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Profilo dei laureati 2008
Padova, 27 maggio 2009
Valutazione dei percorsi formativi nell’Università

A dieci anni dalla Dichiarazione di Bologna.
Profilo dei laureati 2008 - XI Indagine AlmaLaurea.
Programma del convegno e registrazione online

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L'intero rapporto sui laureati 2008 è disponibile in formato PDF

"Valutazione dei percorsi formativi nell'Università". Il Rapporto
Analisi, approfondimenti e grafici inerenti ai 187 mila laureati appena usciti dall'università.

I Profili: interroga la banca dati
Punteggio degli esami, voto di laurea, regolarità negli studi, origine sociale, lavoro durante gli studi... per ogni Ateneo, Facoltà, corso/classe di laurea.

 

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Indagine 2009.
Profilo dei laureati 2008

"Valutazione dei percorsi formativi nell'Università"

A dieci anni dal processo di Bologna
I figli della riforma: analisi sui laureati triennali e specialistici
Una mappa a pelle di leopardo

sintesi di Andrea Cammelli

Fra i quasi 190.000 laureati AlmaLaurea del 2008, usciti da 49 università (che rappresentano i 2/3 dei laureati italiani), l’87 per cento ha concluso uno dei corsi di laurea avviati – dal 2001 – con la riforma universitaria. Fra questi laureati circa 110.000 hanno concluso un corso di primo livello e più di 50.000 hanno ultimato un corso di secondo livello (tra questi ultimi, 10.000 hanno conseguito una laurea specialistica a ciclo unico).
La conferma che non esiste “il profilo del laureato” come non esiste “il profilo della facoltà x e della facoltà y” ma più “profili” corrispondenti ad una pluralità di aspetti che vanno dalla famiglia di origine, all’area geografica di provenienza, dagli studi secondari compiuti alla facoltà di iscrizione, all’ampiezza dell’offerta formativa proposta, alla disponibilità delle necessarie attrezzature, al dinamismo del mercato del lavoro locale ecc., suggerisce di spingere l’analisi al di là del dato aggregato di sintesi. Si avrà modo così di apprezzare, pure nel contesto dell’identico impianto riformatore, l’estrema variabilità che caratterizza i diversi aspetti indagati e di riconoscere le offerte formative tradottesi in risultati eccellenti o comunque apprezzabili e quelle in evidente stato di sofferenza. La ricerca delle cause dei risultati disuguali, che in qualche caso possono essere intuite, non fanno parte degli obiettivi dell’indagine ma rinviano agli approfondimenti di ciascuna facoltà, gruppo di corso di laurea, ateneo.
Dunque una rappresentazione a macchia di leopardo, declinata più sul ruolo delle facoltà e dei gruppi di corsi di laurea che di ogni singolo ateneo e, in questa sintesi, riguardante i laureati di primo livello, quelli specialistici e specialisti a ciclo unico.

IDENTIKIT DI OLTRE CENTOMILA LAUREATI DI PRIMO LIVELLO

Origine sociale e diploma di maturità

Il retroterra di studi secondari superiori conferma la tendenza al maggiore accesso agli studi universitari di giovani provenienti da percorsi tecnico-professionali (sono il 34%; nei due anni precedenti erano il 33%) e da ambienti familiari meno favoriti. Nei laureati di primo livello del 2008, infatti, la quota di quanti hanno almeno un genitore laureato è pari al 23%. Ma non è così in tutti i percorsi di studio. In quelli insegnamento e professioni sanitarie non raggiunge il 12 per cento mentre, all’estremo opposto, i laureati del gruppo letterario ed ingegneristico escono da famiglie dove la laurea è posseduta due volte e mezzo di più (circa 30 per cento).
Cresce parallelamente la percentuale di giovani di estrazione operaia: dal 21,9% nel 2005 al 24,5% nel 2008 con una presenza nei percorsi di studi speculare rispetto a quella vista precedentemente: costituiscono oltre il 30 per cento dei laureati nei percorsi insegnamento e professioni sanitarie ma sono solo il 17-20 per cento ad architettura e nel gruppo letterario. Si tratta di modifiche modeste, ma di conferme significative del fatto che la riforma ha favorito l’accesso all’Università a fasce di popolazione tradizionalmente svantaggiate.

