, veterinaria, e, per una parte degli
Atenei, architettura, ingegneria civile): sono
10.476 quelli presi in esame dall’indagine, poco meno della
metà rappresentata da medici e odontoiatri.
L’età media alla laurea raggiunge complessivamente i
26,5 anni,con notevoli differenziazioni per gruppi
disciplinari (dai 25,8 anni del gruppo giuridico ai
27,2 di architettura). Si tratta di un collettivo di
estrazione sociale più elevata rispetto al complesso dei
laureati: 45 su cento provengono da famiglie con almeno un genitore
laureato; l’80% ha una formazione liceale classica o
scientifica, la classe operaia è rappresentata solo dal 14%
dei laureati.
Particolarmente positive risultano le performance di questi laureati:
nella votazione di laurea (in media 106,1 su 110); nella
regolarità con cui riescono a concludere gli studi
quasi la metà di loro (47%); e nell’esperienza di studi
all’estero con programmi comunitari che riguardano 8,5
laureati su cento (si va dal 6% del gruppo
chimico-farmaceutico al 16% di architettura).
Risulta, infine, positiva la valutazione dell’esperienza
compiuta, se si considera la disponibilità a ripeterla:
nel 72% dei casi nella stessa sede o per il 17% in altre sedi
universitarie. L’elevata propensione alla prosecuzione degli
studi (70%) è in gran parte fisiologicamente dovuta alla
componente medica, “obbligata” a proseguire verso la
specializzazione per accedere alla professione (il 92% intende
proseguire la formazione, l’82% con la scuola di
specializzazione). All’opposto intendono proseguire gli studi
il 42% dei laureati del gruppo chimico-farmaceutico e il 44% dei
laureati in Architettura.
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"Valutazione dei percorsi formativi nell'Università". Il Rapporto