Lo smart working, unitamente al telelavoro, rappresenta una forma di lavoro che è stata introdotta nel nostro Paese già da tempo, ma che prima dello scoppio della pandemia da Covid-19 non era stata particolarmente utilizzata dalle imprese italiane.
Negli ultimi anni, invece, si è rilevato un forte aumento dei lavoratori da remoto. L’emergenza sanitaria ha infatti determinato un improvviso e forte ricorso a tale modalità di lavoro, la cui diffusione è successivamente calata a seguito del contenimento della pandemia.
Ad oggi, tuttavia, lo smart working rimane molto diffuso e rappresenta una forma di lavoro ormai strutturata all’interno delle realtà aziendali, pur se con una diversa diffusione nel settore pubblico e privato.
Secondo quanto rilevato dall’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano (2024), nel 2024 il numero di lavoratori da remoto risulta sostanzialmente stabile rispetto al 2023, con differenze per dimensione di impresa: in aumento nelle grandi imprese, stabile nella Pubblica Amministrazione e nelle microimprese, in calo nelle piccole e medie imprese.
Per semplicità di lettura, di seguito si parlerà di smart working, comprendendo, in senso lato, tutte le attività alle dipendenze o di tipo autonomo svolte da remoto (tenendo conto che lo smart working rappresenta la modalità prevalente).
La rilevazione AlmaLaurea del 2024 mostra come lo smart working e, più in generale, il lavoro da remoto, coinvolga complessivamente il 17,6% dei laureati di primo livello e il 30,8% dei laureati di secondo livello occupati a un anno dal titolo. Tali quote evidenziano un aumento nella diffusione dello smart working (rispetto a quanto osservato nel 2023, +1,9 punti percentuali tra i laureati di primo e +5,9 punti tra quelli di secondo livello).
A cinque anni dal conseguimento del titolo tra i laureati del 2019 sono sostanzialmente confermate le tendenze rilevate a un anno : lo smart working coinvolge complessivamente il 22,3% dei laureati di primo livello e il 32,3% dei laureati di secondo livello. Anche in tal caso i valori risultano in aumento rispetto a quanto osservato nel 2023 (+4,7 punti percentuali tra i laureati di primo livello e +5,2 punti tra quelli di secondo) e rimanendo più elevati rispetto a quanto osservato prima dello scoppio della pandemia
Laureati degli anni 2023 e 2019 occupati a uno e cinque anni dal conseguimento del titolo: diffusione dello smart working per tipo di corso (valori percentuali)

Fonte: AlmaLaurea, Indagine sulla Condizione occupazionale dei Laureati.
Differenze per gruppo disciplinare, genere e territorio
A livello di gruppo disciplinare lo smart working è decisamente più diffuso, a un anno dal titolo, tra i laureati di primo e secondo livello dei gruppi:
- informatica e tecnologie ICT (oltre il 70% per entrambi i collettivi);
- ingegneria industriale e dell’informazione (oltre il 40% per entrambi);
- economico (28,0% per i laureati di primo livello e 49,7% per quelli di secondo livello);
- politico-sociale e comunicazione (28,3% e 43,0%, rispettivamente).
A fondo scala si trovano i gruppi medico-sanitario e farmaceutico (meno del 5% per entrambi i collettivi), educazione e formazione (4,0% per i laureati di primo livello e 5,6% per i laureati di secondo livello) e scienze motorie e sportive (5,6% e 7,5%).
A livello di genere, lo smart working è più diffuso tra gli uomini (23,5% dei laureati di primo livello e 37,8% di quelli di secondo livello) rispetto alle donne (13,4% e 25,6%, rispettivamente).
A livello territoriale risulta più utilizzato tra coloro che lavorano al Nord rispetto al Mezzogiorno (tra i laureati di primo livello: 19,3% e 14,2%; tra i laureati di secondo livello: 33,5% e 21,5% rispettivamente). La quota più elevata si riscontra però tra gli occupati all’estero (27,3% e 46,9%, rispettivamente).
Quali sono le caratteristiche dell’attività svolta da chi lavora in smart working?
I lavoratori in smart working svolgono più frequentemente una professione intellettuale e a elevata specializzazione (in particolare analisti e progettisti software, project manager, esperti in scienze gestionali, commerciali e bancarie, giornalisti, esperti linguistici e letterari, ingegneri, architetti, segretari amministrativi e contabili, spedizionieri e altre professioni tecniche nell’organizzazione e amministrazione).
Lavorano più frequentemente nel settore privato, meno in quello pubblico.
Sono relativamente più occupati nei rami dell’informatica, delle consulenze professionali, della comunicazione, nonché nel ramo del credito e assicurazioni. Sono invece relativamente meno occupati nei settori che richiedono, di norma, la presenza fisica sul luogo di lavoro (sanità, commercio, istruzione, ricerca, servizi sociali e personali).
In termini di tipologia dell’attività lavorativa, gli occupati in smart working hanno in maggior misura un contratto a tempo indeterminato; risultano meno frequenti i contratti a tempo determinato.
Tali risultati sono generalmente confermati sia per i laureati di primo livello sia per quelli di secondo livello, sia a uno sia a cinque anni dalla laurea.