Quanto funziona davvero una laurea? Rapporto AlmaLaurea 2026

Positiva l’esperienza universitaria, in aumento il tasso di occupazione. Restano disallineamenti fra laurea e lavoro sul piano delle competenze

Quanto funziona davvero una laurea? Rapporto AlmaLaurea 2026

Laureate e laureati esprimono un’ampia soddisfazione per il percorso di studi universitario e trovano collocazione nel mercato del lavoro con tassi di occupazione in crescita. Pur permanendo il disallineamento tra competenze acquisite e lavoro svolto, cresce la loro consapevolezza rispetto al proprio futuro lavorativo: fiduciosi nelle competenze acquisite, comprese quelle trasversali, si dichiarano sempre meno disposti ad accettare lavori sottopagati o non coerenti con gli studi e attribuiscono un peso crescente alla qualità del lavoro e all’equilibrio tra vita e lavoro. «Non sono più solo carriera e guadagno a contare: hanno acquisito rilevanza sempre maggiore aspetti […] come il tempo libero, la flessibilità dell’orario di lavoro, la qualità delle relazioni con i colleghi, l’essere partecipi di processi lavorativi che generano utilità sociale», ha osservato la Direttrice di AlmaLaurea, Marina Timoteo.

È stato presentato presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi della Basilicata il “XXVIII Rapporto AlmaLaurea su Laurea e Occupazione” nell’ambito del convegno dal titolo Efficacia della formazione universitaria: rappresentanti di atenei e mondo produttivo si sono ritrovati nella sede universitaria ad affrontare e discutere il tema del valore del titolo di studio.

Le due rilevazioni hanno preso in esame, per i Percorsi di laurea, quasi 335 mila persone laureate nel 2025 in 81 atenei aderenti al Consorzio; per gli Esiti occupazionali della laurea, quasi 700 mila persone laureate di primo e secondo livello di 81 atenei, intervistate a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo.
 

CHI SONO LE PERSONE LAUREATE: PIÙ DONNE, ORIGINE SOCIALE FAVORITA

Le donne hanno confermato la propria maggioranza, rappresentando il 59,6% di chi si è laureato nel 2025. Permane però il forte squilibrio nelle discipline STEM, dove la componente femminile si è fermata al 40,5%, quota stabile da dieci anni: le donne sono maggioranza netta nei gruppi educazione e formazione, linguistico e psicologico e nettamente minoranza nell’informatica e tecnologie ICT e nell’ingegneria industriale e dell’informazione.

Sul fronte dell’origine sociale, l’università continua ad attrarre studentesse e studenti da contesti relativamente più favoriti: la quota di chi ha almeno un genitore laureato è salita al 34,7% (dal 28,5% del 2015) e tocca il 46,3% tra le persone laureate nei corsi magistrali a ciclo unico. Un dato che conferma la persistente disuguaglianza nell’accesso all’istruzione terziaria, in un Paese che, secondo i recenti dati Eurostat, resta in fondo alle classifiche europee per quota di persone laureate tra i 25-34enni (31,1%).
 

IL PERCORSO DI STUDI: ESPERIENZE SUL CAMPO DIFFUSE E VOTI ELEVATI

Il percorso universitario si è confermato sempre molto ricco di esperienze pratiche. Il 60,9% ha svolto un tirocinio curriculare riconosciuto dal corso e il 68% ha lavorato durante gli studi. Le esperienze di studio all’estero riconosciute hanno coinvolto il 10,2% delle persone laureate, in lenta ripresa dopo la battuta d’arresto dovuta alla pandemia. La regolarità negli studi ha riguardato il 60,4% delle persone laureate, mentre l’età media alla laurea si è attestata a 26,3 anni e il voto medio di laurea a 102,8 su 110.

Elevata la soddisfazione complessiva per l’esperienza universitaria, espressa dall’89,1% delle persone laureate, e il 72,1% ripeterebbe senza esitazioni la stessa scelta, confermando corso e ateneo.

A questa soddisfazione si accompagna una rinnovata fiducia nelle competenze acquisite: oltre il 60% delle persone laureate riconosce infatti che il proprio corso ha fornito gran parte delle competenze trasversali indagate. Tra queste ci sono l’adattabilità e flessibilità, la capacità di risolvere problemi e di lavorare in gruppo, le tre competenze che le laureate e i laureati hanno indicato come le più importanti per un efficace inserimento nel mercato del lavoro: sono esattamente le competenze che le imprese segnalano come le più ricercate nei candidati da assumere. È anche su questa consapevolezza che si fonda il diverso atteggiamento con cui laureate e laureati si presentano oggi al mercato del lavoro: più sicuri del proprio bagaglio formativo, cercano un’occupazione all’altezza di quel bagaglio e si mostrano meno disposti che in passato ad accettare lavori sottopagati o non coerenti con gli studi.
 

