Un master per trasformare l'intelligenza artificiale in soluzioni per l'azienda

Un master per trasformare l'intelligenza artificiale in soluzioni per l'azienda

Automatizzare attività, analizzare dati, creare assistenti AI, migliorare marketing, risorse umane, vendite e operations: l'intelligenza artificiale sta entrando nei processi quotidiani di imprese molto diverse. A fare la differenza sono le persone capaci di comprendere gli strumenti, individuare dove generano valore e integrarli nell'organizzazione. 

Su questo profilo si concentra il Master in Intelligenza Artificiale per i Processi Aziendali, promosso da Uninform Group business school con trent'anni di esperienza nella formazione professionale.

Intervista ai co-Direttori Scientifici del Master, Giovanni Giordano, responsabile dell’area manageriale, e Andrea Cecchetti, responsabile dell’area tecnico-applicativa.

Come cambia il lavoro per chi impara oggi a utilizzare l'intelligenza artificiale?

Giovanni Giordano: Cambia soprattutto il punto di partenza. Molte attività stanno già cambiando con l’introduzione dell’intelligenza artificiale e il divario che si sta creando non è solo tra chi ha esperienza e chi non ne ha, ma tra chi sa utilizzare questi strumenti nel lavoro e chi ancora non sa farlo. È una delle poche situazioni in cui un neolaureato può entrare in azienda con una competenza che molti professionisti più esperti stanno ancora acquisendo. Le imprese stanno introducendo l’AI nei propri prcessi e hanno bisogno di persone capaci di utilizzarla concretamente e di accompagnare questo cambiamento.

Perché l'intelligenza artificiale riguarda tutte le funzioni aziendali?

Giovanni Giordano: Perché non entra in azienda come una materia separata, ma modifica attività che esistono già: aiuta il marketing a produrre e analizzare contenuti, le risorse umane a organizzare selezione e formazione, le vendite a gestire dati e clienti, l'amministrazione a velocizzare documenti e report, le operations a rendere più efficienti i flussi di lavoro. Il punto non è semplicemente usare un assistente generativo. Bisogna capire quale processo migliorare, quali dati utilizzare, quale risultato ottenere e dove mantenere il controllo umano. Le aziende hanno bisogno di persone capaci di collegare tecnologia, organizzazione e obiettivi. Per questo il percorso può essere adatto a laureati di provenienza diversa: ogni competenza di partenza può diventare un ambito nel quale applicare l'AI.

Quali competenze servono davvero per applicarla nel lavoro?

Andrea Cecchetti: Conoscere uno strumento è soltanto il primo livello. Credo che oggi la vera competenza stia soprattutto nel saper comprendere un problema, individuare la tecnologia più adatta ed utilizzarla con metodo per costruire una soluzione concreta.

Questo significa capire come funzionano i modelli e quali sono i loro limiti, saper formulare istruzioni efficaci, verificare criticamente gli output e scegliere strumenti e approcci diversi in funzione dell'obiettivo. Significa anche andare oltre il semplice utilizzo di un chatbot e imparare a costruire assistenti, agenti e automazioni, collegando applicazioni e dati attraverso piattaforme no-code e low-code come n8n e Make.

Non è richiesta una preparazione tecnica avanzata, ma servono metodo, capacità di analisi e soprattutto disponibilità a sperimentare. Nel lavoro reale non basta ottenere un output apparentemente efficace: una soluzione deve essere affidabile, ripetibile, controllabile e coerente con privacy, sicurezza e regole aziendali. È proprio questa, secondo me, la distanza tra provare l'AI e saperla applicare professionalmente.

Come si integrano la parte tecnica e quella manageriale?

Giovanni Giordano: Partiamo sempre dal processo, non dallo strumento. Prima ci chiediamo quale attività assorba tempo, dove si creino errori o rallentamenti, quale risultato possa essere misurato e quali responsabilità non possano essere delegate.

Andrea Cecchetti: A quel punto traduciamo l'esigenza in una soluzione: scegliamo il modello, progettiamo il workflow, costruiamo un prototipo, lo testiamo e ne verifichiamo la qualità. Questa doppia prospettiva è il cuore del Master. Evita due errori opposti: parlare di innovazione senza saperla realizzare, oppure usare strumenti sofisticati senza un obiettivo aziendale chiaro.

Come si sviluppa il percorso didattico del Master?

