Una generazione che investe sempre di più nella formazione universitaria, che rivaluta positivamente il proprio percorso scolastico a distanza di tempo, ma che affronta il passaggio verso l’età adulta con un carico emotivo significativo. È questa l’immagine che emerge dal XXIII Convegno AlmaDiploma, che ha coinvolto circa 24.000 diplomati del 2025 per la rilevazione sul Profilo e oltre 59.000 diplomati delle coorti 2024 e 2022 analizzati rispettivamente a uno e a tre anni dal titolo.
Una scuola promossa, ma non senza riserve
La scuola secondaria di secondo grado viene valutata positivamente dalla grande maggioranza dei diplomati e delle diplomate del 2025: infatti il 75,5% si dichiara soddisfatto dell’esperienza complessiva vissuta nei cinque anni, con valori sostanzialmente allineati tra licei, istituti tecnici e professionali. È un dato che testimonia una percezione diffusa di qualità formativa e relazionale, e che smentisce letture esclusivamente critiche del sistema scolastico.
Tuttavia, a un anno dal diploma, resta significativa la quota di chi cambierebbe almeno in parte la scelta fatta. Le motivazioni sono rivelatrici: il desiderio di studiare materie diverse, la percezione di una preparazione non pienamente adeguata agli studi universitari o al mondo del lavoro, il bisogno di una maggiore coerenza tra percorso scolastico e aspirazioni personali.
Orientamento: diffuso, ma non sempre percepito come decisivo
Le attività di orientamento risultano ormai strutturalmente integrate nel sistema scolastico. Oltre il 90% dei diplomati del 2025 dichiara di aver partecipato a iniziative di orientamento in ingresso dalla scuola secondaria di primo grado, mentre l’84,5% ha preso parte ad attività di orientamento in uscita verso le scelte post-diploma. Si tratta di percentuali molto elevate, che indicano una copertura capillare del servizio.
Eppure, solo il 57,0% dei diplomati ritiene che tali attività siano state realmente rilevanti per la decisione finale. Questo scarto tra partecipazione e percezione di utilità merita attenzione. Una parte degli studenti sostiene di avere già le idee chiare al momento della scelta; altri ritengono che le informazioni ricevute non siano state sufficienti o sufficientemente personalizzate. Ne emerge un tema cruciale: non basta “fare orientamento”, occorre farlo in modo qualificato, tempestivo e aderente ai bisogni individuali.
I dati dimostrano che quando l’orientamento è percepito come realmente utile produce effetti tangibili. Tra i diplomati che lo considerano molto efficace si registrano meno abbandoni universitari nel primo anno e un numero medio più elevato di crediti formativi maturati. L’orientamento, dunque, non è solo un momento informativo, ma una leva strutturale capace di incidere sulle traiettorie formative, di prevenire interruzioni e di favorire carriere universitarie più solide.
La dimensione emotiva della scelta: tra ansia e determinazione
Uno degli aspetti più significativi dell’indagine riguarda la sfera emotiva. Alla domanda sugli stati d’animo più diffusi tra amici e compagni di classe, quasi la metà dei diplomati del 2025 indica l’ansia. È un dato che racconta la pressione percepita in una fase cruciale della vita, in cui le scelte vengono vissute come decisive e potenzialmente irreversibili.
Eppure, quando si chiede ai diplomati di descrivere con un solo aggettivo il proprio stato d’animo alla vigilia della scelta post-diploma, il termine più utilizzato è “determinato”. Seguono “entusiasta” e “interessato”. Si delinea così un quadro complesso: l’ansia è diffusa come clima collettivo, ma a livello individuale molti giovani si percepiscono come pronti ad affrontare la sfida.
L’analisi longitudinale sui diplomati del 2024 mostra, inoltre, che lo stato d’animo iniziale non è neutro rispetto agli esiti successivi. Tra coloro che si dichiaravano “spaventati”, “agitati” o “intimoriti” alla vigilia del diploma si osserva con maggiore frequenza, a un anno di distanza, la presenza di difficoltà occupazionali o di interruzioni del percorso universitario. Al contrario, la determinazione tende a rafforzarsi nel tempo: a un anno dal diploma, la quota di chi si definisce “determinato” quasi raddoppia. Questo dato suggerisce che l’accompagnamento emotivo nella fase di transizione rappresenta una componente essenziale delle politiche di orientamento.
Università in crescita e progettualità ancora in costruzione
Sul piano delle scelte post-diploma si consolida una tendenza già emersa negli ultimi anni: l’aumento dell’iscrizione all’università. Nel 2025, alla vigilia del diploma, il 60,9% degli studenti dichiara di voler proseguire esclusivamente negli studi, mentre a un anno dal titolo il 71,6% dei diplomati del 2024 risulta effettivamente iscritto a un corso di laurea. Rispetto al 2019, la quota complessiva di iscritti all’università è cresciuta di oltre sei punti percentuali.
Si tratta di un segnale importante, che indica una crescente percezione del titolo universitario come investimento necessario per l’accesso a opportunità professionali qualificate. Tuttavia, la progettualità professionale non è ancora pienamente definita per tutti. Poco meno della metà dei diplomati del 2025 dichiara di avere già in mente la professione che intende svolgere una volta conclusi gli studi, mentre oltre la metà non ha ancora definito un obiettivo preciso. La mancanza di una chiara progettualità è particolarmente evidente tra coloro che si dichiarano incerti sul proprio futuro.
Anche i percorsi ITS mostrano segnali di crescita in termini di conoscenza e interesse, ma la partecipazione effettiva rimane ancora limitata, soprattutto tra i liceali.
Lavoro e retribuzioni: segnali di ripresa in un contesto ancora fragile
L’analisi degli esiti occupazionali nel periodo 2019-2025 evidenzia un graduale ritorno ai livelli pre-pandemici, con segnali di miglioramento: aumentano i contratti a tempo determinato e il lavoro part-time, mentre diminuiscono i contratti non regolamentati, segno di una maggiore strutturazione dei rapporti di lavoro.
Le retribuzioni nominali nel 2025 raggiungono i valori più elevati del periodo osservato. Tuttavia, considerando il potere d’acquisto, le retribuzioni reali risultano ancora inferiori rispetto al 2019. Solo limitando l’analisi a chi lavora a tempo pieno e non è contemporaneamente iscritto all’università si osserva un incremento reale rispetto al periodo pre-pandemico.
Orientamento come investimento strategico
Il quadro complessivo restituito dal XXIII Convegno AlmaDiploma è quello di una generazione che crede nella formazione come leva di mobilità sociale e di stabilità professionale, ma che attraversa la fase di transizione con un carico emotivo rilevante e con una progettualità ancora in evoluzione.
È una generazione che investe sempre più nell’università, che rivaluta positivamente la propria esperienza scolastica a distanza di tempo e che mostra una crescente determinazione nel definire il proprio percorso. Ma c’è anche un’altra verità: l’ansia è lo stato d’animo più diffuso tra i giovani nel momento della scelta. In questo scenario, l’orientamento si conferma non un servizio accessorio, ma una leva strategica capace di incidere concretamente su abbandoni, performance universitarie e qualità delle traiettorie professionali.
I dati confermano che l’orientamento, quando strutturato, personalizzato e percepito come utile, rappresenta uno strumento decisivo per ridurre gli abbandoni, sostenere la continuità degli studi e rafforzare la coerenza tra percorso formativo e aspirazioni professionali. In un contesto socioeconomico complesso e in rapida trasformazione, l’accompagnamento alle scelte non può essere considerato un servizio accessorio, ma una responsabilità strategica dell’intero sistema educativo.
Indagini complete ai seguenti link
Profilo dei Diplomati - Rapporto 2026
Esiti a distanza dei Diplomati - Rapporto 2026