Laureati e mobilità internazionale

L'1 dicembre 2023 si è svolto il Convegno “Tracking graduates and their mobility: comparing experiences in the international framework” organizzato da AlmaLaure e dall'Università di Bologna

L’1 dicembre, a Bologna, si è svolto il Convegno “Tracking graduates and their mobility: comparing experiences in the international framework” organizzato da AlmaLaurea e dall’Università di Bologna

Il Convegno ha offerto l'opportunità di promuovere e sostenere il Council Recommendations sul monitoraggio dei laureati, tenendo conto delle sfide che i laureati devono affrontare sul mercato del lavoro. Obiettivo dell’iniziativa identificare inoltre le good practice di monitoraggio dei laureati in mobilità e i relativi benefici. Oggetto di discussione anche il ruolo delle alleanze tra università europee, considerando la potenziale interazione con le iniziative europee di tracciamento dei laureati.

 

Programma del Convegno

 

Esperienze di studio all’estero riconosciute dal corso di laurea

L’ultima indagine AlmaLaurea sui laureati del 2022 ha rilevato che l’8,3% dei laureati ha maturato un’esperienza di studio riconosciuta dal corso. Questa esperienza avviene in misura decisamente maggioritaria in Europa, nell’ambito di un programma Erasmus. Il Paese di destinazione più frequente è la Spagna, scelta dal 26,7% degli interessati, seguita da Francia (13,3%), Germania (10,1%) e Portogallo (5,3%). La mobiltà extraeuropea, che ha visto una decisa contrazione in corrispondenza con la crisi pandemica, oggi vede al primo posto fra i paesi di destinazione il Regno Unito (4,0%), seguono USA (1,5%) e Cina (1,0%).  
Le esperienze di studio all’estero riconosciute dal corso di laurea aumentano con il procedere dei livelli di studio e sono abbastanza frequenti solo fra gli studenti del gruppo linguistico (18,4%), mentre in tutti gli altri gruppi disciplinari la mobilità riguarda al più il 13% dei laureati.

 

Esiti occupazionali 

Sul fronte degli esiti occupazionali, le indagini di AlmaLaurea confermano da anni che le esperienze di mobilità internazionale per motivi di studio rappresentano una carta vincente da giocare sul mercato del lavoro. A parità di condizioni, chi ha svolto un periodo di studio all’estero riconosciuto dal proprio corso di studio ha il 12,3% di probabilità in più di essere occupato rispetto a chi non ha mai svolto un soggiorno all’estero. 
Nel 2022, a un anno dalla laurea, la quota di chi lavora all’estero si attesta al 3,4% tra gli occupati di primo livello e al 5,0% tra quelli di secondo livello. A cinque anni dal conseguimento del titolo, quelli che lavorano all’estero rappresentano il 6,2% dei laureati di primo livello e il 5,7% di quelli di secondo livello.

 

Gender Gap

Dando uno sguardo agli indicatori di genere, troviamo un divario a scapito delle donne: tra i laureati di primo livello, la quota di uomini che nel 2022 lavora all’estero è pari al 3,7%, rispetto al 3,2% registrato per le donne (+0,5 punti percentuali). Il gap a sfavore delle donne aumenta considerando i laureati di secondo livello, tra i quali è il 5,8% degli uomini a lavorare all’estero, a fronte del 4,4% registrato tra le donne (+1,4 punti percentuali).

 

Mobilità chiama mobilità 

Per quel che riguarda la relazione fra partecipazione ai programmi di mobilità internazionale durante gli studi e la propensione alle carriere internazionali, osserviamo che mobilità chiama mobilità: chi ha fatto un’esperienza di studio all’estero riconosciuta dal proprio corso di studio risulta più frequentemente occupato all’estero, già a un anno dal conseguimento del titolo, rispetto a chi non ha maturato tale tipo di esperienza. Tra i laureati di primo livello, infatti, la quota di chi lavora all’estero sale, per chi ha svolto un periodo di studio all’estero riconosciuto dal corso, al 17,8%, mentre tra i laureati di secondo livello al 13,5% (rispetto ai già citati 3,4% e 5,0% osservati a livello complessivo).   
Inoltre, quanti hanno sperimentato la mobilità all’estero per motivi di studio, nel momento in cui si rivolgono al mercato estero per cercare lavoro, scelgono tendenzialmente il medesimo Paese.

 

Laureati stranieri in Italia

I dati di AlmaLaurea, in linea con le tendenze rilevate dal MUR, mostrano che nel 2022 i laureati di cittadinanza estera sono il 4,3% (nel 2012 era il 3,0%). Di questi, però, quelli che hanno conseguito il diploma di scuola secondaria superiore all’estero e sono giunti poi in Italia per affrontare gli studi universitari sono poco più della metà: si tratta del 2,7% del complesso dei laureati. 
Stato più rappresentato è la Cina (9,8%), seguito da India (8,1%), Iran (7,6%), Turchia (4,2%), Russia (4,0%), Albania (3,8%) e Camerun (3,5%).

 

Effetti del background familiare

Si osserva un fenomeno che coinvolge, trasversalmente, le dimensioni outcoming a incoming. A vivere l’esperienza di studio all’estero sono più frequentemente gli studenti che provengono da contesti familiari più favoriti. La cifra più che raddoppia, se guardiamo alle quote di chi ha genitori non laureati e di chi ha entrambi genitori laureati: si passa dal 6% circa al 14 % circa.   
Se ci spostiamo sulla prospettiva incoming osserviamo una analoga incidenza del background familiare: la maggioranza dei cittadini stranieri laureati in Italia che hanno conseguito il diploma di scuola secondaria all'estero ha entrambi i genitori con un background accademico 30,6 (11,8% per i laureati cittadini italiani).