È stato presentato il 15 ottobre 2026 all’Università di Trento il Rapporto AlmaLaurea 2026 sul Dottorato di ricerca (Percorsi ed Esiti occupazionali).
Nel dettaglio, l’indagine sui Percorsi di Dottorato di ricerca coinvolge oltre 9.400 persone che hanno ottenuto il titolo nel 2025 in 50 Atenei; quella sugli Esiti occupazionali del Dottorato di ricerca riguarda quasi 9.000 persone di 64 Atenei che hanno conseguito il dottorato di ricerca del 2024, contattate a un anno dal titolo, e oltre 3.000 di 25 atenei contattate a tre anni dal titolo.
Occupazione: 94,1% a un anno, 97,0% a tre anni
Il primo dato interessante è quello dell'occupazione: a un anno dal titolo lavora il 94,1% di chi ha conseguito il dottorato, 2,9 punti in più rispetto all'indagine 2024 e 5,1 in più rispetto a quella del 2019, quando era l'89,0%. È il valore più alto della serie storica 2019-2025. Il tasso di occupazione a un anno supera il 90% in tutte le aree disciplinari. Il tasso di disoccupazione scende al 3,5%, in calo di 1,6 punti sull'anno precedente e di 2,2 sul 2019, mentre fa parte delle forze di lavoro il 97,5% del collettivo.
Il confronto con chi ha una laurea di secondo livello misura il valore del risultato: a un anno dalla laurea il tasso di occupazione è dell'80,8%, 13,3 punti sotto quello di chi ha il dottorato, e solo a cinque anni raggiunge il 94,4%, valore in linea con quello di dottoresse e dottori a un anno dal titolo. Tra chi ha iniziato a lavorare dopo il titolo, il primo lavoro arriva in media entro 2 mesi.
Conta anche la qualità del lavoro. Il titolo è «molto efficace o efficace» per il 76,0% di chi lavora a un anno, 1,7 punti in meno rispetto all'indagine precedente ma 9,1 in più rispetto al 201:
- il 74,6% utilizza in misura elevata le competenze acquisite;
- il 93,4% svolge una professione intellettuale, scientifica o di elevata specializzazione;
- il 66,5% dichiara di svolgere attività di ricerca in misura elevata nel proprio lavoro.
Un dottorato che in sei anni ha cambiato forma
Il 19,4% di chi ha conseguito il dottorato nel 2025 ha svolto un dottorato in collaborazione con le imprese, industriale o in alto apprendistato: nel 2019 era il 5,0%, oltre 14 punti in meno. Il Report precisa che l'incremento è particolarmente evidente rispetto alla rilevazione precedente e che occorrerà monitorarlo per capire se sia legato ai finanziamenti del PON e REACT-EU o a un processo più strutturale di cooperazione tra ricerca e imprese. Dentro questa crescita resta un divario di genere.
Le due aree in cui la formula è più diffusa, ingegneria e scienze di base, sono anche quelle con la minore presenza femminile tra chi consegue il dottorato (35,2% e 39,7%), e in ingegneria la quota di donne che ha concluso un dottorato in collaborazione con le imprese, il 22,2%, è inferiore di 7,2 punti a quella degli uomini.
L'apertura è anche internazionale. Il 12,1% delle dottoresse e dei dottori del 2025 ha ottenuto un titolo congiunto o doppio, contro l'8,5% del 2019. Il 59,5% ha trascorso un periodo di studio all'estero, 6,1 punti in più rispetto a chi ha concluso il dottorato nel 2019 (53,4%); per il 27,9% si è trattato di un'esperienza obbligatoria e su una scala da 1 a 10 la soddisfazione per l'esperienza è in media di 8,7. Le persone con cittadinanza straniera sono il 15,5% di chi ha concluso il dottorato nel 2025, contro l'8,4% tra chi ha una laurea di secondo livello; tra coloro di cui è noto il titolo di accesso, il 69,9% ha conseguito la laurea all'estero. Il 26,8% dichiara di aver svolto attività di ricerca che hanno promosso il trasferimento tecnologico in collaborazione con imprese, quota che sale al 45,2% in ingegneria.
È cambiato anche il modo di lavorare: a un anno dal titolo il 45,3% di chi ha il dottorato e lavora è in smart working o da remoto, contro il 38,9% della rilevazione 2024 e il 5,2% del 2019.
Retribuzioni, stabilità e finanziamento: i dati su cui riflettere
La retribuzione mensile netta a un anno dal titolo è in media di 1.984 euro. In termini nominali è in crescita negli anni più recenti; tenendo conto del potere d'acquisto, in termini reali, risulta invece in calo dell'1,2% rispetto al 2024 e dell'1,5% rispetto al 2019. Resta nettamente superiore a quella di chi ha una laurea di secondo livello, sia a un anno dalla laurea (1.495 euro, +32,7%) sia a cinque anni (1.903 euro, +4,3%). Lavora all'estero il 14,4% di chi ha il dottorato, con una retribuzione media di 2.745 euro contro i 1.858 di chi lavora in Italia.
