Indagini

Dove lavorano e quanto guadagnano i laureati

Retribuzione, tipologia di attività lavorativa, settore e ambito di occupazione dei laureati a 5 anni dalla laurea.
28 Ottobre 2021

Il Rapporto AlmaLaurea 2021 sulla Condizione occupazionale dei laureati consente di tracciare le caratteristiche del lavoro svolto dai laureati, mettendone in luce diversi aspetti: dalla tipologia di attività lavorativa alla retribuzione, dal settore e ambito economico di impiego al livello di soddisfazione raggiunto.

Nell’approfondimento che segue, si fa riferimento a 77 mila laureati magistrali biennali del 2015 contattati a 5 anni dalla laurea, in modo da restituire una fotografia di una situazione più stabile degli esiti occupazionali.

I dati mostrano una situazione dove la maggioranza dei laureati magistrali biennali è assunta con un contratto a tempo indeterminato, impiegata nel settore privato e soddisfatta del lavoro svolto, mentre esistono differenziazioni importanti sia a livello di retribuzioni sia a livello di ramo di attività economica in cui ciascun laureato si inserisce.
 

TIPOLOGIA DI ATTIVITÀ LAVORATIVA A CINQUE ANNI: OLTRE LA METÀ DEGLI OCCUPATI È ASSUNTO CON UN CONTRATTO A TEMPO INDETERMINATO

Nel 2020, a cinque anni dal conseguimento del titolo, il lavoro autonomo (liberi professionisti, lavoratori in proprio, imprenditori, ecc.) si attesta al 15,5%, con un aumento di 6,6 punti rispetto a quando gli stessi laureati furono contattati a un anno dal titolo. Il grande balzo in avanti da uno a cinque anni (+25,7 punti percentuali) riguarda però i contratti a tempo indeterminato che hanno raggiunto nel 2020 il 59,4%. È assunto con un contratto non standard (in particolare alle dipendenze a tempo determinato) il 16,8% dei laureati. Il restante 8,3%, invece, è occupato con un’altra tipologia di lavoro.
 

Tipologia attività lavorativa

 

PIÙ DEL 75% DEGLI OCCUPATI È IMPEGNATO NEL SETTORE PRIVATO

A cinque anni dalla conclusione degli studi aumenta la quota di quanti sono occupati nel settore pubblico: escludendo dalla riflessione i lavoratori autonomi, il 20,4% di chi ha iniziato l’attuale attività lavorativa dopo aver acquisito il titolo è impegnato nel settore pubblico, mentre la stragrande maggioranza degli occupati, pari al 75,3%, è occupato nel settore privato (il 4,1% è occupato nel non profit). Il confronto tra i due settori consente di sottolineare come il lavoro a tempo indeterminato coinvolga l’80,8% dei laureati occupati nel privato e solo il 26,1% di quelli assunti nel pubblico impiego (caratterizzato per il 58,8% da contratti non standard).
 

DOVE LAVORANO I LAUREATI A 5 ANNI DALLA LAUREA

L’indagine a cinque anni dal conseguimento del titolo consente di apprezzare meglio i percorsi di transizione studi universitari/lavoro, mettendo in luce, generalmente, una maggiore coerenza fra studi compiuti e attività lavorativa svolta.

La prima evidenza empirica che emerge è che il 72,7% degli occupati lavora nel settore dei servizi, il 25,9% nel settore industriale e solo l’1,1% nel settore agricolo.

A cinque anni dal conseguimento del titolo, si rileva un’elevata concentrazione in soli 2 rami di attività economica tra i laureati del gruppo:

  • scienze motorie e sportive (istruzione e ricerca, servizi ricreativi, culturali e sportivi);
  • educazione e formazione (istruzione e ricerca, servizi sociali e personali).

Ampio è invece il ventaglio di rami in cui operano i laureati del gruppo:

  • politico-sociale e comunicazione (ben 9 rami di attività raccolgono infatti più del 70% degli occupati)
  • economico (8 rami)
  • ingegneria industriale e dell'informazione (7 rami).

Il quadro qui delineato evidenzia l’esistenza di due diversi modi di porsi della formazione universitaria: quella specialistica, finalizzata a specifici settori di attività, e quella polivalente, generalista.

Tutto ciò rende complesso stabilire se e in che misura, e per quanto tempo, ciò alimenti maggiori opportunità di lavoro oppure costringa a cercare comunque un’occupazione quale che sia il settore di attività economica.
 

RETRIBUZIONI A CINQUE ANNI: IN TENDENZIALE AUMENTO

I laureati magistrali biennali percepiscono in media 1.552 euro mensili netti (+2,8%, in termini reali, rispetto all’analoga rilevazione dello scorso anno e -4,0% rispetto a quella del 2012).

Quello registrato nel 2020 rappresenta il più alto valore nei livelli retributivi degli ultimi otto anni.

L’analisi temporale, condotta sui laureati del 2015 consente però di apprezzare un aumento dei salari reali, tra uno e cinque anni, del 31,5%: la retribuzione reale era di 1.180 euro a un anno, cresce fino ai già citati 1.552 euro a cinque anni dalla laurea.

A cinque anni dal titolo di studio le retribuzioni mensili nette aumentano sia nel settore pubblico (1.504 euro) sia in quello privato (1.585 euro), con un differenziale a favore del settore privato di 5,1 punti percentuali.

 

Retribuzione laureati magistrali biennali - Rapporto AlmaLaurea 2021

 

DIFFERENZE RETRIBUTIVE PER RAMO DI ATTIVITÀ ECONOMICA

Le retribuzioni sono fortemente differenziate rispetto al ramo di attività economica in cui il laureato si inserisce. Ne consegue una diversa capacità attrattiva delle aziende in base all’ambito economico in cui operano.

A cinque anni dal conseguimento del titolo le retribuzioni più elevate (superiori a 1.700 euro) si rilevano nei rami:

  • elettronica
  • elettrotecnica
  • metalmeccanica
  • chimica/petrolchimica
  • credito e assicurazioni
  • informatica
  • energia, gas, acqua

A fondo scala si trovano i rami:

  • servizi sociali e personali (1.125 euro)
  • servizi ricreativi e culturali (1.172 euro)
  • stampa ed editoria (1.324 euro)
  • istruzione e ricerca (1.383 euro)

 

BUONA SODDISFAZIONE PER L’ATTIVITÀ LAVORATIVA SVOLTA

La soddisfazione generale per il lavoro svolto a cinque anni è ben al di sopra della sufficienza: 7,8 su una scala 1-10.

Tra settore pubblico e privato si osservano differenze apprezzabili: in particolare, gli occupati nel pubblico esprimono maggiore soddisfazione per l’utilità sociale del proprio lavoro, per il tempo libero, la coerenza con gli studi compiuti e la rispondenza ai propri interessi culturali.

È interessante inoltre rilevare che, per quanto riguarda la soddisfazione circa la stabilità del posto di lavoro, coloro che sono occupati con un contratto a tempo indeterminato nel settore pubblico manifestano generalmente maggiori livelli di soddisfazione (8,6 rispetto a 8,0) di chi è assunto, col medesimo contratto, nel privato.

Al contrario, i laureati caratterizzati da contratti meno sicuri (non standard, parasubordinati ecc.) rilevano una maggiore soddisfazione nel settore privato: è verosimile che in questo caso vi sia la prospettiva di vedere la propria posizione stabilizzarsi in tempi ridotti.

 

 

Sintesi del Rapporto AlmaLaurea 2021 (.pdf)

Consulta i dati: