Il lavoro a cinque anni dalla laurea

Il lavoro a cinque anni dalla laurea

Il Rapporto AlmaLaurea 2026 sulla Condizione occupazionale consente di tracciare le caratteristiche del lavoro svolto a cinque anni dalla laurea, mettendo in luce diversi aspetti: dalla tipologia dell’attività lavorativa alla retribuzione, dal settore e ramo di attività economica al livello di soddisfazione raggiunto.

Nell’approfondimento che segue si fa riferimento ai laureati del 2020 intervistati a cinque anni dal conseguimento del titolo. Per il primo livello sono considerati solo coloro che non risultano iscritti a un altro corso di laurea.

I dati mostrano che la maggioranza degli occupati ha un contratto a tempo indeterminato, lavora nel settore privato ed esprime un buon livello di soddisfazione per il lavoro svolto. Restano, tuttavia, differenze rilevanti tra primo e secondo livello, sia nelle caratteristiche dell’occupazione sia nelle retribuzioni e nei rami di attività economica.

Il tempo indeterminato è la tipologia di attività lavorativa più diffusa

A cinque anni dal conseguimento del titolo, i contratti a tempo indeterminato riguardano il 72,8% degli occupati di primo livello e il 56,2% di quelli di secondo livello. Rispetto all’indagine del 2024, la quota diminuisce di 1,1 punti percentuali tra i laureati di primo livello e aumenta di 1,6 punti tra quelli di secondo livello; per questi ultimi si tratta del valore più alto osservato negli ultimi otto anni.

Ha un contratto a tempo determinato il 7,6% dei laureati di primo livello e il 13,7% dei laureati di secondo livello. I contratti formativi coinvolgono rispettivamente il 4,3% e il 7,1% degli occupati, mentre le altre forme di lavoro hanno un peso più contenuto.

Il lavoro autonomo, che comprende liberi professionisti, lavoratori in proprio e imprenditori, coinvolge l’8,3% degli occupati di primo livello e il 14,6% di quelli di secondo livello.

Più della metà degli occupati lavora nel settore privato

A cinque anni dalla conclusione degli studi, il 59,5% degli occupati di primo livello e il 54,8% di quelli di secondo livello lavora nel settore privato. Il settore pubblico coinvolge rispettivamente il 33,4% e il 42,0%, mentre il non profit o terzo settore assorbe il 6,6% e il 2,9%.

Tra chi svolge un’attività non autonoma e ha iniziato l’attuale lavoro dopo la laurea, i contratti a tempo indeterminato sono più diffusi nel settore pubblico tra i laureati di primo livello: 84,3%, contro il 75,3% del privato. Tra i laureati di secondo livello accade invece il contrario: il tempo indeterminato riguarda l’85,2% di chi lavora nel privato e il 36,6% di chi è occupato nel pubblico.

Dove lavorano i laureati a cinque anni dalla laurea

L’indagine a cinque anni dal conseguimento del titolo consente di osservare una fase più stabile della transizione tra università e lavoro e, in generale, una maggiore coerenza tra studi compiuti e attività lavorativa svolta.

Il settore dei servizi coinvolge l’82,3% degli occupati di primo livello e l’80,8% di quelli di secondo livello.

Nel settore industriale lavora il 15,4% degli occupati di primo livello e il 17,9% di quelli di secondo livello, mentre il settore agricolo resta residuale: 1,2% e 0,7%, rispettivamente.

A cinque anni dalla laurea si osserva una forte concentrazione in pochi rami di attività economica soprattutto per alcuni gruppi disciplinari:

  • Medico-sanitario e farmaceutico: soprattutto sanità; per i laureati di secondo livello anche istruzione e ricerca e commercio.

  • Educazione e formazione: soprattutto istruzione e ricerca e, per i laureati di primo livello, anche servizi sociali e personali.

Per i soli laureati di secondo livello si osserva inoltre una forte concentrazione nei gruppi:

  • Letterario-umanistico: istruzione e ricerca, servizi ricreativi e culturali e pubblica amministrazione.

  • Scienze motorie e sportive: istruzione e ricerca e servizi ricreativi e culturali.

All’estremo opposto, i laureati dei gruppi politico-sociale e comunicazione ed economico si distribuiscono in almeno otto rami di attività economica.

Retribuzioni: stabili nel primo livello, in aumento nel secondo

A cinque anni dal titolo, la retribuzione mensile netta è pari in media a 1.796 euro per i laureati di primo livello e a 1.903 euro per quelli di secondo livello. Rispetto alla rilevazione del 2024, in termini reali il dato è sostanzialmente stabile per il primo livello e aumenta dell’1,6% per il secondo livello.

Differenze di retribuzione tra pubblico e privato

Tra i laureati di primo livello, la retribuzione mensile netta è pari a 1.811 euro nel settore pubblico e a 1.839 euro nel privato, con un differenziale contenuto dell’1,5% a favore del privato. Limitando l’analisi a chi ha iniziato l’attuale lavoro dopo la laurea e lavora a tempo pieno, le retribuzioni salgono a 1.840 euro nel pubblico e a 1.912 euro nel privato.

Tra i laureati di secondo livello il vantaggio del settore privato è più marcato: 2.004 euro mensili netti, contro 1.765 euro nel pubblico, con un differenziale dell’11,9%. Tra chi ha iniziato l’attuale lavoro dopo il titolo e lavora a tempo pieno, il divario sale al 13,1%: 2.044 euro nel privato e 1.777 euro nel pubblico.

Differenze retributive per ramo di attività economica

A cinque anni dal conseguimento del titolo di primo livello, le retribuzioni più elevate si rilevano nei rami:

  • Credito e assicurazioni: oltre 2.000 euro netti mensili.

  • Informatica: 1.999 euro.

  • Chimica ed energia: 1.988 euro.

All’estremo opposto, istruzione e ricerca e servizi sociali e personali non raggiungono i 1.450 euro mensili netti.

A cinque anni dal conseguimento del titolo di secondo livello, le retribuzioni più elevate, superiori a 2.100 euro mensili netti, si rilevano nei rami:

  • Credito e assicurazioni.

  • Industria metalmeccanica.

  • Informatica.

  • Sanità.

  • Chimica ed energia.

Le retribuzioni più basse si registrano invece nei rami:

  • Servizi sociali e personali: 1.508 euro.

  • Istruzione e ricerca: 1.589 euro.

  • Servizi ricreativi e culturali: 1.690 euro.

Buona soddisfazione per l’attività lavorativa svolta

La soddisfazione generale per il lavoro svolto a cinque anni è ben al di sopra della sufficienza: su una scala da 1 a 10, la media è pari a 7,3 tra i laureati di primo livello e a 7,9 tra quelli di secondo livello.

Per i laureati di primo livello non emergono differenze sostanziali tra settore pubblico, con una soddisfazione media di 7,2, e settore privato, con 7,3.

Per i laureati di secondo livello, invece, la soddisfazione è leggermente più alta nel settore pubblico: 8,0, contro 7,8 nel privato.

Nel pubblico impiego si registrano livelli più elevati di soddisfazione soprattutto per l’utilità sociale del lavoro svolto, la coerenza con gli studi compiuti e l’utilizzo delle competenze acquisite.

Nel settore privato risultano invece maggiormente apprezzate le opportunità di contatti con l’estero e le prospettive di guadagno; tra i laureati di primo livello si aggiungono anche la flessibilità dell’orario e le prospettive di carriera.

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