Andrea Cecchetti: Abbiamo costruito il percorso con una logica precisa: prima si acquisiscono le basi per comprendere davvero l’intelligenza artificiale, dai modelli linguistici al prompting, dagli agenti alle automazioni ed alla governance; poi si impara ad applicarla ai processi aziendali, dal marketing alle vendite, dalle risorse umane alle operations. L’obiettivo non è soltanto utilizzare alcuni strumenti, ma capirne potenzialità, limiti e criteri per progettare soluzioni affidabili e verificabili che risolvano problemi reali.

La formazione, concentrata in due mesi full time per oltre 300 ore di lezioni live, alterna teoria, laboratori, esercitazioni e project work. Si lavora concretamente con strumenti come ChatGPT, Claude, Copilot, n8n e Make, senza trasformare il Master in una semplice rassegna di piattaforme: gli strumenti cambiano rapidamente, mentre metodo e fondamenta restano essenziali per affrontare anche quelli futuri.

Ogni partecipante realizza al termine del percorso un project work da presentare durante i colloqui. In un settore così nuovo, poter dimostrare non soltanto ciò che si è studiato, ma soprattutto ciò che si è in grado di progettare e realizzare, può fare una grande differenza.

Quale valore hanno attestati e portfolio?

Andrea Cecchetti: In un ambito così nuovo c'è un tema ulteriore: le competenze non devono soltanto essere acquisite, ma devono diventare anche riconoscibili e dimostrabili. Per questo al termine del percorso si conseguono il Diploma Master e sette certificazioni internazionali: Google AI Essentials, Microsoft Copilot, n8n Workflow Automation di primo e secondo livello, Make, IBM Generative AI e Claude 101.

Non si tratta quindi soltanto di attestati interni al Master: sono certificazioni legate direttamente agli strumenti e agli ecosistemi tecnologici utilizzati durante il percorso e aiutano il candidato a rendere più leggibili e riconoscibili le competenze acquisite. L'elenco completo dei titoli è consultabile sul sito.

Giovanni Giordano: Il Diploma Master è inoltre qualificato CEPAS, organismo di certificazione delle professionalità accreditato da ACCREDIA. È una distinzione che conta: la preparazione non è attestata soltanto da chi ha erogato la formazione, ma verificata secondo requisiti definiti da un ente esterno. Il portfolio completa questo quadro: non dice soltanto che cosa è stato studiato, ma mostra che cosa il candidato sa progettare e realizzare. In un ambito nuovo, dove i selezionatori faticano ancora a valutare le competenze dichiarate, poter mostrare un workflow funzionante vale più di un elenco di argomenti.

Quali profili professionali forma e come funziona lo stage?

Giovanni Giordano: Il Master prepara a profili junior come AI & Automation Specialist, Digital Process Analyst, AI Business Analyst, Marketing Automation Specialist, AI Project Coordinator e HR & People Analytics Specialist. Non esiste un unico reparto di destinazione: le competenze possono essere utilizzate in marketing, HR, vendite, amministrazione, customer service, operations, qualità e gestione documentale.

Dopo la fase didattica è previsto uno stage di sei mesi, garantito contrattualmente. L'Ufficio Placement costruisce il progetto in base al profilo e agli interessi del partecipante, all'interno del network di oltre 750 aziende e organizzazioni partner. È il passaggio nel quale un project work diventa esperienza professionale su processi e obiettivi reali.

Il Master AI si inserisce in trent'anni di attività di Uninform Group nella formazione professionale: il placement occupazionale medio dei nostri master è del 92% sulle edizioni concluse, ed è lo stesso Ufficio Placement, con la stessa rete di imprese, a seguire anche i partecipanti di questo percorso.

A chi è rivolto e come si accede al Master?

Giovanni Giordano: Il Master si rivolge a laureati triennali e magistrali di area economica, giuridica, sociale, gestionale, scientifica e umanistica, oltre che a giovani professionisti interessati a integrare l'AI nel proprio lavoro. Non è necessario arrivare con competenze di programmazione: conta la capacità di comprendere i processi, ragionare sui problemi e lavorare in modo strutturato.

L'accesso avviene attraverso un colloquio gratuito di orientamento e selezione, utile a verificare la coerenza tra percorso, obiettivi e impegno richiesto. Sono previste tre sessioni ogni anno, orientativamente a febbraio, maggio e ottobre, così chi conclude gli studi in periodi diversi può accedere alla sessione successiva senza attendere un intero anno. Il colloquio può essere prenotato online, gratuitamente e senza impegno.