La conclusione degli studi: età alla laurea, fuori corso, soddisfazione

L’età media alla laurea è di 26 anni (nel 2001 era 28), con ampie differenziazioni per aree disciplinari. L’età media alla laurea infatti è più bassa per i laureati 2008 in ingegneria e dei gruppi linguistico e geo-biologico (24,5 anni); l’età massima è raggiunta dai laureati del gruppo insegnamento e delle professioni sanitarie (28 anni), dove peraltro un maggior numero di laureati coniuga lo studio con il lavoro e dove è più alta l’età all’immatricolazione.
Il dato complessivo risente dell’età all’immatricolazione dei laureati che è cresciuta con l’introduzione della riforma. Nel 2008 il 21% si è iscritto con più di due anni di ritardo rispetto all’età canonica di 19 anni (di questi il 7,8% si è iscritto con oltre 10 anni di ritardo!). Il divario, fra gruppi di corsi di laurea, è rilevante e varia fra il 47 per cento dei laureati nelle professioni sanitarie e il 34,5 del gruppo insegnamento, come si era anticipato, e meno del 6 per cento fra i laureati in ingegneria.
La quota dei laureati in corso, seppure lievemente inferiore rispetto a quella registrata l’anno precedente, continua a riguardare complessivamente il 41% dei laureati, un valore oltre quattro volte superiore al 9,5% che caratterizzava il complesso dei laureati prima della riforma. Altri 26 laureati su cento concludono entro il primo anno fuori corso.
Ma la regolarità varia in misura rilevante a seconda dei gruppi disciplinari. Concludono nei tre anni previsti 74 laureati su cento delle professioni sanitarie e il 42% dei laureati del gruppo politico-sociale. All’estremo opposto, restare in corso riesce possibile soltanto a 27 laureati su cento del gruppo giuridico e a 30 su cento del gruppo insegnamento.

Il giudizio dei laureati sull’esperienza universitaria. Si dichiarano decisamente soddisfatti del corso di studio concluso 35 laureati su cento (ed altri 52 su cento esprimono una soddisfazione più moderata). Fra il 40-42 per cento del gruppo giuridico, economico- statistico e chimico-farmaceutico e all’estremo opposto, su valori quasi dimezzati, 23 laureati su cento del gruppo linguistico e 22 di quelli di architettura
Un quinto dei laureati (21%) è rimasto decisamente soddisfatto dei rapporti con i docenti (ed altri 63 su cento dichiarano di esserlo in misura più contenuta). Soprattutto fra i laureati nelle professioni sanitarie (29,5 per cento) e di quelli chimico-farmaceutico (27 per cento). Più severo il parere dei laureati in architettura e psicologia che solo nel 13 e 14 per cento dei casi si dichiara pienamente soddisfatto.
Se potessero tornare indietro 67 laureati su cento sarebbero disposti a ripetere l’esperienza di studio appena compiuta, nello stesso percorso di studio della stessa università. Altri 11 resterebbero nello stesso ateneo, ma cambierebbero corso; altrettanti farebbero la scelta inversa: stesso corso, ma in altro ateneo. Altri 7 cambierebbero sia corso sia università. La piena conferma dell’esperienza compiuta trova d’accordo il 74-75 per cento dei laureati del gruppo economico-statistico e dei neo ingegneri, 60 laureati su cento dei gruppi architettura ed educazione fisica e 54 del gruppo linguistico.

Gli anni di università: lezioni, stage ed Erasmus

A rimanere su valori sorprendentemente elevati è la frequenza alle lezioni. Hanno dichiarato di avere frequentato regolarmente più dei tre quarti degli insegnamenti previsti 67 laureati su cento; ma anche su questo terreno le differenze sono profonde e comprese fra l’86 e il 91% dei laureati rispettivamente di ingegneria e delle professioni sanitarie e il 40% dei laureati del gruppo giuridico.
Con l’avvio della riforma le esperienze di studio all’estero sono risultate penalizzate: con Erasmus o altri programmi dell’Unione Europea hanno studiato all’estero 5,3 laureati su cento. Dal 23,5 per cento del gruppo linguistico all’1,8 per cento dei laureati delle professioni sanitarie e dei gruppi chimico-farmaceutico e psicologico.
Su valori elevati risultano all’opposto le esperienze di tirocinio e stage riconosciuti dal corso di studi che entrano nel bagaglio formativo di 60 laureati su cento: 94 su cento neo-dottori in agraria, 86 e 85 laureati, rispettivamente, del gruppo psicologico ed insegnamento, ma anche 47 laureati su cento del gruppo economico-statistico e perfino 22 neo-dottori su cento nelle materie giuridiche. E’ uno degli aspetti positivi della riforma, quello di aver avvicinato gli studenti universitari al mondo del lavoro prima ancora della laurea.

E dopo la laurea?

Conclusi gli studi di primo livello, il 60,5% dei laureati intende iscriversi alla laurea specialistica. Un altro 8% intende iscriversi a un master o corso di perfezionamento, il 3% a una scuola di specializzazione.
L’analisi per gruppi disciplinari anche in questo caso mostra una forbice molto allargata. I laureati che più ambiscono alla specialistica sono quelli dei gruppi psicologico (85%), geo-biologico (81%) e Ingegneria (80%). Ma anche nei percorsi di studio che fanno registrare i valori più bassi, l’attrattiva della laurea specialistica riguarda il 46% dei laureati del gruppo insegnamento, il 40% dei neo dottori in educazione fisica e il 20% dei laureati delle professioni sanitarie.

