Indagini

L'esplosione dello smart working

Nel 2020 il lavoro da remoto coinvolge il 19,8% dei laureati di primo livello e il 37,0% dei laureati di secondo livello occupati a un anno dal titolo, con un deciso incremento rispetto al 2019.
29 Luglio 2021

L’emergere improvviso della pandemia da Covid-19, laddove organizzativamente fattibile, ha reso inevitabile il ricorso allo smart working, una modalità organizzativa che ha consentito a numerose imprese quella continuità lavorativa altrimenti impensabile, in particolare nella fase di lockdown. Peraltro lo smart working, più diffusamente nella forma di home working, è stato ampiamente utilizzato anche al termine della fase di lockdown, al fine di contenere la diffusione del virus negli ambienti di lavoro.

Il tema è stato preso in esame nell'ambito del Rapporto AlmaLaurea 2021 sulla Condizione occupazionale dei Laureati. Per semplicità di lettura, di seguito si parlerà di smart working, comprendendo, in senso lato, tutte le attività alle dipendenze o di tipo autonomo svolte da remoto (tenendo conto che lo smart working rappresenta la modalità prevalente).

Complessivamente, nel 2020 coinvolge il 19,8% dei laureati di primo livello e il 37,0% dei laureati di secondo livello occupati a un anno dal titolo. Tali valori appaiono decisamente più elevati di quelli osservati nella rilevazione del 2019, quando erano pari al 3,1% per i laureati di primo livello e al 4,3% per quelli di secondo a un anno dal titolo.
 


 

QUALI SONO LE CARATTERISTICHE DELL’ATTIVITÀ SVOLTA DAI LAVORATORI IN SMART WORKING?
 

Più frequentemente svolgono una professione intellettuale e di elevata specializzazione, ma anche esecutiva, mentre svolgono in minor misura una professione tecnica.

Lavorano più spesso nel settore privato, meno frequentemente in quello pubblico e del non profit.

Come ci si poteva attendere, sono occupati relativamente meno nel ramo della sanità e del commercio. Lavorano più frequentemente, invece, nei rami dell’informatica, delle consulenze professionali, della comunicazione, del credito e assicurazioni nonché nel ramo dell’istruzione e della ricerca.

In termini di tipologia dell’attività lavorativa, gli occupati in smart working hanno in maggior misura un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato. Risultano meno frequenti, invece, le attività da remoto di tipo autonomo.

Tali risultati sono generalmente confermati sia per i laureati di primo livello sia per quelli di secondo livello. Inoltre, le tendenze evidenziate sono confermate sia a uno sia a cinque anni dalla laurea.

 

Sintesi del Rapporto 2021

Approfondimenti

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