Gli studi sotto casa e ancora pochi studenti esteri nelle nostre università: la mobilità territoriale dall'immatricolazione alla ricerca di lavoro

 

Crescente, ma ancora distante dagli obiettivi auspicati, la capacità attrattiva delle nostre università verso giovani di altri Paesi che raggiunge il 3,3 per cento degli iscritti. Anche su questo versante il confronto internazionale restituisce l'immagine di un ritardo preoccupante (nei Paesi OCSE, sempre che la definizione di studente estero sia identica in tutti i paesi, tale quota è pari all'8,7 per cento). La stessa mobilità attraverso il programma Erasmus evidenzia che per 100 studenti italiani che vanno all'estero, ne entrano solo 83. Aumenta invece il numero dei connazionali che decide di studiare in altri Paesi anche per la preoccupazione di avere difficoltà a trovare un'adeguata collocazione lavorativa in patria. Ma si dilata contemporaneamente anche la tendenza a non allontanarsi da casa, a studiare nella sede più vicina, quale che sia l'offerta formativa disponibile, spesso perfino nella prosecuzione degli studi, oltre il primo livello. A frenare questo tipo di mobilità territoriale concorrono anche i costi, spesso insostenibili per le famiglie. Nel 2011, 49 laureati su 100 sono "stanziali", ovvero hanno concluso il percorso di studi universitari nella stessa provincia in cui hanno ottenuto il diploma. Altri 26 si sono spostati al massimo in una provincia limitrofa a quella in cui si erano diplomati. Altri 11 su cento si sono spostati ma sono rimasti nella stessa ripartizione geografica; 12 su cento hanno effettuato una migrazione per studio dal Sud al Centro-Nord, i rimanenti 2 su cento, infine, avevano ottenuto il diploma all'estero.

La mobilità territoriale, in particolare quella di lungo raggio, si svolge quasi esclusivamente dal Sud al Centro-Nord: gli Atenei del Centro-Nord (in particolare Bologna e Roma La Sapienza) sono quelli che attraggono maggiormente laureati ad elevata mobilità. La propensione alla mobilità per ragioni di lavoro dopo il conseguimento del titolo universitario ancora una volta è pressoché unidirezionale (dal Sud al Centro-Nord). Dal diploma alla ricerca del lavoro il Mezzogiorno perde circa 40 diplomati su 100.