È stato presentato l’11 febbraio all’Università di Modena e Reggio Emilia, nella Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, il Rapporto di Genere AlmaLaurea 2026, seconda edizione dell’indagine tematica dedicata alle differenze tra laureate e laureati nei percorsi di studio e negli esiti occupazionali.
Il Rapporto è stato elaborato in coerenza con gli obiettivi dell’Agenda ONU 2030 e delle strategie dell’Unione europea, in particolare della Gender Equality Strategy e del rafforzamento dello European Education Area, che riconoscono la riduzione delle disuguaglianze di genere come una condizione essenziale per uno sviluppo equo, sostenibile e fondato sulla conoscenza.
PERFORMANCE DI STUDIO MIGLIORI E CONTRIBUTO ALLA MOBILITA’ EDUCATIVA ASCENDENTE
Sul fronte delle performance universitarie, le laureate risultano mediamente più brillanti: conseguono più spesso il titolo nei tempi previsti (60,9% contro 55,4%) e ottengono un voto medio più alto (104,5/110 contro 102,6/110).
Rilevante, inoltre, il dato sull’origine sociale: proviene, da famiglie con almeno un genitore laureato, il 29,7% delle laureate rispetto al 36,0% dei laureati; appartiene alla classe socio-economica elevata il 21,0% delle donne contro il 24,6% degli uomini. Ne deriva un contributo femminile più marcato ai processi di mobilità educativa ascendente.
Durante gli studi, le laureate arricchiscono più spesso il proprio bagaglio formativo: sono più frequenti tra le donne periodi di studio all’estero riconosciuti, tirocinio curriculare e lavoro; in particolare, il tirocinio curriculare riguarda il 64,7% delle donne contro il 55,3% degli uomini, in tutti i tipi di corso e trasversalmente agli ambiti disciplinari.
FORTE POLARIZZAZIONE DELLE SCELTE DISCIPLINARI. SULLE STEM SEGREGAZIONE STRUTTURALE E “TESTIMONE” FAMILIARE
Viene confermata la non neutralità delle scelte nei percorsi formativi: la distribuzione per ambiti disciplinari resta fortemente differenziata e, in generale, i fattori culturali e sociali che agiscono lungo l’intero percorso formativo influiscono sulle scelte.
Se si osserva l’area dell’educazione e dell’insegnamento emerge uno degli squilibri di genere più marcati: nei corsi di laurea magistrale a ciclo unico del gruppo Educazione e Formazione la presenza femminile supera il 95%. È evidente come non si possa leggere questa polarizzazione delle scelte come dato “naturale”, bensì come risultato di schemi culturali ancora attivi che indirizzano in misura prevalente le donne verso professioni educative e di cura, e su cui politiche di orientamento più consapevoli possono intervenire.
In ambito STEM la presenza femminile resta contenuta e stabile: tra i laureati 2024 è il 41,1% (invariata dal 2015), mentre tra i dottori di ricerca STEM la quota femminile scende al 36,7%; nelle altre aree disciplinari di dottorato, le donne superano il 50%. Anche la segregazione di genere nei percorsi STEM non può essere ricondotta a fattori individuali.
SI RIDUCONO MA NON SCOMPAIONO I DIVARI PER L’ INSERIMENTO NEL MERCATO DEL LAVORO
Nel breve e nel medio periodo persistono le disparità di genere anche per quanto riguarda l’analisi degli esiti occupazionali. Il differenziale di genere a favore degli uomini, a un anno dal titolo, è pari a 3,3 percentuali punti tra i laureati di primo livello e 5,2 punti tra quelli di secondo livello. Tuttavia, con il trascorrere delle annualità le differenze si riducono e migliorano le opportunità occupazionali per le donne, anche perché il tasso di occupazione femminile cresce più rapidamente nei primi cinque anni dopo il conseguimento della laurea. In particolare, a cinque anni dal titolo, il tasso di occupazione, per la laurea di primo livello è del 92,3% per le donne e del 93,9% per gli uomini, ma nel secondo livello le donne scendono all’88,2% e gli uomini al 91,9%.
La presenza di figli incide fortemente e amplia il divario, penalizzando soprattutto le donne.