LAUREE PROFESSIONALIZZANTI: ANCORA POCHE PERSONE LAUREATE, MA OCCUPAZIONE OLTRE IL 90% A UN ANNO DAL TITOLO

Per la prima volta, quest’anno sono disponibili i dati occupazionali, a un anno dal conseguimento del titolo, delle lauree professionalizzanti, i corsi triennali (classi di laurea in Professioni tecniche per l’edilizia e il territorio, L-P01; Professioni tecniche agrarie, alimentari e forestali, L-P02; Professioni tecniche industriali e dell’informazione, L-P03) pensati per formare figure tecniche pronte a un inserimento immediato nel mercato del lavoro: la fotografia scattata da AlmaLaurea ha restituito un primo, seppur ancora molto contenuto, segnale positivo su questa tipologia di lauree.

Pur trattandosi ancora di un collettivo ridotto, i primi risultati sono incoraggianti: il tasso di occupazione supera il 90% già a un anno dal titolo, i tempi di ingresso nel mercato del lavoro sono mediamente più brevi e l’attività lavorativa svolta valorizza in misura elevata le competenze acquisite all’università. Queste persone laureate dichiarano inoltre, più della media dei triennali, di aver sviluppato competenze trasversali come il lavoro di gruppo, l’intraprendenza e la capacità di risolvere problemi. È il primo segnale che il modello dei percorsi professionalizzanti, ancora agli esordi, può funzionare proprio sul terreno dell’efficacia del titolo.

 

ESITI OCCUPAZIONALI: OCCUPAZIONE IN CRESCITA, A CINQUE ANNI DAL TITOLO OLTRE IL 90%

Il quadro occupazionale ha mostrato un generale miglioramento. A un anno dal titolo il tasso di occupazione ha raggiunto l’81,2% tra chi ha conseguito una laurea di primo livello e l’80,8% nel secondo livello (rispettivamente +2,6 e +2,2 punti percentuali rispetto alla rilevazione precedente). A cinque anni dalla laurea l’occupazione ha superato il 90%, toccando il 91,7% nel primo livello e il 94,4% nel secondo.

Parallelamente, il tasso di disoccupazione a un anno è sceso al 9,2% nel primo livello e al 9,3% nel secondo. A cinque anni dal titolo la disoccupazione è scesa fino al 2,6%.

Più in difficoltà il fronte retributivo. A un anno dalla laurea la retribuzione mensile netta si è attestata in media a 1.491 euro nel primo livello e a 1.495 euro nel secondo; al netto dell’inflazione, le retribuzioni reali sono risultate in lieve calo nell’ultimo anno (rispettivamente -1,4% e -0,9%). Il divario retributivo si manifesta nel tempo: a cinque anni dal titolo si è saliti a 1.796 euro (primo livello) e 1.903 euro (secondo livello).

 

RESTANO I DIVARI OCCUPAZIONALI E RETRIBUTIVI: IL GENERE E IL MEZZOGIORNO

L’indagine ha confermato divari strutturali. Forti le differenze territoriali: chi risiede al Nord ha avuto il 34,8% di probabilità in più di lavorare rispetto a chi risiede nel Mezzogiorno, divario che sale al 55,9% considerando l’area dell’ateneo. Sul piano retributivo, chi lavora al Nord ha percepito in media 68 euro netti in più al mese rispetto a chi è occupato nel Mezzogiorno.

Per quel che riguarda il divario di genere, a parità di condizioni, gli uomini hanno mostrato il 13,7% di probabilità in più di essere occupati rispetto alle donne e una retribuzione superiore in media di 67 euro netti al mese. Tale divario, inoltre, si accentua in presenza di figli. A fronte di carriere universitarie mediamente migliori delle donne, più regolari negli studi e con voti di laurea più alti, permane quindi una loro minore valorizzazione nel mercato del lavoro.
 

SMART WORKING STRUTTURALE, EFFICACIA DEL TITOLO STABILE

Proprio l’attenzione crescente alla qualità del lavoro e all’equilibrio tra vita privata e professione trova un riscontro concreto nella diffusione dello smart working, ormai una modalità di lavoro strutturale: a un anno dal titolo coinvolge il 17,1% di chi ha una laurea di primo livello e sale al 32,0% tra le persone laureate di secondo livello, con valori ancora più elevati a cinque anni dalla laurea (fino al 37,6% nel secondo livello).

