Il contesto di riferimento: ancora pochi e in calo i laureati in Italia. Solo il 29% dei diciannovenni si iscrive all'università

E' certo che il numero delle lauree è lievitato, passando dalle 172mila del 2001 alle 289mila del 2010. In realtà a lievitare, più che i laureati sono stati i titoli universitari; si tratta di un aumento del 68 per cento, in larga parte dovuto alla duplicazione dei titoli (laurea di primo livello seguita da laurea specialistica). Assai più contenuto, invece, risulta il processo di universitarizzazione, misurato più propriamente in anni di formazione portati a termine che registra un incremento del 19 per cento. Ma ciò non ha corrisposto a un eccesso di laureati in Italia, anzi, nel confronto con i Paesi europei si tratta di recuperare un deficit: attualmente circa il 20% della popolazione di età 30-34 anni è in possesso di laurea contro un obiettivo europeo del 40% per il 2020, traguardo evidentemente non raggiungibile. Anche  nella classe di età 25-34 siamo al 20 per cento di laureati in Italia contro il 37 per cento nel complesso dei Paesi Ocse, cioè delle realtà economicamente più avanzate a livello internazionale. Siamo dunque in una situazione di svantaggio e ciononostante si registra una battuta d'arresto rispetto al processo di universitarizzazione, si riscontra una minore attrazione dei giovani verso lo studio universitario. I diciannovenni che si iscrivono all'università rappresentano solo il 29% dei coetanei confermando il ridotto interesse per gli studi universitari di questa fascia di popolazione giovanile. Negli ultimi otto anni le immatricolazioni si sono ridotte del 15 per cento per effetto combinato del calo demografico (nel periodo 1984-2009, ha visto contrarsi di quasi 370mila unità la popolazione diciannovenne), della diminuzione degli immatricolati in età più adulta e del deterioramento della condizione occupazionale dei laureati. A tali fattori si è aggiunta la crescente difficoltà di tante famiglie a sostenere i costi diretti ed indiretti dell'istruzione universitaria e una politica del diritto allo studio ancora carente.