VANTAGGIO MASCHILE PERSISTENTE IN ITALIA E ALL’ESTERO SULLE RETRIBUZIONI
Sia a uno sia a cinque anni dal titolo, in termini retributivi è nuovamente confermato il vantaggio degli uomini, tanto che a cinque anni dalla laurea, gli uomini percepiscono in media circa il 15% in più: nel primo livello le donne guadagnano 1.686 euro contro i 1.935 degli uomini e nel secondo livello 1.722 contro i 2.012 degli uomini.
Anche tra i laureati di secondo livello a cinque anni dal titolo occupati all’estero, le retribuzioni medie sono 2.579 euro per le donne contro 2.993 per gli uomini.
ASPETTATIVE, SELETTIVITÀ E TEMPI DI “VALORIZZAZIONE” NEL MERCATO DEL LAVORO
Il rapporto mostra, sia per le donne sia per gli uomini, un desiderio crescente di vedere riconosciuto nel lavoro l’investimento e le scelte fatte nel percorso formativo. Mentre nel 2015, la carriera, l’autonomia, il prestigio e coinvolgimento nelle decisioni aziendali erano, anche se di poco, più importanti per la componente maschile, oggi questi aspetti assumono particolare rilevanza anche tra le laureate.
Diminuisce rispetto al passato anche la disponibilità ad accettare lavori a bassa retribuzione, ma resta un differenziale di genere marcato: le laureate che si dichiarano disponibili ad accettare compensi bassi (fino a 1.250 euro mensili) sono il 14,2%, circa il doppio dei laureati (7,8%).
Quanto alle aspettative retributive minime, le dichiarazioni mostrano aumenti nominali: +32,8% tra le donne e +26,8% tra gli uomini; pur riducendosi rispetto al 2016, permane un divario di genere a favore degli uomini pari all’8,4%.
MOBILITÀ TERRITORIALE E INTERNAZIONALIZZAZIONE
La quota di laureati internazionali 2024, pari al 3,6% è in lieve crescita nell’ultimo decennio (3,8% uomini; 3,5% donne), prevalentemente negli Atenei del Nord. Dopo cinque anni, il 60,0% dei laureati internazionali risulta occupato in Italia (soprattutto al Nord). Le donne restano più frequentemente: 66,0% contro 53,8% degli uomini.
Per i laureati italiani, l’analisi dei flussi conferma un saldo migratorio negativo del Mezzogiorno e una mobilità per studio più intensa per gli uomini, sebbene il divario si riduca negli anni recenti.
FOCUS STEM: ESITI ALTI, MA DIFFERENZE DI GENERE PRESENTI
Alla prova del mercato del lavoro, i laureati STEM mostrano buone performance, con differenze di genere che ricalcano il quadro generale. Tra i laureati STEM di secondo livello del 2019 a cinque anni dal titolo, il tasso di occupazione è elevato e il differenziale è 3,7 punti a favore degli uomini Le retribuzioni STEM sono più alte rispetto alla media: a cinque anni, 1.842 euro per le donne e 2.125 euro per gli uomini, con gap del 15,4% (più contenuto del 16,8% del totale). In controtendenza rispetto al complesso, le donne STEM svolgono più frequentemente attività in proprio rispetto agli uomini (differenziale+3,9 punti). Le donne STEM ritengono la laurea “efficace o molto efficace” più degli uomini (differenziale+3,3 punti).
Sulla mobilità, nei percorsi STEM la propensione a migrare è maggiore rispetto al complesso (per studio e lavoro riguarda il 27,4% rispetto al 22,9% del totale, con ruolo centrale dei flussi dal Mezzogiorno verso il Nord). È anche più elevata la mobilità lavorativa verso l’estero (7,6% contro 4,6% nel complesso), più frequente tra gli uomini.
Nell’area STEM la crescita delle aspettative retributive minime dichiarate è stata forte; il divario tra aspettative e retribuzioni reali a un anno risulta più contenuto rispetto al totale, ma le donne STEM restano penalizzate sia nelle attese sia nelle retribuzioni effettive.
IN CONCLUSIONE
Il Rapporto di genere 2026 mette a disposizione di studiosi, decisori pubblici e istituzioni universitarie un quadro informativo solido e articolato per comprendere la persistenza delle disuguaglianze e il modo in cui si manifestano lungo i percorsi formativi e professionali, senza un’impostazione prescrittiva. Le analisi mostrano che i divari sono il risultato di processi cumulativi in cui fattori individuali, sociali e strutturali interagiscono nel tempo.
Sintesi del Rapporto di Genere 2026