I laureati di AlmaLaurea e il lavoro nella Pubblica Amministrazione

di Silvia Ghiselli
Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea

La documentazione è stata presentata a Genova il 6 novembre 2003 al convegno "Giovani: le opportunità di lavoro nella Pubblica Amministrazione", nell'ambito di "Formula", il Salone della Formazione e dell'Orientamento al Lavoro". L'intervento, incentrato sull'analisi delle caratteristiche dei laureati occupati nel pubblico impiego, ha offerto spunti per la valutazione, tra gli altri, dei canali e dei tempi di ingresso, dei contratti di lavoro più diffusi, dell'efficacia della laurea.

Gli occupati nel pubblico impiego rappresentano, sia a uno che a tre anni dalla laurea, poco meno di un quarto degli occupati alle dipendenze. Il settore pubblico ha subìto, nel triennio 1998-2000 ed in seguito al blocco delle assunzioni, una contrazione della capacità di assorbimento di forza lavoro qualificata. Nell'ultimo biennio, tuttavia, si sta assistendo ad una ripresa, seppure contenuta, delle assunzioni nella pubblica amministrazione; interessante, al riguardo, rilevare che tale ripresa è associata ad un aumento delle assunzioni con contratto a tempo determinato, che costituisce molto probabilmente il canale di accesso privilegiato nella pubblica amministrazione.

Non tutti i percorsi di studio offrono le medesime opportunità di lavorare nel settore pubblico: in alcuni gruppi di corsi di laurea, come l'insegnamento, il medico, il letterario, quasi la metà dei laureati occupati è impegnato in un'attività nel settore pubblico, al contrario dei laureati dei gruppi ingegneria, chimico-farmaceutico ed economico-statistico, i cui occupati nel pubblico impiego non superano il 10%. Per le donne si evidenzia una maggiore propensione al lavoro nel settore pubblico, e ciò è confermato in ogni gruppo di corso di laurea, con le sole eccezioni del linguistico e dello psicologico; tra l'altro, tale propensione è già evidente alla vigilia della laurea (ed è confermata in ciascun corso di laurea), dal momento che il 14% delle laureande manifesta il desiderio di trovare un impiego pubblico, contro il 6% degli uomini. Al riguardo è interessante rilevare che a tre anni dalla laurea ben il 43% delle donne è riuscita a soddisfare tale desiderio, contro il 36% degli uomini.

Il canale privilegiato di accesso nel pubblico impiego è ancora oggi il concorso, grazie al quale ha ottenuto il lavoro il 36% degli occupati; anche il contatto col datore di lavoro su iniziativa personale, o la domanda a provveditorati o présidi per insegnare, sono canali che permettono di accedere al settore pubblico. I tempi di ingresso nel settore pubblico sono lievemente più lunghi rispetto a quelli del privato (in media, 7,8 mesi contro 6,4, rispettivamente).

La stabilità contrattuale, nel pubblico impiego, non si raggiunge di certo nel breve periodo: si pensi che a tre anni dal conseguimento del titolo è assunto con un contratto a tempo indeterminato solo il 30% degli occupati nel pubblico (quota raggiunta nel privato fin dal primo anno!) e ben il 62% degli occupati nel privato. Nel settore pubblico sono molto diffusi i contratti a tempo determinato (35,5% ad un anno e 45% a tre anni, contro 16,4 e 9,2% del privato), e le collaborazioni (41,3% ad un anno e 19,2% a tre anni, contro 25,8 e 17,2% del privato), mentre raramente si è assunti con un contratto di formazione lavoro. A tal riguardo è interessante rilevare che i due settori non offrono le medesime chance di passaggio, nel corso del triennio post-laurea, dall'instabilità alla stabilità contrattuale: nel pubblico, infatti, solo il 34% dei contratti a tempo determinato divengono attività a tempo indeterminato, contro il 74% del privato. Si rilevano differenze significative anche per i contratti di formazione lavoro, che si trasformano in attività stabili nell'86% dei casi nel pubblico impiego e nel 95% dei casi nel settore privato. Unica eccezione: i contratti di collaborazione, che hanno le medesime probabilità di convertirsi in attività a tempo indeterminato sia nel pubblico che nel privato (per circa il 27% degli occupati).

Insegnanti e impiegati ad alta/media qualificazione sono le figure professionali più diffuse nel pubblico impiego e riguardano, rispettivamente, il 34 e il 32% degli occupati a tre anni dal conseguimento del titolo. Nel privato le posizioni medio-impiegatizie sono decisamente più diffuse, e coinvolgono quasi il 64% degli occupati.

L'analisi dell'indice di efficacia della laurea (ottenuto combinando la valutazione dell'intervistato circa la richiesta del titolo per l'esercizio dell'attività lavorativa e il livello di utilizzazione delle competenze apprese con gli studi universitari) permette di evidenziare la migliore collocazione degli occupati del pubblico impiego, dal momento che quasi i tre quarti ritiene che il titolo sia efficace, al contrario degli occupati nel privato, per i quali tale percentuale si contrae fino al 55%.

Gli occupati nel pubblico impiego guadagnano mediamente 1.040 euro netti al mese, l'11% meno degli occupati nel privato, il cui reddito è invece di 1.170 euro. Sia nel pubblico che nel privato sono riscontrabili significative differenze di genere: gli uomini, infatti, guadagnano più delle donne, anche se il divario è più contenuto nel pubblico (+10%) rispetto al privato (+23%). Tali differenze sono dovute alla spiccata presenza maschile tra i dirigenti/direttivi e tra gli impiegati ad alta/media qualificazione, le figure professionali che offrono i redditi più elevati (per il complesso degli occupati, 1.520 e 1.225 euro, rispettivamente). Le donne, invece, sono più rappresentate tra le insegnanti, per le quali si rileva in assoluto il reddito mensile netto più basso (951 euro).

Si deducono interessanti spunti di riflessione dall'analisi della soddisfazione per il proprio lavoro: gli occupati nel pubblico si dichiarano infatti molto soddisfatti per la rispondenza ai propri interessi culturali, per la coerenza con gli studi compiuti e per il tempo libero, mentre sono poco soddisfatti per le prospettive di carriera, per la stabilità lavorativa e per l'acquisizione di professionalità; gli ultimi due aspetti, al contrario, sono elementi di elevata soddisfazione per gli occupati nel privato.

Differenze territoriali. I laureati residenti nel Nord Italia sono propensi, fin dalla vigilia della laurea, a trovare un impiego alle dipendenze nel settore privato: la quota che manifesta tale propensione è pari al 25%, contro il 15% di coloro che risiedono al Sud, i quali si dichiarano più interessati ad un impiego nel pubblico (12% contro 9% di coloro che abitano al Nord). Solo una parte di tali aspettative, però, è soddisfatta nel triennio post-laurea: in parte a causa delle condizioni del mercato del lavoro locale, è occupato nel privato il 62% dei residenti al Nord e il 54% dei residenti al Sud, mentre lavora nel pubblico il 19 e il 23%, rispettivamente. Il lavoro autonomo, infine, è più diffuso al Sud (21%) rispetto al Nord (17%); questo, comprensibilmente, è dovuto al fatto che tale tipologia lavorativa è nata al Sud come risposta alle difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro.

Per approfondimenti sul tema trattato si vedano, tra gli altri:
- AlmaLaurea, Condizione occupazionale dei laureati. Indagine 2002, 2003;
- AlmaLaurea, Condizione occupazionale dei laureati. Indagine 2001, 2002;
- AlmaLaurea, Profilo dei laureati 2002, 2003;
- AlmaLaurea, Profilo dei laureati 2001, 2002.

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