Sul fronte contrattuale, la forma di lavoro più diffusa a un anno resta l'assegno di ricerca (36,1%), in calo di 3,9 punti rispetto all'indagine precedente dopo il forte aumento osservato l'anno prima; il Report collega la contrazione anzitutto alla graduale conclusione delle attività legate ai primi bandi PNRR. Crescono i contratti a tempo indeterminato (27,5%, +2,7 punti) e a tempo determinato (20,9%, +1,1). Il 68,9% lavora nel settore pubblico e il 63,2% nel ramo dell'istruzione e della ricerca.
La soddisfazione per il lavoro è in media di 7,9 su 10. Gli aspetti del lavoro svolto che raccolgono maggiore soddisfazione sono la coerenza con gli studi fatti (8,4), la rispondenza ai propri interessi culturali e i rapporti con colleghe e colleghi (8,1) e l’acquisizione di professionalità (8,0); al contrario, gli aspetti del lavoro meno apprezzati sono le opportunità di contatti con l'estero (6,5), la stabilità e sicurezza del lavoro, le prospettive di guadagno e il tempo libero (6,7) e le prospettive di carriera (6,9). Tra chi lavora come ricercatrice o ricercatore e come tecnica o tecnico laureato all'università la soddisfazione per la stabilità scende a 5,9.
Guardando al percorso appena concluso, l'85,6% di chi ha concluso il dottorato nel 2025 ha fruito di un finanziamento durante il dottorato, 2,2 punti in più rispetto al 2019. Tra chi ne ha usufruito, però, lo giudica adeguato soltanto il 34,2%, contro il 56,9% del 2019: un calo di 22,7 punti che il Report riconduce in parte al crescente costo della vita.
L'estero come orizzonte e la scelta del dottorato
Il 68,7% delle dottoresse e dei dottori del 2025 ritiene che nel proprio settore disciplinare ci siano maggiori opportunità lavorative all'estero, mentre solo il 9,4% pensa di avere maggiori opportunità di affermarsi in Italia. La quota di chi guarda all'estero è comunque in calo rispetto al 2019, quando era il 72,7%.
Potendo tornare indietro, il 58,1% di chi ha concluso il dottorato nel 2025 si iscriverebbe di nuovo allo stesso dottorato nello stesso ateneo, mentre il 20,0% sceglierebbe un dottorato all'estero: quota che sale al 24,4% tra chi ha svolto un periodo di studio all'estero durante il dottorato, contro il 13,6% di chi non lo ha svolto.
Alla prova del mercato del lavoro, nel 2025, tra dottoresse e dottori del 2024, a un anno dal conseguimento del titolo, il 70,9% rifarebbe lo stesso dottorato nello stesso ateneo, il 13,6% sceglierebbe un ateneo estero e il 7,0% non rifarebbe un dottorato. Per chi ha conseguito il titolo nel 2022, a tre anni dal titolo, le quote sono rispettivamente 71,4%, 12,6% e 7,7%. Sarà interessante continuare a monitorare questo dato anche alla luce del calo, registrato nel 2025 rispetto al 2024, della quota di chi, alla vigilia del conseguimento del titolo, confermerebbe la scelta fatta.
Chi sono le dottoresse e i dottori di ricerca
I Report descrivono una popolazione fortemente selezionata, per contesto familiare e per rendimento negli studi. Le donne sono il 50,0% di chi ha conseguito il dottorato nel 2025, contro il 61,1% tra chi ha una laurea di secondo livello dello stesso anno: un dato che il Report legge come minore propensione delle donne a proseguire dal secondo al terzo livello dell'istruzione universitaria. Complessivamente, il 45,0% di chi ha conseguito un dottorato di ricerca ha almeno un genitore laureato, contro il 38,0% di chi ha una laurea di secondo livello; il 29,7% proviene da una classe sociale elevata, contro il 24,8% di chi ha una laurea di secondo livello; il 70,7% di chi ha conseguito il dottorato in Italia ha concluso il secondo livello con 110 e lode. L'età media al titolo è di 32,1 anni.
“L’indagine sul dottorato di ricerca - dichiara la direttrice di AlmaLaurea Marina Timoteo - ci dice che chi conclude un dottorato trova lavoro in tempi brevi: chi inizia a lavorare dopo il titolo impiega in media meno di due mesi. Quasi una persona su cinque che ha conseguito il dottorato svolge il proprio percorso in collaborazione con le imprese e sei persone su dieci maturano un'esperienza di studio all'estero: sono segnali di apertura che andranno consolidati. Ma perché il dottorato guadagni in attrattività, chi lo sceglie deve sentire di avere sostegno. Oggi, per tante persone, non è così: poco più di un terzo di chi riceve il finanziamento lo considera adeguato e quasi sette su dieci vedono opportunità migliori all'estero. Che i giovani e le giovani partano non deve spaventarci perché il sapere conosce confini. Deve preoccuparci che non trovino ragioni per restare, o per tornare: se chiediamo loro di credere nel futuro, abbiamo il dovere morale di essere i primi a credere in loro”.
Percorsi di Dottorato di ricerca: scarica il Report | consulta i dati
Esiti occupazionali del Dottorato di ricerca: scarica il Report | consulta i dati
Approfondimenti:
Dottorato di ricerca in collaborazione con le imprese
Dottorato di ricerca e opportunità occupazionali in ambito accademico ed extra accademico