I LAUREATI DEI CORSI SPECIALISTICI

Per la prima volta, in modo completo, vista la consistenza numerica, è possibile descrivere le caratteristiche dei laureati specialistici. Anche in questo caso l’analisi riguarda tutti i laureati: 40.391 specialistici.
In corso si laurea il 56% dei laureati (dal 91% dei laureati delle professioni sanitarie al valore minimo del 39% dei laureati in architettura). Si tratta di un valore in diminuzione rispetto al 2007, quando in corso erano 67 laureati su cento, ma destinato, così come è successo per i laureati di primo livello, ad assestarsi.
L’età media alla laurea è di 27 anni (compresa fra i 42,1 anni dei laureati delle professioni sanitarie e i 29,4 anni del gruppo insegnamento e i 25,6 di quelli del gruppo chimico-farmaceutico).
I laureati specialistici sono favoriti dall’ambiente familiare di provenienza che li vede uscire da famiglie con genitori laureati più frequentemente di quanto non si riscontri fra i laureati di primo livello (30%, contro il 23%).
Nell’esperienza formativa dei laureati specialistici si riscontrano indici particolarmente elevati di frequenza alle lezioni: 74 laureati su cento dichiarano di avere frequentato regolarmente più dei tre quarti degli insegnamenti previsti.
Durante il biennio specialistico, il 55% ha svolto tirocini o stage, il 15% ha studiato all’estero (l’8,5% con Erasmus), più di quanto non avvenga nei laureati triennali quasi che l’esperienza di studi all’estero che i giovani non riescono a compiere durante la laurea triennale venga rinviata nel periodo successivo.
L’esperienza compiuta con la laurea specialistica risulta ampiamente apprezzata (40 laureati su cento sono decisamente soddisfatti, altri 49 esprimono comunque una valutazione positiva) tanto che la gran parte (76%) la ripeterebbe nelle stesse condizioni (stesso corso e stesso ateneo).
E dopo la laurea? 43 laureati su cento intendono proseguire gli studi, il 13% con un dottorato di ricerca. Altri 8 su cento puntano a master universitari e poco meno a scuole di specializzazione. L’intenzione di proseguire riguarda l’81% dei laureati del gruppo psicologico, il 60% dei loro colleghi del gruppo giuridico, il 59% del gruppo geo-biologico, ma anche il 62% delle professioni sanitarie; all’opposto riguarda il 22% dei laureati in ingegneria e il 24% del gruppo economico-statistico.

I LAUREATI SPECIALISTICI A CICLO UNICO

Un breve commento è riservato al profilo dei laureati specialistici a ciclo unico del 2008 (ovvero i laureati in farmacia, giurisprudenza, medicina e odontoiatria, veterinaria, e, per una parte degli Atenei, architettura, ingegneria civile): sono 10.476 quelli presi in esame dall’indagine, poco meno della metà rappresentata da medici e odontoiatri.
L’età media alla laurea raggiunge complessivamente i 26,5 anni,con notevoli differenziazioni per gruppi disciplinari (dai 25,8 anni del gruppo giuridico ai 27,2 di architettura). Si tratta di un collettivo di estrazione sociale più elevata rispetto al complesso dei laureati: 45 su cento provengono da famiglie con almeno un genitore laureato; l’80% ha una formazione liceale classica o scientifica, la classe operaia è rappresentata solo dal 14% dei laureati.
Particolarmente positive risultano le performance di questi laureati: nella votazione di laurea (in media 106,1 su 110); nella regolarità con cui riescono a concludere gli studi quasi la metà di loro (47%); e nell’esperienza di studi all’estero con programmi comunitari che riguardano 8,5 laureati su cento (si va dal 6% del gruppo chimico-farmaceutico al 16% di architettura).
Risulta, infine, positiva la valutazione dell’esperienza compiuta, se si considera la disponibilità a ripeterla: nel 72% dei casi nella stessa sede o per il 17% in altre sedi universitarie. L’elevata propensione alla prosecuzione degli studi (70%) è in gran parte fisiologicamente dovuta alla componente medica, “obbligata” a proseguire verso la specializzazione per accedere alla professione (il 92% intende proseguire la formazione, l’82% con la scuola di specializzazione). All’opposto intendono proseguire gli studi il 42% dei laureati del gruppo chimico-farmaceutico e il 44% dei laureati in Architettura.

Le indagini disponibili