Quanto all’efficacia della laurea, la coerenza percepita tra studi e lavoro, circa due persone laureate su tre l’hanno giudicata “molto efficace o efficace”: il 60,4% tra chi lavora con una laurea di primo livello e il 67,4% nel secondo livello.

AlmaLaurea misura anche il disallineamento tra studi e lavoro, la quota di chi, nel proprio impiego, utilizza poco le competenze acquisite all’università e svolge un’attività per cui il titolo non è formalmente richiesto: a un anno dal titolo riguarda il 39,4% di chi ha una laurea di primo livello e il 32,5% del secondo livello, e a cinque anni resta stabile nel primo livello (39,2%) mentre scende al 25% nel secondo.

È un fenomeno multidimensionale, che dipende dall’incontro tra domanda e offerta di lavoro, ma anche dalle esperienze svolte nel percorso universitario, dalle scelte di orientamento e dall’origine sociale: i figli di genitori laureati vi sono meno esposti, soprattutto quando conseguono il titolo nello stesso ambito disciplinare dei genitori, segno di quanto reti e contatti familiari incidano sull’ingresso nel mercato del lavoro.

Proprio per questo pesano gli strumenti di accompagnamento offerti dagli atenei: chi ha preso parte, dichiarandosene soddisfatto, alle iniziative di orientamento al lavoro ha mostrato una probabilità di occupazione più alta del 10,1% a un anno dalla laurea e un minore disallineamento rispetto a chi non ne ha usufruito. Effetto analogo per i tirocini curriculari, che tra le persone laureate di primo livello dimezzano la quota di chi svolge un lavoro non coerente: dal 50% di chi non li ha svolti al 27% di chi li ha svolti e ne è rimasto soddisfatto.
 

PIÙ SELETTIVITÀ: MENO DISPONIBILITÀ VERSO LAVORI SOTTOPAGATI O INCOERENTI

Di fronte a questo rischio di disallineamento, laureate e laureati reagiscono con un approccio sempre più selettivo alla ricerca del lavoro, filo conduttore di entrambe le indagini. Alla vigilia del titolo, la quota di chi rifiuterebbe lavori non coerenti con il proprio percorso è cresciuta di 10,8 punti percentuali dal 2016 al 2025 (la disponibilità ad accettarli è scesa dall’87,2% al 76,4%).

Sul versante economico, il 66,9% di chi stava per laurearsi è disposto ad accettare una retribuzione netta mensile non inferiore a 1.500 euro per un impiego a tempo pieno: una quota più che raddoppiata rispetto al 24,4% del 2016, con un divario di genere ancora marcato (75,0% gli uomini, 61,6% le donne). Su questo aumento incide non solo la maggiore selettività, ma anche la riduzione del potere d’acquisto registrata negli ultimi anni, a fronte di una soglia di 1.500 euro rimasta invariata.

Una maggiore selettività che, ha osservato AlmaLaurea, riflette la volontà di chi si laurea di veder riconosciuto, anche sul piano economico, il proprio investimento in istruzione, in un contesto reso più incerto dalle tensioni dell’economia globale.

In conclusione, ha sottolineato la Direttrice di AlmaLaurea, Marina Timoteo: «il Rapporto AlmaLaurea 2026 su laurea e occupazione segnala un dato che già da qualche anno è alla nostra attenzione: lo sguardo di laureate e laureati sul lavoro è uno sguardo attento e selettivo, e ha precise direzioni sul piano valoriale. Non sono più solo carriera e guadagno a contare: hanno acquisito rilevanza sempre maggiore aspetti connessi alla qualità del posto di lavoro un tempo ritenuti secondari, come il tempo libero — il tempo per sé stessi —, la flessibilità dell’orario di lavoro, la qualità delle relazioni con i colleghi, l’essere partecipi di processi lavorativi che generano utilità sociale. Laureate e laureati ci trasmettono un messaggio preciso: hanno da dirci qualcosa di importante sulla qualità dei posti di lavoro. A loro dobbiamo, tanto per cominciare, l’attenzione dell’ascolto».

 

Comunicato stampa

Consulta i dati:

Sintesi del Rapporto sui Percorsi di laurea
Sintesi del Rapporto sugli Esiti occupazionali della laurea
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